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	<title>Commenti a: La mente temporale</title>
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	<description>Intossicati di cultura</description>
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		<title>Di: diego b</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/la-mente-temporale-di-alberto-g-biuso/comment-page-2/#comment-6172</link>
		<dc:creator>diego b</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Dec 2010 06:37:40 +0000</pubDate>
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		<description>cos&#236; da lettore non professionista, un&#039;impressione.  Sto leggendo il libro in filobus, al mattino, immerso nel flusso della gente che va alle proprie faccende e tribolazioni. Ma &#232; giusto leggerlo &quot;nel mezzo&quot; della vita che scorre, perch&#232; &#232; un libro molto &quot;vivo&quot;. Nonostante sia un testo rigoroso, probabilmente anche adatto ad una lettura di studio per i precisi rimandi, dalle pagine tracima spesso, una sorta di &quot;entusiasmo&quot; verso il proprio pensiero, si percepisce come l&#039;autore sia davvero coinvolto in quel che scrive, a tratti la freschezza della metafora coinvolge coinvolge e ispira amicizia al lettore; del resto in una concezione allargata della mente, o meglio del corpomente, il libro stesso &#232; &quot;parte&quot; dell&#039;autore, non &#232; un prodotto staccato e inanimato; spero d&#039;essermi spiegato, continuo la mia lettura, magari prendo delle cantonate, ma non importa, in filosofia conta pi&#249; sbagliare bene che non sbagliare e non pensare 
 
leggendo il libro, sto apprezzando anche l&#039;ottima recensione che ho letto qui 
 
 </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>cos&igrave; da lettore non professionista, un&#039;impressione.  Sto leggendo il libro in filobus, al mattino, immerso nel flusso della gente che va alle proprie faccende e tribolazioni. Ma &egrave; giusto leggerlo &quot;nel mezzo&quot; della vita che scorre, perch&egrave; &egrave; un libro molto &quot;vivo&quot;. Nonostante sia un testo rigoroso, probabilmente anche adatto ad una lettura di studio per i precisi rimandi, dalle pagine tracima spesso, una sorta di &quot;entusiasmo&quot; verso il proprio pensiero, si percepisce come l&#039;autore sia davvero coinvolto in quel che scrive, a tratti la freschezza della metafora coinvolge coinvolge e ispira amicizia al lettore; del resto in una concezione allargata della mente, o meglio del corpomente, il libro stesso &egrave; &quot;parte&quot; dell&#039;autore, non &egrave; un prodotto staccato e inanimato; spero d&#039;essermi spiegato, continuo la mia lettura, magari prendo delle cantonate, ma non importa, in filosofia conta pi&ugrave; sbagliare bene che non sbagliare e non pensare </p>
<p>leggendo il libro, sto apprezzando anche l&#039;ottima recensione che ho letto qui</p>
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		<title>Di: Cateno Tempio</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/la-mente-temporale-di-alberto-g-biuso/comment-page-2/#comment-6095</link>
		<dc:creator>Cateno Tempio</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Dec 2010 12:56:01 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie, Diego! </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie, Diego!</p>
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		<title>Di: @Sitosophia</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/la-mente-temporale-di-alberto-g-biuso/comment-page-2/#comment-6012</link>
		<dc:creator>@Sitosophia</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Dec 2010 22:26:35 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Diego, grazie davvero. E bentornato!  </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Diego, grazie davvero. E bentornato!</p>
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		<title>Di: diegod56</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/la-mente-temporale-di-alberto-g-biuso/comment-page-2/#comment-6002</link>
		<dc:creator>diegod56</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Dec 2010 21:08:41 +0000</pubDate>
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		<description>volevo scrivervi, cari amici, che l&#039;ho comprato e lo sto leggendo; in qualche passaggio &#232; arduo per me, ma riesco abbastanza bene a seguirlo; senza dubbio il prof. biuso cerca una soluzione ad un problema molto difficile, ma il tema &#232; interessante, siamo direi quasi nel nocciolo stesso del problema d&#039;esser uomini, anzi direi del nostro essere 
 
bella la nuova grafica del sito, un saluto a questo giovane e robusto cenacolo di pensatori </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>volevo scrivervi, cari amici, che l&#039;ho comprato e lo sto leggendo; in qualche passaggio &egrave; arduo per me, ma riesco abbastanza bene a seguirlo; senza dubbio il prof. biuso cerca una soluzione ad un problema molto difficile, ma il tema &egrave; interessante, siamo direi quasi nel nocciolo stesso del problema d&#039;esser uomini, anzi direi del nostro essere </p>
<p>bella la nuova grafica del sito, un saluto a questo giovane e robusto cenacolo di pensatori</p>
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	<item>
		<title>Di: Res gestæ &#124; Davide Dell&#039;Ombra</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/la-mente-temporale-di-alberto-g-biuso/comment-page-2/#comment-4826</link>
		<dc:creator>Res gestæ &#124; Davide Dell&#039;Ombra</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 00:56:00 +0000</pubDate>
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		<description>[...] lo riflette distorcendolo. «Lo spazio è la possibilità diventata atto» (A. G. Biuso, La mente temporale, Roma 2009, p. 189) solo se invertiamo lo statuto metafisico di Aristotele e accogliamo la lezione [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] lo riflette distorcendolo. «Lo spazio è la possibilità diventata atto» (A. G. Biuso, La mente temporale, Roma 2009, p. 189) solo se invertiamo lo statuto metafisico di Aristotele e accogliamo la lezione [...]</p>
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		<title>Di: Triad</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/la-mente-temporale-di-alberto-g-biuso/comment-page-2/#comment-955</link>
		<dc:creator>Triad</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2009 17:51:35 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie ancora! :-) </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie ancora! <img src='http://www.sitosophia.org/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
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	<item>
		<title>Di: diego</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/la-mente-temporale-di-alberto-g-biuso/comment-page-1/#comment-954</link>
		<dc:creator>diego</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2009 15:57:14 +0000</pubDate>
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		<description>molte grazie davide, allora il libro lo metto nella mia agenda &quot;libri da comprare&quot;, e, naturalmente continuer&#242;, tempo permettendo, a consultare le vostre belle pagine </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>molte grazie davide, allora il libro lo metto nella mia agenda &quot;libri da comprare&quot;, e, naturalmente continuer&ograve;, tempo permettendo, a consultare le vostre belle pagine</p>
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		<title>Di: Triad</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/la-mente-temporale-di-alberto-g-biuso/comment-page-1/#comment-953</link>
		<dc:creator>Triad</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2009 15:36:48 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Diego, 
una sezione cos&#236; c&#039;&#232; e non c&#039;&#232;: lo sono tutte e nessuna. Lo scopo del sito &#232; proprio la divulgazione e la discussione filosofica. Discussione e divulgazione che coinvolgono tutti gli interessati. Tu, rientrando in uno di questi, sicuramente potrai trovarti benissimo in ognuna delle nostre &#039;sezioni&#039;. Ti ringraziamo per i complimenti e proprio per la tua attenzione. 
Per quanto riguarda il libro: avendolo letto, io ritengo che adotti un linguaggio comprensibile e, in questo senso, divulgativo per un pubblico piuttosto ampio. Pur trattando e discutendo di questioni delicate e importanti della filosofia, come il tempo, il corpo, la mente. 
Buona lettura, quindi, e grazie. A presto, 
Davide </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Diego,</p>
<p>una sezione cos&igrave; c&#039;&egrave; e non c&#039;&egrave;: lo sono tutte e nessuna. Lo scopo del sito &egrave; proprio la divulgazione e la discussione filosofica. Discussione e divulgazione che coinvolgono tutti gli interessati. Tu, rientrando in uno di questi, sicuramente potrai trovarti benissimo in ognuna delle nostre &#039;sezioni&#039;. Ti ringraziamo per i complimenti e proprio per la tua attenzione.</p>
<p>Per quanto riguarda il libro: avendolo letto, io ritengo che adotti un linguaggio comprensibile e, in questo senso, divulgativo per un pubblico piuttosto ampio. Pur trattando e discutendo di questioni delicate e importanti della filosofia, come il tempo, il corpo, la mente.</p>
<p>Buona lettura, quindi, e grazie. A presto,</p>
<p>Davide</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: diego</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/la-mente-temporale-di-alberto-g-biuso/comment-page-1/#comment-952</link>
		<dc:creator>diego</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2009 10:43:34 +0000</pubDate>
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		<description>cari amici di catania, &#232; da qualche settimana che leggo questo magnifico sito; su questo sicuramente bel libro avrei una domanda un p&#242; banale: pu&#242; leggerlo anche uno come me, che non ha una grandissima cultura (ho fatto solo il liceo classico oltre 30anni fa)? 
 
potreste fare una sezione, non dico per ignoranti, che &#232; una parola senza senso, ma diciamo per persone che non hanno grandi approfondimenti oltre le riminiscenze liceali? </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>cari amici di catania, &egrave; da qualche settimana che leggo questo magnifico sito; su questo sicuramente bel libro avrei una domanda un p&ograve; banale: pu&ograve; leggerlo anche uno come me, che non ha una grandissima cultura (ho fatto solo il liceo classico oltre 30anni fa)?</p>
<p>potreste fare una sezione, non dico per ignoranti, che &egrave; una parola senza senso, ma diciamo per persone che non hanno grandi approfondimenti oltre le riminiscenze liceali?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: Rosario Gianino</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/la-mente-temporale-di-alberto-g-biuso/comment-page-1/#comment-945</link>
		<dc:creator>Rosario Gianino</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2009 10:23:34 +0000</pubDate>
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		<description>Sono arrivato alla fine della seconda parte del saggio che da se stesso ha risposto alla mia domanda sulla radice simbolico-significante della nostra individualit&#224; su cui la prima parte si era interrogata: &#232; il Corpo dinamicamente e attivamente relazionato, immerso, attraversato e riannodato nell&#039;universo materiale naturale. Come la recensione di Cateno gi&#224; indicava e a cui debbo l&#039;interesse per questo avvincente testo che riporta la filosofia alle sue domande essenziali pur esplorando un settore &quot;speciale&quot;. 
Neurobiologi, antropologi, connessionisti, cibernetici, epistemologi, clinici, informatici, passati in rassegna nelle loro teorie chiarite essenzialmente e spianate, nella prima parte mi avevano ricordato il relazionalismo e la fenomenologia di Enzo Paci, mentre in questa seconda parte mi hanno riportato a Nietzsche a Schopenahuer, a Spinoza, infine ai Greci. 
Alla rarefazione e trasparenza del Senso, delle forme della rappresentazione e della razionalit&#224;, si precipita nell&#8217;enigma ambiguo della finitezza dell&#8217;esserci corporeo e della sua Stimmung che come si apre intenzionalmente all&#8217;altro nell&#8217;entusiasmo dell&#8217;amore allo stesso modo soffoca, si contrae e si spegne nello stato di sofferenza. 
Questa corporeit&#224; &#232; veramente il &quot;muro della finitezza&quot; che inquieta il pensiero, non perch&#233; lo produca ma in quanto lo sbarra e infine lo riassorbe. 
Ma pu&#242; l&#8217;uomo approdare ad un essere che non &#232; la rappresentazione del proprio corpo e che dunque non &#232; sostanziato soltanto dalla seta della tela-bozzolo che il ragno corporeo fila e tesse ?  
L&#8217;interpretazione transumana e gnostica della trascendenza  come liberazione-purificazione dal corpo, e quindi vergogna del corpo, non &#232; praticabile dato che su di essa alla fine pende l&#8217;accusa nicciano-spinoziana del risentimento reattivo.  
Ma pu&#242; il Corpo da solo, anche inteso come modo relazionale e non come capsula-incolucro-tomba,non solo produrre ma sorreggere per intero l&#8217;orizzonte intenzionale ? Il futuro &#232; solo una proiezione virtuale della mia vita che scompare con me ? Cio&#232; quel Senso che attraverso il Corpo intendo &#232; pura parvenza destinata alla scomparsa ? 
Questa domanda non &#232; identica a quella sulla mortalit&#224; n&#232; vuole negarla. Se intendo la mortalit&#224;, il limite e la finitezza, come coscienza di ci&#242; che va oltre me, di ci&#242; che io non sono eppure intenziono. 
 
A  questo punto devo leggermi anche la terza parte, quella sul Tempo. </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono arrivato alla fine della seconda parte del saggio che da se stesso ha risposto alla mia domanda sulla radice simbolico-significante della nostra individualit&agrave; su cui la prima parte si era interrogata: &egrave; il Corpo dinamicamente e attivamente relazionato, immerso, attraversato e riannodato nell&#039;universo materiale naturale. Come la recensione di Cateno gi&agrave; indicava e a cui debbo l&#039;interesse per questo avvincente testo che riporta la filosofia alle sue domande essenziali pur esplorando un settore &quot;speciale&quot;.</p>
<p>Neurobiologi, antropologi, connessionisti, cibernetici, epistemologi, clinici, informatici, passati in rassegna nelle loro teorie chiarite essenzialmente e spianate, nella prima parte mi avevano ricordato il relazionalismo e la fenomenologia di Enzo Paci, mentre in questa seconda parte mi hanno riportato a Nietzsche a Schopenahuer, a Spinoza, infine ai Greci.</p>
<p>Alla rarefazione e trasparenza del Senso, delle forme della rappresentazione e della razionalit&agrave;, si precipita nell&rsquo;enigma ambiguo della finitezza dell&rsquo;esserci corporeo e della sua Stimmung che come si apre intenzionalmente all&rsquo;altro nell&rsquo;entusiasmo dell&rsquo;amore allo stesso modo soffoca, si contrae e si spegne nello stato di sofferenza.</p>
<p>Questa corporeit&agrave; &egrave; veramente il &quot;muro della finitezza&quot; che inquieta il pensiero, non perch&eacute; lo produca ma in quanto lo sbarra e infine lo riassorbe.</p>
<p>Ma pu&ograve; l&rsquo;uomo approdare ad un essere che non &egrave; la rappresentazione del proprio corpo e che dunque non &egrave; sostanziato soltanto dalla seta della tela-bozzolo che il ragno corporeo fila e tesse ? </p>
<p>L&rsquo;interpretazione transumana e gnostica della trascendenza  come liberazione-purificazione dal corpo, e quindi vergogna del corpo, non &egrave; praticabile dato che su di essa alla fine pende l&rsquo;accusa nicciano-spinoziana del risentimento reattivo. </p>
<p>Ma pu&ograve; il Corpo da solo, anche inteso come modo relazionale e non come capsula-incolucro-tomba,non solo produrre ma sorreggere per intero l&rsquo;orizzonte intenzionale ? Il futuro &egrave; solo una proiezione virtuale della mia vita che scompare con me ? Cio&egrave; quel Senso che attraverso il Corpo intendo &egrave; pura parvenza destinata alla scomparsa ?</p>
<p>Questa domanda non &egrave; identica a quella sulla mortalit&agrave; n&egrave; vuole negarla. Se intendo la mortalit&agrave;, il limite e la finitezza, come coscienza di ci&ograve; che va oltre me, di ci&ograve; che io non sono eppure intenziono.</p>
<p>A  questo punto devo leggermi anche la terza parte, quella sul Tempo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Rosario Gianino</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/la-mente-temporale-di-alberto-g-biuso/comment-page-1/#comment-944</link>
		<dc:creator>Rosario Gianino</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2009 18:29:49 +0000</pubDate>
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		<description>Da ieri ho tra le mani il libro e lo sto leggendo. 
 
Al punto in cui sono arrivato la prospettiva che pi&#249; mi interessa e che vedo riproporre costantemente a pi&#249; riprese nel testo e nel confronto con le varie posizioni passate in rassegna, mi sembra collegarsi ad una irriducibile ed inesauribile dimensione semantica, opaca alle ricostruzioni funzionaliste, sintattiche, computazionali.  
 
Ovvero una dimensione del senso che sfugge alla possibilit&#224; del calcolo, ma non alla esperienza fenomenologica, all&#039;interrogzione filosofica, all&#039;uso &quot;festivo&quot; del linguaggio e dunque alla comunicazione interpersonale, storica, sociale e culturale, letteraria. 
 
Del libro mi piace soprattutto al capacit&#224; di recuperare e integrare posizioni estremamente lontane dal pensiero empirico e razionalistico, come l&#039;Heidegger della &quot;casa dell&#039;essere&quot;, senza forzarle. 
 
Allora mi chiedo, continuando nella lettura, che cosa d&#224; la caratteristica inesauribilit&#224; sfuggente ai &quot;mille riferimenti&quot; che rendono semantica e significante la struttura mentale della nostra vita ? 
 
Semantica e significante, quindi non solo soggettivamente impenetrabile e privata, certo individuale ma non per questo ineffabile e irreperibile. </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Da ieri ho tra le mani il libro e lo sto leggendo.</p>
<p>Al punto in cui sono arrivato la prospettiva che pi&ugrave; mi interessa e che vedo riproporre costantemente a pi&ugrave; riprese nel testo e nel confronto con le varie posizioni passate in rassegna, mi sembra collegarsi ad una irriducibile ed inesauribile dimensione semantica, opaca alle ricostruzioni funzionaliste, sintattiche, computazionali. </p>
<p>Ovvero una dimensione del senso che sfugge alla possibilit&agrave; del calcolo, ma non alla esperienza fenomenologica, all&#039;interrogzione filosofica, all&#039;uso &quot;festivo&quot; del linguaggio e dunque alla comunicazione interpersonale, storica, sociale e culturale, letteraria.</p>
<p>Del libro mi piace soprattutto al capacit&agrave; di recuperare e integrare posizioni estremamente lontane dal pensiero empirico e razionalistico, come l&#039;Heidegger della &quot;casa dell&#039;essere&quot;, senza forzarle.</p>
<p>Allora mi chiedo, continuando nella lettura, che cosa d&agrave; la caratteristica inesauribilit&agrave; sfuggente ai &quot;mille riferimenti&quot; che rendono semantica e significante la struttura mentale della nostra vita ?</p>
<p>Semantica e significante, quindi non solo soggettivamente impenetrabile e privata, certo individuale ma non per questo ineffabile e irreperibile.</p>
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	<item>
		<title>Di: Rosario Gianino</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/la-mente-temporale-di-alberto-g-biuso/comment-page-1/#comment-935</link>
		<dc:creator>Rosario Gianino</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2009 18:22:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.sitosophia.org/?p=655#comment-935</guid>
		<description>Gentile Prof. Biuso, 
cercher&#242; di procurarmi il suo libro e lo legger&#242; con molto interesse. 
 
Resta che almeno nell&#039;intenzione la proposta Heideggeriana, in merito al rilievo filosofico del tempo, sia molto pi&#249; radicale di quella Bergsoniana e Husserliana. 
 
Per Bergson c&#039;&#232; una temporalit&#224; delle cose spaziali, al di l&#224; di quell&#039;interiore, a quel che immagino, e per Husserl, per quello che ne conosco, il tempo mondano-cosmico &#232; addirittura un oggettualit&#224; costituita che in quanto obiettiva determina nel suo senso di verit&#224; il filo imprescindibile dell&#039;analisi trascendentale, pur in regime di epoch&#233;. Ovvero in Husserl l&#039;intreccio intenzionale di ricordi primari, sensazioni e protenzioni va comunque messo al servizio della ricostruzione trascendentale di un tempo oggettivo. 
 
In Heidegger pare invece che spostare sul piano della temporalit&#224; le questioni ontologiche significhi smantellare ogni possibile regione ontologica e quindi, per esempio, il pensiero radicale non potrebbe neanche pensare all&#039;uomo come qualcosa che sta in un corpo, senza con ci&#242; smarrire il vero e autentico essere dell&#039;ente uomo. 
 
Condividendo per parte mia la necessit&#224; di preservare l&#039;attenzione sia al tempo-mente sia al tempo-dato mondano, penso che tuttavia Heidegger non avrebbe comunque accettato di inserire la tematica &quot;tempo&quot; all&#039;interno della discussione di oggetti come la &quot;mente&quot; o l&#039; &quot;dato naturale-oggettivo&quot;. A lui la tematica &quot;tempo&quot; serviva a scardinare l&#039;ontologia, o a distruggerla. Perci&#242; quando pu&#242; critica sempre la trattazione Aristotelica del tempo, che si ferma al &quot;nun&quot; e quindi presuppone la forma &quot;oggetto&quot; nella sua matrice temporale inautentica o derivata. 
Anche su questo si misurano le ricadute &quot;irrazionali&quot; della direzione di pensiero heideggeriana. 
 
Caro Prof. la ringrazio della sua risposta, a presto ! </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Prof. Biuso,</p>
<p>cercher&ograve; di procurarmi il suo libro e lo legger&ograve; con molto interesse.</p>
<p>Resta che almeno nell&#039;intenzione la proposta Heideggeriana, in merito al rilievo filosofico del tempo, sia molto pi&ugrave; radicale di quella Bergsoniana e Husserliana.</p>
<p>Per Bergson c&#039;&egrave; una temporalit&agrave; delle cose spaziali, al di l&agrave; di quell&#039;interiore, a quel che immagino, e per Husserl, per quello che ne conosco, il tempo mondano-cosmico &egrave; addirittura un oggettualit&agrave; costituita che in quanto obiettiva determina nel suo senso di verit&agrave; il filo imprescindibile dell&#039;analisi trascendentale, pur in regime di epoch&eacute;. Ovvero in Husserl l&#039;intreccio intenzionale di ricordi primari, sensazioni e protenzioni va comunque messo al servizio della ricostruzione trascendentale di un tempo oggettivo.</p>
<p>In Heidegger pare invece che spostare sul piano della temporalit&agrave; le questioni ontologiche significhi smantellare ogni possibile regione ontologica e quindi, per esempio, il pensiero radicale non potrebbe neanche pensare all&#039;uomo come qualcosa che sta in un corpo, senza con ci&ograve; smarrire il vero e autentico essere dell&#039;ente uomo.</p>
<p>Condividendo per parte mia la necessit&agrave; di preservare l&#039;attenzione sia al tempo-mente sia al tempo-dato mondano, penso che tuttavia Heidegger non avrebbe comunque accettato di inserire la tematica &quot;tempo&quot; all&#039;interno della discussione di oggetti come la &quot;mente&quot; o l&#039; &quot;dato naturale-oggettivo&quot;. A lui la tematica &quot;tempo&quot; serviva a scardinare l&#039;ontologia, o a distruggerla. Perci&ograve; quando pu&ograve; critica sempre la trattazione Aristotelica del tempo, che si ferma al &quot;nun&quot; e quindi presuppone la forma &quot;oggetto&quot; nella sua matrice temporale inautentica o derivata.</p>
<p>Anche su questo si misurano le ricadute &quot;irrazionali&quot; della direzione di pensiero heideggeriana.</p>
<p>Caro Prof. la ringrazio della sua risposta, a presto !</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: Biuso</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/la-mente-temporale-di-alberto-g-biuso/comment-page-1/#comment-933</link>
		<dc:creator>Biuso</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2009 14:09:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.sitosophia.org/?p=655#comment-933</guid>
		<description>Caro Gianino, 
s&#236;, nel libro ho cercato di affrontare la complessit&#224; della questione temporale in Heidegger. E l&#039;ho fatto anche alla luce dei risultati ai quali pervengono Bergson e Husserl. 
 
Bergson sostenne con tenacia l&#8217;ipotesi che il tempo fisico fosse del tutto derivato rispetto alla vera natura della temporalit&#224; poich&#233; esso sarebbe costituito dall&#8217;estensione agli enti naturali e allo spazio della nostra esperienza interiore della 
durata. Il flusso husserliano della coscienza consiste in gran parte, e ancora una volta, nella trasformazione dell&#8217;attesa in sensazione e della sensazione in ricordo. Per Heidegger il tempo &#232; l&#8217;orizzonte della comprensione dell&#8217;essere e per Wittgenstein il mondo non &#232; l&#8217;insieme degli enti ma la totalit&#224; di ci&#242; che accade nello spazio logico. 
Il tempo &#232; insieme una forma della mente e un dato del mondo. Rinunciare a una delle (almeno) due dimensioni non &#232; affatto necessario e anzi significherebbe impoverire la struttura infinitamente ricca del tempo/temporalit&#224;. 
 
Per quanto riguarda Goethe, condivido interamente la sua efficace sintesi sulla mortalit&#224; che sta tutta dentro il tempo. Alla fine, Faust sar&#224; visitato, vinto, accompagnato verso la morte dalla forza che accieca gli umani lungo tutta la loro esistenza: &lt;em&gt;die Sorge&lt;/em&gt;, la quale produce nella mente un&#8217;insoddisfazione perenne, un inquieto abitare le tenebre dell&#8217;indecisione, della preoccupazione, del futuro sempre desiderato e -quando arriva- sempre rimosso. L&#8217;irrefrenabile agitazione che la Cura produce &#232; il vero -ma inevitabile!- inferno degli esseri umani, &#232; ci&#242; che li fa oscillare tra la noia e il dolore, &#232; l&#8217;inquietudine senza riposo del vivere. Ecco perch&#233; Faust muore e non pu&#242; che morire nel momento in cui la Cura sembra cessare e pare invece compiersi ci&#242; che lo stesso Faust aveva ritenuto impossibile: il dire all&#8217;attimo &#171;Verweile doch! du bist so sch&#246;n!&#187;. 
 
Mi devo fermare qui e rinviarla, se vuole, alle pagine del libro. Risulta comunque chiara la coestensivit&#224; della materia (compresa quella corporea) e del tempo 
. </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Gianino,</p>
<p>s&igrave;, nel libro ho cercato di affrontare la complessit&agrave; della questione temporale in Heidegger. E l&#039;ho fatto anche alla luce dei risultati ai quali pervengono Bergson e Husserl.</p>
<p>Bergson sostenne con tenacia l&rsquo;ipotesi che il tempo fisico fosse del tutto derivato rispetto alla vera natura della temporalit&agrave; poich&eacute; esso sarebbe costituito dall&rsquo;estensione agli enti naturali e allo spazio della nostra esperienza interiore della</p>
<p>durata. Il flusso husserliano della coscienza consiste in gran parte, e ancora una volta, nella trasformazione dell&rsquo;attesa in sensazione e della sensazione in ricordo. Per Heidegger il tempo &egrave; l&rsquo;orizzonte della comprensione dell&rsquo;essere e per Wittgenstein il mondo non &egrave; l&rsquo;insieme degli enti ma la totalit&agrave; di ci&ograve; che accade nello spazio logico.</p>
<p>Il tempo &egrave; insieme una forma della mente e un dato del mondo. Rinunciare a una delle (almeno) due dimensioni non &egrave; affatto necessario e anzi significherebbe impoverire la struttura infinitamente ricca del tempo/temporalit&agrave;.</p>
<p>Per quanto riguarda Goethe, condivido interamente la sua efficace sintesi sulla mortalit&agrave; che sta tutta dentro il tempo. Alla fine, Faust sar&agrave; visitato, vinto, accompagnato verso la morte dalla forza che accieca gli umani lungo tutta la loro esistenza: <em>die Sorge</em>, la quale produce nella mente un&rsquo;insoddisfazione perenne, un inquieto abitare le tenebre dell&rsquo;indecisione, della preoccupazione, del futuro sempre desiderato e -quando arriva- sempre rimosso. L&rsquo;irrefrenabile agitazione che la Cura produce &egrave; il vero -ma inevitabile!- inferno degli esseri umani, &egrave; ci&ograve; che li fa oscillare tra la noia e il dolore, &egrave; l&rsquo;inquietudine senza riposo del vivere. Ecco perch&eacute; Faust muore e non pu&ograve; che morire nel momento in cui la Cura sembra cessare e pare invece compiersi ci&ograve; che lo stesso Faust aveva ritenuto impossibile: il dire all&rsquo;attimo &laquo;Verweile doch! du bist so sch&ouml;n!&raquo;.</p>
<p>Mi devo fermare qui e rinviarla, se vuole, alle pagine del libro. Risulta comunque chiara la coestensivit&agrave; della materia (compresa quella corporea) e del tempo</p>
<p>.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Rosario Gianino</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/la-mente-temporale-di-alberto-g-biuso/comment-page-1/#comment-929</link>
		<dc:creator>Rosario Gianino</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 00:43:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.sitosophia.org/?p=655#comment-929</guid>
		<description>Rileggendo ancora la recensione, vorrei condividere con voi qualche altra riflessione in merito al finale del Faust. 
 
Posso seguire Cateno quando parla di sconfinamento territoriale a riguardo dell&#039;attimo felice faustiano, in fondo la tomba che Mefistofele scava in terra per Faust, il nostro negromante la crede opera di bonifica e di estensione territoriale....quindi sempre di terra si tratta....tuttavia il &quot;suolo&quot; immaginato dal Faust cieco non &#232; la &quot;terra&quot; del presente, ma la &quot;terra&quot; kiinftig, del futuro...Non che nel futuro Faust sia meno morto che nel presente, perch&#233; in tutti e due i casi il rapporto con la terra &#232; mortale, nel presente del segno tomba, nel futuro del non pi&#249; esserci. Tuttavia, &#232; questo il punto secondo me, la mortalit&#224; del non esserci pi&#249; nel futuro &#232; ancora tutta dentro il tempo e dal tempo non fuoriesce. Non c&#039;&#232; estasi fuori dal tempo. 
 
Cito ora Heidegger a proposito di questo &quot;suolo&quot; di cui la storia, e quindi il tempo, si appropria: 
 
&#8221;I popoli non entrano nella storia come se la storia fosse 
uno spazio gi&#224; predisposto per fornire loro un rifugio, una 
strada gi&#224; presente, che dovrebbero limitarsi a percorrere; 
invece &#8220;fare storia&#8221; significa creare lo spazio ed il suolo. 
(Ugo Ugazio, Logica e Linguaggio (2008) per le edizioni Christian Marinotti, pp.121)&#8221;. </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Rileggendo ancora la recensione, vorrei condividere con voi qualche altra riflessione in merito al finale del Faust.</p>
<p>Posso seguire Cateno quando parla di sconfinamento territoriale a riguardo dell&#039;attimo felice faustiano, in fondo la tomba che Mefistofele scava in terra per Faust, il nostro negromante la crede opera di bonifica e di estensione territoriale&#8230;.quindi sempre di terra si tratta&#8230;.tuttavia il &quot;suolo&quot; immaginato dal Faust cieco non &egrave; la &quot;terra&quot; del presente, ma la &quot;terra&quot; kiinftig, del futuro&#8230;Non che nel futuro Faust sia meno morto che nel presente, perch&eacute; in tutti e due i casi il rapporto con la terra &egrave; mortale, nel presente del segno tomba, nel futuro del non pi&ugrave; esserci. Tuttavia, &egrave; questo il punto secondo me, la mortalit&agrave; del non esserci pi&ugrave; nel futuro &egrave; ancora tutta dentro il tempo e dal tempo non fuoriesce. Non c&#039;&egrave; estasi fuori dal tempo.</p>
<p>Cito ora Heidegger a proposito di questo &quot;suolo&quot; di cui la storia, e quindi il tempo, si appropria:</p>
<p>&rdquo;I popoli non entrano nella storia come se la storia fosse</p>
<p>uno spazio gi&agrave; predisposto per fornire loro un rifugio, una</p>
<p>strada gi&agrave; presente, che dovrebbero limitarsi a percorrere;</p>
<p>invece &ldquo;fare storia&rdquo; significa creare lo spazio ed il suolo.</p>
<p>(Ugo Ugazio, Logica e Linguaggio (2008) per le edizioni Christian Marinotti, pp.121)&rdquo;.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Rosario Gianino</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/la-mente-temporale-di-alberto-g-biuso/comment-page-1/#comment-928</link>
		<dc:creator>Rosario Gianino</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 20:52:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.sitosophia.org/?p=655#comment-928</guid>
		<description>Ho letto la ricca recensione di Cateno e mi propongo di leggere il saggio, spero di trovarlo facilmente nelle librerie Catanesi. 
 
Vorrei chiedere al prof. Biuso, e anche al suo recensore, se nel saggio ci si &#232; anche soffermati sulla critica al concetto di Tempo che costruisce Heidegger. 
 
Questo &#232; un punto alquanto enigmatico su cui mi piacerebbe conoscere la vostra opinioni e su cui Heidegger entra in contatto con Bergson, in qualche maniera e per vie proprie. 
 
Si tratta del fatto che nei suoi scritti Heidegger, come sappiamo, costruisce tutta la struttura intenzionale dell&#039;esserci sulla proiezione temporalizzante (quindi la mente=intenzione=semantica=segno=estasi temporale, come suggerisce anche il Prof. Biuso. Tuttavia Heidegger critica pesantemente il concetto di Tempo Aristotelico basato sul &quot;nun&quot; ovvero sull&#039;istante-ora, e riporta il concetto di Tempo hegeliano ma soprattutto husserliano a quello Aristotelico. 
In sostanza il Tempo cosa &#232; per questa tradizione ? un ora sempre rinnovato, pulsante e vivo, che lascia una scia fluente di ora morti: il tempo &#232; passare e consunzione di vita. 
Questa idea del Tempo cronos come divoratore e morte &#232; secondo Heidegger connessa all&#039;idea di un eterno come &quot;nun&quot; infinito fuori dal tempo. Per Heidegger queste due concezioni riportano ad una ontologia sella sostanza che secondo lui &#232; dominata dalla dialettica presenza/assenza ma che non &#232; originaria. E non &#232; originaria perch&#233; nel momento della &quot;decisione&quot; autentica noi non sperimentiamo il Tempo come &quot;ora&quot; pulsante e vivo che ha dietro di se una scia di ora morti e idealizzati, trapasati e superati. 
Le categorie heideggeriane della Cura, del Carico, della Desinazione, del Destino, poi sono comprensibili solo come categorie in cui si vive un tempo che non &#232; fluente (un tempo non Newtoniano-Kantiano-Husserliano). Questo tempo intenzionale &#232; attratto dal futuro e non dal passato. 
Da qui anche l&#039;idea di morte che per Heidegger non &#232; un fatto accaduto del passato ma l&#039;orizzonte anticipato nel futuro, quindila mortalit&#224; &#232; l&#039;orizzonte intenzionale anti soggettivista e antiidealista in cui l&#039;esserci aggetta sull&#039;essere. 
Questa preminenza della dimensione del Futuro come dimensione capitale e fondamentale del Tempo l&#039;avevo ritrovata in Benjamin precedentemente. 
 
Naturalmente visto la mole di questioni che qui si solevano non posso essere stato esaustivo e molto chiaro. 
 
Quello che volevo sototlineare &#232; per&#242;: s&#236; &#232; vero che Heidegger parla del Tempo, ma di quale Tempo ? Cio&#232; la questione teoretica per Heidegger era sottrarre il tempo alla preminenza del presente e del passato sul futuro. Preminenza che lui vedeva gestire inconsapevolmente i conti col tempo nell&#039;idealismo hegeliano e nella fenomenologia Husserliana. In Husserl atteraveso le ritenzioni degli ora passati &#232; evidente la fondazione intenzionale e semantica, direi la fondazione persino semiotica, del segno, sulla traccia dell&#039;ora passato fluito. 
 
In merito al famoso finale di Faust. Se ci confrontiamo con quel passo attraverso le categorie Heideggeriane, ci rendiamo conto che non appena Faust dice &quot;fermati, attimo sei bello&quot;....NON sta vivendo l&#039;istante presente, in cui invece Mefistofele gli sta preparando letteralmente la tomba, la scavano i suoi servi, e il Faust &#232; lui stesso accecato......FAust sta vivendo l&#039;attimo della proiezione nel futuro, immaginando le opere che ha iniziato rendere fertile la regione e rendere felice il suo popolo....l&#039;attimo felice ed eterno &#232; l&#039;attimo mortale dela proiezione nel futuro....  
 
In questo sento, nella critica al tempo ideale come flusso di morti presenti ridotti a segni, Heidegger si avvicina in modo originale alla critica di Bergson al tempo spazializzato. </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto la ricca recensione di Cateno e mi propongo di leggere il saggio, spero di trovarlo facilmente nelle librerie Catanesi.</p>
<p>Vorrei chiedere al prof. Biuso, e anche al suo recensore, se nel saggio ci si &egrave; anche soffermati sulla critica al concetto di Tempo che costruisce Heidegger.</p>
<p>Questo &egrave; un punto alquanto enigmatico su cui mi piacerebbe conoscere la vostra opinioni e su cui Heidegger entra in contatto con Bergson, in qualche maniera e per vie proprie.</p>
<p>Si tratta del fatto che nei suoi scritti Heidegger, come sappiamo, costruisce tutta la struttura intenzionale dell&#039;esserci sulla proiezione temporalizzante (quindi la mente=intenzione=semantica=segno=estasi temporale, come suggerisce anche il Prof. Biuso. Tuttavia Heidegger critica pesantemente il concetto di Tempo Aristotelico basato sul &quot;nun&quot; ovvero sull&#039;istante-ora, e riporta il concetto di Tempo hegeliano ma soprattutto husserliano a quello Aristotelico.</p>
<p>In sostanza il Tempo cosa &egrave; per questa tradizione ? un ora sempre rinnovato, pulsante e vivo, che lascia una scia fluente di ora morti: il tempo &egrave; passare e consunzione di vita.</p>
<p>Questa idea del Tempo cronos come divoratore e morte &egrave; secondo Heidegger connessa all&#039;idea di un eterno come &quot;nun&quot; infinito fuori dal tempo. Per Heidegger queste due concezioni riportano ad una ontologia sella sostanza che secondo lui &egrave; dominata dalla dialettica presenza/assenza ma che non &egrave; originaria. E non &egrave; originaria perch&eacute; nel momento della &quot;decisione&quot; autentica noi non sperimentiamo il Tempo come &quot;ora&quot; pulsante e vivo che ha dietro di se una scia di ora morti e idealizzati, trapasati e superati.</p>
<p>Le categorie heideggeriane della Cura, del Carico, della Desinazione, del Destino, poi sono comprensibili solo come categorie in cui si vive un tempo che non &egrave; fluente (un tempo non Newtoniano-Kantiano-Husserliano). Questo tempo intenzionale &egrave; attratto dal futuro e non dal passato.</p>
<p>Da qui anche l&#039;idea di morte che per Heidegger non &egrave; un fatto accaduto del passato ma l&#039;orizzonte anticipato nel futuro, quindila mortalit&agrave; &egrave; l&#039;orizzonte intenzionale anti soggettivista e antiidealista in cui l&#039;esserci aggetta sull&#039;essere.</p>
<p>Questa preminenza della dimensione del Futuro come dimensione capitale e fondamentale del Tempo l&#039;avevo ritrovata in Benjamin precedentemente.</p>
<p>Naturalmente visto la mole di questioni che qui si solevano non posso essere stato esaustivo e molto chiaro.</p>
<p>Quello che volevo sototlineare &egrave; per&ograve;: s&igrave; &egrave; vero che Heidegger parla del Tempo, ma di quale Tempo ? Cio&egrave; la questione teoretica per Heidegger era sottrarre il tempo alla preminenza del presente e del passato sul futuro. Preminenza che lui vedeva gestire inconsapevolmente i conti col tempo nell&#039;idealismo hegeliano e nella fenomenologia Husserliana. In Husserl atteraveso le ritenzioni degli ora passati &egrave; evidente la fondazione intenzionale e semantica, direi la fondazione persino semiotica, del segno, sulla traccia dell&#039;ora passato fluito.</p>
<p>In merito al famoso finale di Faust. Se ci confrontiamo con quel passo attraverso le categorie Heideggeriane, ci rendiamo conto che non appena Faust dice &quot;fermati, attimo sei bello&quot;&#8230;.NON sta vivendo l&#039;istante presente, in cui invece Mefistofele gli sta preparando letteralmente la tomba, la scavano i suoi servi, e il Faust &egrave; lui stesso accecato&#8230;&#8230;FAust sta vivendo l&#039;attimo della proiezione nel futuro, immaginando le opere che ha iniziato rendere fertile la regione e rendere felice il suo popolo&#8230;.l&#039;attimo felice ed eterno &egrave; l&#039;attimo mortale dela proiezione nel futuro&#8230;. </p>
<p>In questo sento, nella critica al tempo ideale come flusso di morti presenti ridotti a segni, Heidegger si avvicina in modo originale alla critica di Bergson al tempo spazializzato.</p>
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