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	<title>Commenti a: Dello spazio</title>
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	<description>Intossicati di cultura</description>
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		<title>Di: Rosario Gianino</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/dello-spazio-di-giuseppe-raciti/comment-page-1/#comment-980</link>
		<dc:creator>Rosario Gianino</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 13:49:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.sitosophia.org/2006/10/dello-spazio-di-giuseppe-raciti/#comment-980</guid>
		<description>Supero l&#039;imbarazzo di scrivere un commento ad un mio commento precedente, perch&#233; la mia riflessione &#232; collegata al lapidario motto di Cateno. 
 
&quot;non si d&#224; poesia che non sia del tremendo e dell&#8217;oscuro&quot; 
 
Io avevo scritto interrogandomi su Heidegger se non fosse per lui vero che &quot;si d&#224; Raum sono se si ha la felicit&#224; di disporne ein raeumt&quot;. 
 
Da questo discendeva la collocazione del Raum all&#039;interno di un ambito trascendentale e temporalizzante. 
 
Quindi ogni fare umano fondante, ogni poiesis, sta in una allegria, &#232; un sorriso dell&#039;essere, una schiarita dell&#039;essere. 
 
Nel libriccino intitolato in italiano &lt;em&gt;Corpo e Spazio&lt;/em&gt;, Heidegger dice che lo spazio in quanto spazio, l&#039;essenza dello spazio, &lt;em&gt;Der Raum als Raum&lt;/em&gt;, attraverso un verbo &lt;em&gt;raumen&lt;/em&gt; (non scrivo la dieresi). Se questo &#232; vero per Heidegger lo spazio &#232; una azione. 
 
Ma mi sono poi chiesto. Il lato tremendo e oscuro, terribile, dell&#039;essere non riguarda l&#039;essenza della verit&#224;, il suo disvelamento ? E&#039; chiaro che anche per Heidegger deve riguardarlo. Se non ci fosse uno sguardo e un riguardo sul tremendo, questo non avrebbe semplicemente luogo, e non sarebbe poetabile. 
 
Ho tuttavia trovato in un altro libriccino di Heidegger, intitolato &lt;em&gt;L&#039;arte e lo spazio&lt;/em&gt;, l&#039;angolazione, lo scorcio, entro cui &#232; visibile e poetabile e quindi anche spaziale, secondo Heidegger l&#039;oscuro. 
 
Essa appartiene sempre ad un luogo abitato, perch&#233; il luogo (Ort) pu&#242; essere abitato nella Heil (trad. italiana felicit&#224; &#232; troppo poco, perch&#233; il termine indica il nesso Consacrazione-Salvezza-Salute)ed &#232; quindi una patria (Heimat), oppure nella &lt;em&gt;Unheile&lt;/em&gt; della &lt;em&gt;Heimatlosigkeit&lt;/em&gt;. 
 
Lo spazio &#232; la condizione perch&#232; si diano luoghi della Salvezza e luoghi del Male (Unheil non &#232; questo ?). 
 
Finisco col dire che la proposta di Raciti, pensare l&#039;essenza dello spazio senza pensare la forma trascendentale dell&#039;abitare, credo possa avere una sua interna coerenza e una sua forza d&#039;uscita da pensiero heideggeriano proprio nel rifiutare la dicotomia e la polarizzazione Salvezza-Dannazione con cui si poetizza la spazialit&#224; dei luoghi. Cosa avviene del pensare umano se riesce a stare nel luogo al di l&#224; dell&#039;atmosfera serena o infernale che lo connota ? Nel campo di forze di quali forme viene deviata e accellerata la sua traiettoria ? </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Supero l&#039;imbarazzo di scrivere un commento ad un mio commento precedente, perch&eacute; la mia riflessione &egrave; collegata al lapidario motto di Cateno.</p>
<p>&quot;non si d&agrave; poesia che non sia del tremendo e dell&rsquo;oscuro&quot;</p>
<p>Io avevo scritto interrogandomi su Heidegger se non fosse per lui vero che &quot;si d&agrave; Raum sono se si ha la felicit&agrave; di disporne ein raeumt&quot;.</p>
<p>Da questo discendeva la collocazione del Raum all&#039;interno di un ambito trascendentale e temporalizzante.</p>
<p>Quindi ogni fare umano fondante, ogni poiesis, sta in una allegria, &egrave; un sorriso dell&#039;essere, una schiarita dell&#039;essere.</p>
<p>Nel libriccino intitolato in italiano <em>Corpo e Spazio</em>, Heidegger dice che lo spazio in quanto spazio, l&#039;essenza dello spazio, <em>Der Raum als Raum</em>, attraverso un verbo <em>raumen</em> (non scrivo la dieresi). Se questo &egrave; vero per Heidegger lo spazio &egrave; una azione.</p>
<p>Ma mi sono poi chiesto. Il lato tremendo e oscuro, terribile, dell&#039;essere non riguarda l&#039;essenza della verit&agrave;, il suo disvelamento ? E&#039; chiaro che anche per Heidegger deve riguardarlo. Se non ci fosse uno sguardo e un riguardo sul tremendo, questo non avrebbe semplicemente luogo, e non sarebbe poetabile.</p>
<p>Ho tuttavia trovato in un altro libriccino di Heidegger, intitolato <em>L&#039;arte e lo spazio</em>, l&#039;angolazione, lo scorcio, entro cui &egrave; visibile e poetabile e quindi anche spaziale, secondo Heidegger l&#039;oscuro.</p>
<p>Essa appartiene sempre ad un luogo abitato, perch&eacute; il luogo (Ort) pu&ograve; essere abitato nella Heil (trad. italiana felicit&agrave; &egrave; troppo poco, perch&eacute; il termine indica il nesso Consacrazione-Salvezza-Salute)ed &egrave; quindi una patria (Heimat), oppure nella <em>Unheile</em> della <em>Heimatlosigkeit</em>.</p>
<p>Lo spazio &egrave; la condizione perch&egrave; si diano luoghi della Salvezza e luoghi del Male (Unheil non &egrave; questo ?).</p>
<p>Finisco col dire che la proposta di Raciti, pensare l&#039;essenza dello spazio senza pensare la forma trascendentale dell&#039;abitare, credo possa avere una sua interna coerenza e una sua forza d&#039;uscita da pensiero heideggeriano proprio nel rifiutare la dicotomia e la polarizzazione Salvezza-Dannazione con cui si poetizza la spazialit&agrave; dei luoghi. Cosa avviene del pensare umano se riesce a stare nel luogo al di l&agrave; dell&#039;atmosfera serena o infernale che lo connota ? Nel campo di forze di quali forme viene deviata e accellerata la sua traiettoria ?</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: Rosario Gianino</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/dello-spazio-di-giuseppe-raciti/comment-page-1/#comment-977</link>
		<dc:creator>Rosario Gianino</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2009 17:53:47 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.sitosophia.org/2006/10/dello-spazio-di-giuseppe-raciti/#comment-977</guid>
		<description>La domanda era riduttiva, in effetti, dunque a parziale riconoscimento di quello che dici ora che ho tra le mai la conferenza di Heidegger su &lt;em&gt;Hoelderlin e l&#039;essenza della poesia&lt;/em&gt;, leggo che  
 
&lt;em&gt;La poesia &#232; l&#039;opera pi&#249; pericolosa&lt;/em&gt; 
 
e che non &#232; scaldata al calore di un focolare ma esposta  
 
&lt;em&gt;ai fulmini di un Dio&lt;/em&gt;. 
 
e che il poeta vicino alla follia dice di essere stato colpito 
 
&lt;em&gt;dall&#039;elemento potente, il fuoco dal cielo &lt;/em&gt;e dallo stesso &lt;em&gt;Apollo&lt;/em&gt;. 
 
cos&#236; alla fine, di colui che aveva cantato la &lt;em&gt;Lichtung&lt;/em&gt;, Heidegger dice: 
 
&lt;em&gt;Il chiarore eccessivo ha gettato il poeta nell&#039;oscurit&#224;&lt;/em&gt; </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La domanda era riduttiva, in effetti, dunque a parziale riconoscimento di quello che dici ora che ho tra le mai la conferenza di Heidegger su <em>Hoelderlin e l&#039;essenza della poesia</em>, leggo che </p>
<p><em>La poesia &egrave; l&#039;opera pi&ugrave; pericolosa</em></p>
<p>e che non &egrave; scaldata al calore di un focolare ma esposta </p>
<p><em>ai fulmini di un Dio</em>.</p>
<p>e che il poeta vicino alla follia dice di essere stato colpito</p>
<p><em>dall&#039;elemento potente, il fuoco dal cielo </em>e dallo stesso <em>Apollo</em>.</p>
<p>cos&igrave; alla fine, di colui che aveva cantato la <em>Lichtung</em>, Heidegger dice:</p>
<p><em>Il chiarore eccessivo ha gettato il poeta nell&#039;oscurit&agrave;</em></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Cateno</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/dello-spazio-di-giuseppe-raciti/comment-page-1/#comment-976</link>
		<dc:creator>Cateno</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2009 16:18:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.sitosophia.org/2006/10/dello-spazio-di-giuseppe-raciti/#comment-976</guid>
		<description>La mia risposta &#232; che non si d&#224; poesia che non sia del tremendo e dell&#039;oscuro. ;-) </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La mia risposta &egrave; che non si d&agrave; poesia che non sia del tremendo e dell&#039;oscuro. <img src='http://www.sitosophia.org/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Rosario Gianino</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/dello-spazio-di-giuseppe-raciti/comment-page-1/#comment-975</link>
		<dc:creator>Rosario Gianino</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2009 15:22:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.sitosophia.org/2006/10/dello-spazio-di-giuseppe-raciti/#comment-975</guid>
		<description>Leggo ora dopo tre anni dalla sua scrittura questa recensione. 
 
E mi viene in mente questa citazione da un corso di Heidegger del 1934, l&#039;anno successivo l&#039;ascesa al potere di Hitler. 
 
 &#8221;I popoli non entrano nella storia come se la storia fosse uno spazio gi&#224; predisposto per fornire loro un rifugio, una strada gi&#224; presente, che dovrebbero limitarsi a percorrere; invece &#8220;fare storia&#8221; significa creare lo spazio ed il suolo. &#8220;Fare&#8221;, qui, non significa produrre nel senso in cui si pu&#242; produrre una cosa e conservarla&quot; 
 
Non si entra nello spazio se non per la porta storica per Heidegger. Inoltre non vi si entra come dentro una abitazione gi&#224; pronta. La creazione dello spazio &#232; un portato del fare storia. Si crea spazio come si fanno le strade. Da qui, un deserto non sarebbe spazio, se non per le linee carovaniere che lo attraversano. Lo spazio &#232; il suolo delle percorrenze. 
 
Tuttavia c&#039;&#232; una declinazione propria di Heidegger della capacit&#224; di produrre spazio da parte dell&#039;esserci. Non &#232; attraverso l&#039;Idea, intesa come Forma pura conservata del passato, come misura e determinazione matematica e congruente, lineare e istantanea di un fluire che non &#232; pi&#249;.  
 
Questa sarebbe la produzione dello &lt;em&gt;Zeitraum &lt;/em&gt;/&lt;em&gt;Zeit-traum &lt;/em&gt;(= spazio del tempo, spazio temporalizzato, e insieme sognato, fantasticato, spettrale) ovvero il tempo della flussione Newtoniana, il tempo che scorrendo produce e conserva solo spettri infinitesimali dominati da calcoli. 
 
Anche secondo l&#039;intenzione di Heidegger occorre sottrarsi alla identit&#224; e alla identificazione formalizzate ed esatte, perfettamente congruenti, che non sono altro che le forme inautentiche e spettrali del tempo passato e conservato.  
 
Per questo nella citazione che ho riportato ho lasciato la frase: 
 
 &quot; &#8220;Fare&#8221;, qui, non significa produrre nel senso in cui si pu&#242; produrre una cosa e conservarla&quot;. 
 
Anche Heidegger ha pensato l&#039;inesauribilit&#224; della cosa in un fare che &#232; &lt;em&gt;poiesis &lt;/em&gt;e non &lt;em&gt;mathesis&lt;/em&gt;.  
 
Sulla &lt;em&gt;Lichtung&lt;/em&gt;, che Heidegger esplicitamente collega ai termini latini della &lt;em&gt;claritas&lt;/em&gt;, della &lt;em&gt;serenitas &lt;/em&gt;e della &lt;em&gt;hilaritas&lt;/em&gt;. Certo se la poniamo come condizione trascendentale di ogni Raum, per cui si d&#224; &lt;em&gt;Raum &lt;/em&gt;sono se si ha la felicit&#224; di disporne &lt;em&gt;ein raeumt&lt;/em&gt;, la ricaduta nello &lt;em&gt;Zeitraum&lt;/em&gt; pare inevitabile. 
 
La domanda &#232;: vi &#232; anche una poesia del tremendo e dell&#039;oscuro solo perch&#233; nelle radure delle foreste e nei vilaggi crepitano caldi i focolari ? </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo ora dopo tre anni dalla sua scrittura questa recensione.</p>
<p>E mi viene in mente questa citazione da un corso di Heidegger del 1934, l&#039;anno successivo l&#039;ascesa al potere di Hitler.</p>
<p> &rdquo;I popoli non entrano nella storia come se la storia fosse uno spazio gi&agrave; predisposto per fornire loro un rifugio, una strada gi&agrave; presente, che dovrebbero limitarsi a percorrere; invece &ldquo;fare storia&rdquo; significa creare lo spazio ed il suolo. &ldquo;Fare&rdquo;, qui, non significa produrre nel senso in cui si pu&ograve; produrre una cosa e conservarla&quot;</p>
<p>Non si entra nello spazio se non per la porta storica per Heidegger. Inoltre non vi si entra come dentro una abitazione gi&agrave; pronta. La creazione dello spazio &egrave; un portato del fare storia. Si crea spazio come si fanno le strade. Da qui, un deserto non sarebbe spazio, se non per le linee carovaniere che lo attraversano. Lo spazio &egrave; il suolo delle percorrenze.</p>
<p>Tuttavia c&#039;&egrave; una declinazione propria di Heidegger della capacit&agrave; di produrre spazio da parte dell&#039;esserci. Non &egrave; attraverso l&#039;Idea, intesa come Forma pura conservata del passato, come misura e determinazione matematica e congruente, lineare e istantanea di un fluire che non &egrave; pi&ugrave;. </p>
<p>Questa sarebbe la produzione dello <em>Zeitraum </em>/<em>Zeit-traum </em>(= spazio del tempo, spazio temporalizzato, e insieme sognato, fantasticato, spettrale) ovvero il tempo della flussione Newtoniana, il tempo che scorrendo produce e conserva solo spettri infinitesimali dominati da calcoli.</p>
<p>Anche secondo l&#039;intenzione di Heidegger occorre sottrarsi alla identit&agrave; e alla identificazione formalizzate ed esatte, perfettamente congruenti, che non sono altro che le forme inautentiche e spettrali del tempo passato e conservato. </p>
<p>Per questo nella citazione che ho riportato ho lasciato la frase:</p>
<p> &quot; &ldquo;Fare&rdquo;, qui, non significa produrre nel senso in cui si pu&ograve; produrre una cosa e conservarla&quot;.</p>
<p>Anche Heidegger ha pensato l&#039;inesauribilit&agrave; della cosa in un fare che &egrave; <em>poiesis </em>e non <em>mathesis</em>. </p>
<p>Sulla <em>Lichtung</em>, che Heidegger esplicitamente collega ai termini latini della <em>claritas</em>, della <em>serenitas </em>e della <em>hilaritas</em>. Certo se la poniamo come condizione trascendentale di ogni Raum, per cui si d&agrave; <em>Raum </em>sono se si ha la felicit&agrave; di disporne <em>ein raeumt</em>, la ricaduta nello <em>Zeitraum</em> pare inevitabile.</p>
<p>La domanda &egrave;: vi &egrave; anche una poesia del tremendo e dell&#039;oscuro solo perch&eacute; nelle radure delle foreste e nei vilaggi crepitano caldi i focolari ?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Rusty il Selvaggio</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/dello-spazio-di-giuseppe-raciti/comment-page-1/#comment-94</link>
		<dc:creator>Rusty il Selvaggio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Dec 2007 18:36:46 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;Un bambino un giorno andò fuori a giocare quando aprì la porta di casa egli vide il mondo, nel passare attraverso la porta per uscire egli causò un riflesso ,il male era nato e seguiva il bambino&quot;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Un bambino un giorno andò fuori a giocare quando aprì la porta di casa egli vide il mondo, nel passare attraverso la porta per uscire egli causò un riflesso ,il male era nato e seguiva il bambino&#8221;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: annalisa</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/dello-spazio-di-giuseppe-raciti/comment-page-1/#comment-52</link>
		<dc:creator>annalisa</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jul 2007 18:58:39 +0000</pubDate>
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		<description>nn riesco a capire bene la dimensione autentica di Heidegger </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>nn riesco a capire bene la dimensione autentica di Heidegger</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giofilo</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/dello-spazio-di-giuseppe-raciti/comment-page-1/#comment-51</link>
		<dc:creator>Giofilo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jul 2007 18:58:14 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Aleister! 
Avevamo pensato, effettivamente, ad organizzare dei seminari tenuti da docenti della nostra facolt&#224;. 
Lo &quot;spazio&quot; potrebbe essere un ottimo tema comune di discussione! </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Aleister!<br />
Avevamo pensato, effettivamente, ad organizzare dei seminari tenuti da docenti della nostra facolt&agrave;.<br />
Lo &quot;spazio&quot; potrebbe essere un ottimo tema comune di discussione!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Aleister</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/dello-spazio-di-giuseppe-raciti/comment-page-1/#comment-53</link>
		<dc:creator>Aleister</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jul 2007 18:57:32 +0000</pubDate>
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		<description>Ho letto due volte il libro, forse anche tre: pochi libri come questo mi hanno fatto rappresentare un problema filosofico in termini cos&#236; vitali e poco banali; ringrazio altres&#236; l&#039;autore del libro per avermi offerto l&#039;occasione di seguire, alcuni fa, uno splendido corso sul rapporto tra Occidente e Oriente a partire da Hegel, Foucault e Spengler. 
Perch&#232; non proporre all&#039;autore di organizzare qualche seminario e/o pubblico incontro extra-didattico per discutere e approfondire qualche spunto tratto dal libro in questione (o altro a lui attualmente a cuore?) </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto due volte il libro, forse anche tre: pochi libri come questo mi hanno fatto rappresentare un problema filosofico in termini cos&igrave; vitali e poco banali; ringrazio altres&igrave; l&#039;autore del libro per avermi offerto l&#039;occasione di seguire, alcuni fa, uno splendido corso sul rapporto tra Occidente e Oriente a partire da Hegel, Foucault e Spengler.<br />
Perch&egrave; non proporre all&#039;autore di organizzare qualche seminario e/o pubblico incontro extra-didattico per discutere e approfondire qualche spunto tratto dal libro in questione (o altro a lui attualmente a cuore?)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Triad</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/dello-spazio-di-giuseppe-raciti/comment-page-1/#comment-54</link>
		<dc:creator>Triad</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jul 2007 18:56:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.sitosophia.org/2006/10/dello-spazio-di-giuseppe-raciti/#comment-54</guid>
		<description>Affascinante. Come, del resto, ogni argomentazione del Prof. Raciti. Credo per&#242; che sia lasciato poco &quot;spazio&quot; ad un dialogo con l&#039;opera, che appare monolitica. Grazie per questa interessante recensione, Cateno. Come invito alla lettura, nel mio caso essa &quot;sfonda una porta aperta&quot; come si dice: &#232; molto tempo che ho intenzione di leggere questo scritto, ma non l&#039;ho ancora fatto. Funziona perfettamente come introduzione. Complimenti. </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Affascinante. Come, del resto, ogni argomentazione del Prof. Raciti. Credo per&ograve; che sia lasciato poco &quot;spazio&quot; ad un dialogo con l&#039;opera, che appare monolitica. Grazie per questa interessante recensione, Cateno. Come invito alla lettura, nel mio caso essa &quot;sfonda una porta aperta&quot; come si dice: &egrave; molto tempo che ho intenzione di leggere questo scritto, ma non l&#039;ho ancora fatto. Funziona perfettamente come introduzione. Complimenti.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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