“Vita liquida” di Zygmunt Bauman (una recensione ed un confronto)
Recensione di ottobre 2007di GIOVANNI POLIMENI
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«Vita liquida» e «modernità liquida» sono profondamente connesse tra loro. «Liquido» è il tipo di vita che si tende a vivere nella società liquido-moderna. Una società può essere definita «liquido moderna» se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. Il carattere liquido della vita e quello della società si alimentano e si rafforzano a vicenda. La vita liquida, come la società liquido-moderna non è in grado di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo. (Introduzione, pag. VII). |
Sono queste le parole con cui Zygmunt Bauman, il famoso ed emerito sociologo, inizia l’Introduzione del suo Vita liquida (Laterza 2006), che costituisce il terzo appuntamento con la “liquidità” dopo Modernità liquida e Amore liquido. La mia prima osservazione, cominciando a leggere questo testo, è stata notare la grande capacità dell’autore nel rendere conto della liquidità della vita e della società con un’attività profondamente “solida”, quale è lo scrivere. Scrivere del divenire, dare una forma a ciò che muta continuamente, appare sempre come un’impresa disperata; se Bauman l’ha fatto magistralmente è perché l’etichetta di “sociologo” gli sta stretta: in Vita liquida, filosofia ed economia, antropologia e politica si uniscono in un’interpretazione nuova, lucida e profonda della contemporaneità.
Il testo inizia con un analisi dell’individualismo. Esso è costituito da un paradosso (anzi, un’aporia) di fondo: se essere individui significa “essere tutti diversi”, allora ognuno è uguale all’altro. In una società individualista «ciascuno deve essere un individuo: almeno in questo senso, chi fa parte di una simile società è tutto fuorché un individuo diverso agli altri, o addirittura unico» (pag. 4). L’individualità, la ricerca del “vero me stesso”, appare come un obiettivo da svolgere individualmente, «un compito affidato dalla società ai suoi membri» (pag. 7); ma è un obiettivo che, nel momento stesso in cui è dato, è destinato a non essere mai raggiunto.
La società liquido-moderna, però, oltre a fornire un impossibile compito di vita, fornisce le risposte a questa stessa impossibilità: la “migliore” di tali risposte è il consumismo. Il mercato dei consumi, fondato prevalentemente sul conformismo, diventa “il miglior amico dell’individuo”; ne consegue che «Per essere individui, nella società degli individui, bisogna tirar fuori i soldi, un sacco di soldi» (pag. 15).
Come il bisogno d’individualismo, anche la costante richiesta di “sicurezza” (che anche qui in Italia si va pian piano sostituendo ad ormai vecchi termini quali “legalità” o “giustizia”) da parte dei cittadini non verrà mai soddisfatta.
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La sicurezza personale è diventata uno dei principali, forse il principale argomento di vendita in tutti i tipi di strategie di marketing. “Legge e ordine”, sempre più ridotti alla promessa di incolumità personale, sono ormai [...] il principale argomento di vendita nei manifesti politici e nelle campagne elettorali. Evidenziare le minacce all’incolumità personale è diventato uno dei principali, forse il principale punto di forza nelle battaglie per gli indici d’ascolto da parte dei mass media. (pag. 71). |
Dato che la società liquido-moderna è la nostra società, è impossibile, leggendo queste parole di Bauman, non pensare a Bin Laden. Non all’uomo, certo, ma al fantoccio che “puntualissimo come la morte” (l’espressione è tratta da un breve articolo on-line di A. G. Biuso) si presenta ogni undici di settembre, alimentando la paura degli statunitensi. Paure e desideri sono ciò di cui si nutre questa società; non importa cosa desiderare o di cosa aver paura, non importa che l’oggetto venga conquistato o che il nemico sia ucciso; bisogni e paure sono liquidati continuamente: ciò che conta è il continuo desiderare, non smettere mai di aver paura. È questo «a far volare l’economia che si rivolge ai consumatori» (pag. 84).
Parte fondamentale, vero motore della società liquido-moderna e consumistica è ciò che viene liquidato, ciò che viene consumato: «l’ industria di smaltimento dei rifiuti assume un ruolo dominante nell’ambito dell’economia della vita liquida» (Introduzione, pag. IX). Dai prodotti alimentari alle vite degli individui, tutto ciò che esiste dev’essere oggetto di consumo, deve avere una data di scadenza, deve poter essere messo da parte o aggiornato. La vita liquida è una corsa frenetica, una vita precaria ed incerta, in cui imparare dalle proprie esperienze è impossibile perché le condizioni entro le quali esse accadono cambiano continuamente.
Il tempo, com’è vissuto nella modernità liquida, consiste nel tempo d’utilizzo consumistico degli oggetti e delle relazioni umane. «L’eternità è ovviamente messa al bando. L’eternità, ma non l’infinito: finché dura, infatti, il presente può essere esteso oltre ogni limite, [...] non si sente la mancanza dell’eternità: anzi la sua perdita può persino passare inosservata» (Introduzione, pag. XV). Il tempo si consuma come tutto ciò che sta attorno all’uomo liquido-moderno.
L’ultimo capitolo di Vita liquida è un saggio dedicato alle filosofie di Hanna Arendt e di Theodor W. Adorno, in un continuo confronto con Marx. Riadattare le riflessioni di questi pensatori dell’era “solida” dei produttori alla nostra era “liquida” dei consumatori, vuol dire trasformarle in una “logica della responsabilità planetaria”. Il testo si conclude con una forte istanza: bisogna imporre «all’ “agenda dell’emancipazione” una convergenza nuova e senza precedenti tra precetti etici e interesse alla sopravvivenza – la sopravvivenza, comune e condivisa, dell’associazione universale del genere umano» (pag. 173).
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Io, invece, vorrei concludere questa breve recensione con un confronto. In un paragrafo di Vita liquida intitolato Il corpo che consuma, Bauman descrive il corpo del consumatore come il centro di ogni preoccupazione, di ogni “sindrome consumistica”: fitness, lotta contro il grasso, anoressia e sessualità sono manifestazioni dell’angoscia profonda dell’uomo contemporaneo. Un’angoscia che, ovviamente, si tramuta in “domanda” nei mercati consumistici e produce un’offerta incredibilmente vasta: «Il corpo del consumatore tende perciò a essere una fonte prolifica e perenne di ansia, aggravata dall’assenza di vie d’uscita ben definite e affidabili, in grado di alleviarla e tanto meno di neutralizzarla o diradarla. [...] I mercati dei consumi si alimentano dell’ansia che essi stessi evocano, e fanno il possibile per accrescere, nei consumatori potenziali» (pag. 99). Se si parla di precarietà della vita (della sua forma) e del corpo, è davvero curioso che Bauman abbia accennato alle “vie d’uscita”. Quest’ultima espressione è il titolo di uno dei testi filosofici più importanti degli ultimi anni, si tratta appunto di Vie d’uscita. L’identità umana come programma stazionario metafisico (Il melangolo 2004), di Eugenio Mazzarella (le prossime citazioni sono tratte da quest’ultimo testo).
Se per Bauman il corpo è l’elemento più “consumato” della società dei consumi, per Mazzarella è proprio sul corpo che l’homo sapiens sapiens deve ricostituire la propria identità. La parola “morte” compare raramente tra le pagina di Vita liquida, mentre è al centro di Vie d’uscita: «il corpo e la sua morte restano i più grandi pensatori» (pag. 11). Se il presupposto necessario del consumismo è che qualcosa venga infinitamente consumato, bisogna allora insistere su una verità fin troppo evidente: il consumismo consuma noi stessi. Se l’eternità è giustamente “messa al bando”, anche l’infinito lo è: l’uomo è «temporalità non infinitamente ripercorribile» (pag. 83), è “contingenza avveduta”, cioè un essere finito che si riconosce (o dovrebbe riconoscersi) come tale. L’unica ancora di salvezza temporanea nella società liquido-moderna è la velocità con cui si consuma per non essere a propria volta gettati tra i rifiuti (tra le “vite di scarto”), ma questo è un metodo che non ci trae fuori dal circolo vizioso consumistico, cioè non costituisce una “via d’uscita” alla “vita liquida”: piuttosto, la velocità deve «significare che dobbiamo fare in fretta a pensare magari come e dove fermarci. Forse presso noi stessi, presso la nostra forma di vita» (Mazzarella, “La carne addosso. Annotazioni di antropologia filosofica”, in Il Giornale della Filosofia, gennaio-maggio 2006, pag. 4).
In questo senso, credo che la speranza di Bauman riposta in un’etica planetaria può avere successo solo se individualmente (e quindi, secondo l’aporia, collettivamente) ci assumeremo il compito di «progredire in una forma di vita che resti nella sua autoriconoscibilità per noi» (pag. 20), una forma che muta di continuo ma che divenga né più né meno ciò che si è già.

















11 ottobre 2007 at 19:24
Bella recensione Gio’!
Però debbo chiederti se mi chiarisci il senso del paradosso riguardo l’individuo. Non l’ho capito bene (non ho mai letto il libro).
Perché se essere individui vuol dire “essere tutti diversi”, allora ognuno è uguale all’altro? In tal modo, infatti, gli individui avrebbero in comune solo l’essere individui; come io e tu abbiamo in comune l’essere umani (vabbè… per me conservo qualche dubbio!). O addirittura avrebbero in comune solo una relazione, ossia la diversità, che presuppone sì qualcosa di simile, ma non di perfettamente uguale.
Che poi, invece, l’essere individui non coincida con la definizione suddetta, è ben altro par di maniche. “Si deve” essere indivudui presuppone una canone, una sorta di standard dell’individualità che poi pare consistere nel tirare fuori tanti soldi.
Interessante il “Confronto”. Ma di quello ne riparleremo magari sul forum.
Ancora complimenti!
11 ottobre 2007 at 20:44
Grazie per i complimenti Cateno!
Anch’io sono rimasto un pò perplesso, quando ho letto dell’aporia dell’individualismo, difatti, se hai notato, alla fine del “confronto” l’ho utilizzata a mio favore
Credo comunque che Bauman si riferisca al fatto che in una società liquido-moderna un individualismo è davvero impraticabile e diventa solo un forte argomento di vendita. Inoltre credo che Bauman sia di per sé contro l’individualismo. Lui dice che se “essere individui significa essere diversi da chiunque altro”, ma poi pone l’accento su quell’altro da cui non possiamo fare a meno di essere diversi. Il suo discorso, credo, si pone interamente in un’ottica “societaria” da cui ogni individualismo è di per sé escluso in quanto paradossale.
Ciao!
5 gennaio 2008 at 17:50
Sul quotidiano la Repubblica,oggi hanno pubblicato un articolo introduttivo al nuovo saggio di Bauman “Paura liquida”.
6 gennaio 2008 at 23:04
Volevo scrivere qualcosa in merito alla domanda posta sull’individualità.
Bauman dice che l’individualità è legata allo spirito della folla,e quindi essere un individuo significa essere uguale, anzi identico,a chiunque altro faccia parte della folla. Io posso ritenermi un indivuo nel momento in cui cerco di non esserlo, poichè per individualità noi intendiamo autenticità, ovvero essere veri verso noi stessi.
Essere individuo viene anche generalmente tradotto come essere diverso dagli altri, ma noi siamo diversi non come essere umani o meglio le nostre sensazione, le nostre emozioni e i nostri sentimenti sono un qualcosa di nostro e di nessun altro.. quindi per questo possiamo essere intesi come individui uno diverso dall’altro.. ma per quanto riguarda il nostro essere come persone ci confondiamo tra la folla come diceva inizialmente Bauman.Ho scritto il maniera molto incasinata ma io l’ho intesa in questo modo.
9 gennaio 2008 at 22:01
io sono rimasta shockata dal suo stile, già da un libro che avevo letto in precedenza (“dentro la globalizzazione”), ma stavolta è stato molto difficile comprendere il suo linguaggio contorto per esprimere concetti in fin de conti semplici.
a parte questo problema di comprensione, il libro mi è piaciuto, e nonostante lo stessi leggendo per un esame, la lettura, non mi è pesata.mi sn riutrovata in pieno nel suo descrivere il consumatore, e ciò ma fatto pensare a tante cose….mi sono vergognata di far parte di questa categoria…il consumatore nell’era liquido-moderna…
23 gennaio 2008 at 23:39
Perdonatemi la domanda più o meno fuori tema ma qualcuno di voi saprebbe dirmi se Bauman sarà in Italia nei mesi di febbraio-marzo (oltre ad essere a Bologna il 12-13 febbraio)? Mi piacerebbe rivederlo prima del spero-il-più-tardi-possibile inevitabile.. Grazie
24 gennaio 2008 at 08:38
Ivan,
Io non saprei dirti, mi dispiace!
Invece: perché Bauman sarà a bologna? Per quale occasione?
Grazie,
Giovanni
22 marzo 2008 at 09:09
La prossima data di Zygmunt Bauman in Italia è conosciuta?
Spero al più presto.
Attendo risposta grazie
22 marzo 2008 at 14:10
Attenzione, attenzione: questa NON è la segreteria personale di Zygmunt Bauman
31 marzo 2008 at 23:46
scusate ma sto facenso una tesina e mi servirebbe mezza pagina di commento su bauman e la società liquida nn è ke qualkuno potrebbe aiutarmi vero??
17 aprile 2008 at 21:09
xkè t serve il cmmnt? x fare la tesina? uff, che palleee!! sta tesinaaa!!! nn è k qc ha 1 sito d fare cop&inc? xkè nn andare al mare invc? mmm tvb tvtb tv1kdb
17 aprile 2008 at 21:15
A parte gli scherzi, è un buon libro. L’ho preso ieri nella nuova edizione molto scontata di Laterza. Eccellente la citazione dal “Brian di Nazareth” dei Monty Python, a proposito di che cosa significa concretamente essere (o ritenersi) degli individui. Mi ricordo anche la citazione in apertura alla Peste di Camus: “Era un individuo senza alcuna importanza sociale, era soltanto un individuo“
30 aprile 2008 at 16:26
Sn una studentessa di terza superiore, liceo delle scienze sociali di rimini, la mia prof mi ha dato da leggere qusto libro.Secondo me Buman cn il discorso dell’individualità intende dire che:la società ci impone di essere degli individui, noi dal canto nostro facciamo di tt x esserlo,(individui:diversi da chiunque altro), oltretutto la società in cui viviamo ci da dei mezzi cn cui possiamo diventarlo. Volendo noi essere degli individui compriamo, tutti noi,x lo meno coloro che se lo possono permettere, pochè questi mezzi costano a dir poco caro (consumismo), questi mezzi cosa che alla fine ci rende tt uguali, x questo se vogliamo essere degli individui dobbiamo cercare di nn esserlo….discorso un po’ contorto!
Vi consiglio di leggere il libro di Umberto Galimberti “Vizi capitali e nuovi vizi”, è un libro molto interessante.
30 aprile 2008 at 17:19
Benvenuta a Sitosophia, Bertuccia, e grazie per il commento.
30 aprile 2008 at 20:08
grazie, ma voi siete tt di catania?
30 aprile 2008 at 20:15
Gli amministratori e gli studenti certamente. Molti utenti – come te – non lo sono!
A presto.
30 aprile 2008 at 20:45
Ancora nn ho letto tutto il libro (sn arrivata solo al 3° capitolo), ma è abbastanza interessante anke se Bauman prima di dire una cosa ci gira in torno in una maniera assurda, se lo si legge cn poca attenzione si rischia di doverlo rileggere trenta volte! Cosa che mi è capitata,per capire il 1° cap. ho dovuto leggerlo due volte, poi dal 2° è + comprensibile.
30 aprile 2008 at 20:49
Devo consegnare la relazione sul libro il 15 maggio, sn molto graditi gli aiuti!!!
30 aprile 2008 at 21:31
Penso che la recensione sia abbastanza utile. Buona lettura, dunque!
12 maggio 2008 at 19:29
è un buon libro ma sinceramente ne ho letti di migliori come “il nichilismo” di umberti. su questo invece posso dire che apre molto gli occhi sulla realtà attuale che vede le innovazioni come la causa della paura degli individui in quanto essi devono cercare di stare al passo, e nn è affatto facile. un pò inquietante ma vero.
12 maggio 2008 at 19:32
è un buon libro ma sinceramente ne ho letti di migliori come “il nichilismo” di umberti. su questo invece posso dire che apre molto gli occhi sulla realtà attuale che vede le innovazioni come la causa della paura degli individui in quanto essi devono cercare di stare al passo, e nn è affatto facile. per restare dove già si è bisogna correre e per arrivare da qualche parte bisogna superare i propri limiti un pò inquietante ma vero.
21 agosto 2008 at 09:09
Guarda guarda tra la liquidità cosa si cela..
Sitosophia!meraviglioso..
complimenti.
B
16 ottobre 2008 at 00:20
Ragazzi diffidate, ma sempre e sempre dei libri che esprimono in linguaggio contorto concetti semplici, consumano intelligenza e non producono novità
Igor un vostro amico che ha esperienza di ignorantismo
16 ottobre 2008 at 00:36
Igor, non so se hai mai letto Vita liquida o Vie d’uscita. Non credo. Perché, se l’avessi fatto, tutto diresti, tranne che esprimono concetti semplici.
Se poi tu, dalla mia recensione, hai intuito ciò che affermi, allora sappi che ciò è dovuto a un limite delle mia recensione, non di quei due libri… che sono tra i più densi (il secondo, in particolare) che io abbia letto.
16 ottobre 2008 at 14:08
Nel “sempre e sempre” dei libri che vanamente consumano intelligenza suppongo siano compresi, tra gli altri, il Parmenide (di Platone), la Critica della Ragion pura, il Tractatus logico-philosophicus (di Wittgenstein), la Dialettica dell’illuminismo (di Horkheimer-Adorno), testi -in effetti è vero- dal “linguaggio contorto”…
28 novembre 2008 at 19:50
Bauman cosa esprime in Vita liquida :
il concetto del continuo desiderare e l’esigenza della sicurezza personale che sono motori trainanti dell’economia industriale, del conseguente consumismo conformista, NONCHE della politica, quella politica spodestata dall’industria perchè chi detiene il potere economico detiene anche quello politico.
E fin qui nulla di nuovo sotto il sole, mi pare un chiaro invito all’evitare eccessi di individualità e riflettere invece .. (citando anche Mazzarella) sul riportare l’attenzione al corpo, alla materia, più che ai sensi.
Filosofia orientale..abbattere la coscienza perchè è condizionata dai sensi e portare l’attenzione sul corpo e concentrarsi su di esso e la natura di cui è parte. ( Vuol dire poi abbattere l’individualità suscettibile al neuromarketing pubblicitario che favorisce i consumi e ci rende tutti individui uguali).
Un punto che mi piace ma non supera la mia visione d’insieme se non per terminologia tecnica, è la riflessione su Marx quale pensatore dell’era solida riadattata al concetto che la sopravvivenza comune condivisa a questo punto “individualmente” , ( cioè ugualmente concepita come obiettivo comune)è una questione di associazione universale del genere umano, meglio ancora di responsabilità planetaria.
Altra cosa interessante è il recupero dei materiali di ogni tipo ..al primo posto. Ne sottolinea anche il business.
Potremmo cogliere l’occasione per rivalutare la nostra di materia cioè il nostro corpo e rivalutare il contesto nel quale dovrebbe essere parte ed è immerso : la natura..il mondo.
Mi è stato di supporto per motivi di lavoro. Mi era piaciuto di Bauman anche VOGLIA DI COMUNITA’
21 gennaio 2009 at 17:05
Io posso essere un individuo solo se mi confronto con te,se parlo con te,se vivo con te,se incontro te,se avverto la mia diversità attraverso te;non riuscirei mai ad esserlo se pensassi di trovare la (mia) individualità costruendomi una vita diversa dalla tua;è,al contrario,la stretta partecipazione(la solidarietà) tra gli esseri umani che può fare di noi degli individui.
E’chiaro che se ci volessimo considerare tutti individui,nel senso di “tutti diversi”,saremmo,inevitabilmente tutti uguali,come in un mondo di soli poveri o soli ricchi non ci sarebbero nè gli uni nè gli altri
24 marzo 2009 at 19:21
Salve a tutti.
Ho bisogno di un consiglio, spero di essere abbastanza chiaro e mi scuso in anticipo per eventuali imprecisioni nella mia richiesta.
Sto cercando qualche libro che parli delle paure dell’uomo post-moderno (innanzitutto, quando nasce la società postmoderna?)… in particolare sono interessato a capire come la società cambia a partire dall’invenzione della bomba atomica. qual è la percezione della minaccia di un olocausto nucleare e quali ripercussioni ha avuto sulla psicologia delle masse, soprattutto durante la guerra fredda quando un’eventuale disastro atomico era più che reale.
grazie.
24 marzo 2009 at 22:45
Ciao Massimo!
Sei stato chiarissimo. Ti consiglio, però, di porre questa stessa domanda (in questi stessi termini) sul nostro forum.
Lì sono iscritti diversi utenti che, magari, potranno darti una mano! E chissà che non ne esca fuori una discussione…
Per scrivere sul forum, devi prima registrarti al forum stesso. E’ facile, dovrebbe esserci un link “Registrati” da qualche parte.
Ciao,
Giovanni