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	<title>Commenti a: Mind Time</title>
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	<description>Intossicati di cultura</description>
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		<title>Di: Filosoficamente &#124; Mind Time.Il fattore temporale nella coscienza</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/mind-time-di-benjamin-libet/comment-page-1/#comment-1999</link>
		<dc:creator>Filosoficamente &#124; Mind Time.Il fattore temporale nella coscienza</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 14:34:30 +0000</pubDate>
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		<description>[...] C’è una particolarità del testo di Libet che non può essere trascurata e che è, indiscutibilmente, indice di quanto Mind Time. Il fattore temporale nella coscienza1 sia un’opera tutt’altro che banale: il prendere le mosse da un interrogativo. Come possono le attività fisiche delle cellule nervose del cervello produrre fenomeni di esperienza soggettiva conscia, fenomeni non fisici, che comprendono la consapevolezza sensoriale del mondo esterno, pensieri e sentimenti di bellezza, di ispirazione, di appagamento spirituale?2 [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] C’è una particolarità del testo di Libet che non può essere trascurata e che è, indiscutibilmente, indice di quanto Mind Time. Il fattore temporale nella coscienza1 sia un’opera tutt’altro che banale: il prendere le mosse da un interrogativo. Come possono le attività fisiche delle cellule nervose del cervello produrre fenomeni di esperienza soggettiva conscia, fenomeni non fisici, che comprendono la consapevolezza sensoriale del mondo esterno, pensieri e sentimenti di bellezza, di ispirazione, di appagamento spirituale?2 [...]</p>
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		<title>Di: Emilio</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/mind-time-di-benjamin-libet/comment-page-1/#comment-1898</link>
		<dc:creator>Emilio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 18:08:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.sitosophia.org/?p=866#comment-1898</guid>
		<description>Ti ringrazio per aver messo in evidenza questi che forse sono i punti limiti della teoria di Libet, per quello che mi &#232; sembrato di capire. La questione &#232; molto discussa nel testo - come ho cercato gi&#224; di dire - e mi sembra importante che Libet abbia deciso di non &quot;specularci&quot; troppo sopra.  
I nostri pensieri sorgono nella nostra mente in un modo e non in un altro, alimentando le nostre inquietudini, i nostri stati emotivi, le nostre intenzioni. Se eticamente Libet &quot;salva&quot; la libert&#224; dell&#039;azione, lascia aperta la questione sul &quot;perch&#233;&quot; effettivamente questi pensieri e non altri.  
Se dovessimo dare ascolto al determinismo biologico, non si tratterebbe che fenomeni chimici, ma &#232; possibile negare il valore ontologico del vissuto? Gi&#224; Locke aveva messo in evidenza quanto la memoria giochi un ruolo determinante nel &quot;fare&quot; l&#039;individuo, il frutto della nostra esperienza. Un dato che la scienza credo abbia acquisito con il lavoro freudiano. Eppure perch&#233; questa costante alternanza di oblio e memoria cos&#236; e cos&#236;? Perch&#233; questo temperamento, perch&#233; proprio questi pensieri? Quanto siamo liberi di pensarli? 
La questione etica &#232; successiva, subentra a quel livello in cui si &#232; gi&#224; maturata l&#039;intenzione. Ma perch&#233; quell&#039;intenzione? </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ti ringrazio per aver messo in evidenza questi che forse sono i punti limiti della teoria di Libet, per quello che mi &egrave; sembrato di capire. La questione &egrave; molto discussa nel testo &#8211; come ho cercato gi&agrave; di dire &#8211; e mi sembra importante che Libet abbia deciso di non &quot;specularci&quot; troppo sopra. </p>
<p>I nostri pensieri sorgono nella nostra mente in un modo e non in un altro, alimentando le nostre inquietudini, i nostri stati emotivi, le nostre intenzioni. Se eticamente Libet &quot;salva&quot; la libert&agrave; dell&#039;azione, lascia aperta la questione sul &quot;perch&eacute;&quot; effettivamente questi pensieri e non altri. </p>
<p>Se dovessimo dare ascolto al determinismo biologico, non si tratterebbe che fenomeni chimici, ma &egrave; possibile negare il valore ontologico del vissuto? Gi&agrave; Locke aveva messo in evidenza quanto la memoria giochi un ruolo determinante nel &quot;fare&quot; l&#039;individuo, il frutto della nostra esperienza. Un dato che la scienza credo abbia acquisito con il lavoro freudiano. Eppure perch&eacute; questa costante alternanza di oblio e memoria cos&igrave; e cos&igrave;? Perch&eacute; questo temperamento, perch&eacute; proprio questi pensieri? Quanto siamo liberi di pensarli?</p>
<p>La questione etica &egrave; successiva, subentra a quel livello in cui si &egrave; gi&agrave; maturata l&#039;intenzione. Ma perch&eacute; quell&#039;intenzione?</p>
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		<title>Di: Luigi Pavone</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/mind-time-di-benjamin-libet/comment-page-1/#comment-1893</link>
		<dc:creator>Luigi Pavone</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 15:27:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.sitosophia.org/?p=866#comment-1893</guid>
		<description>Restano i miei dubbi su questioni metodologiche in generale. Infatti, se il rilevamento di stati coscienti dipende (&lt;/em&gt;in qualche misura&lt;em&gt;) da resoconti soggettivi, le insidie intrinsecamente legate a un tale strumento di rilevamento potrebbero rendere l&#8217;attendibilit&#224; delle misurazioni tale che lo scarto registrato non sia di entit&#224; significativamente rilevante per una teoria che concluda che &lt;blockquote&gt;ognipensiero esiste a livello inconscio prima che se ne abbia consapevolezza&lt;/blockquote&gt;. 
 
Le abitudini lessicografiche sulla stretta correlazione tra libert&#224; e coscienza sono molto forti. Tuttavia, sulla indipendenza, &lt;/em&gt;almeno concettuale&lt;em&gt;, della libert&#224; dalla coscienza credo bisogna insistere. Freud, p. es., nella descrizione dei processi psichici inconsci, come per esempio il lavoro onirico o i processi rimozione, usa spesso un lessico fatto di nozioni che ruotano intorno a quella di libert&#224;. Questo, beninteso, indipendentemente dalla questione del determinismo nel pensiero di Freud. 
 
Grazie a te per la risposta puntuale. ciao&lt;/em&gt;&lt;/em&gt; </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Restano i miei dubbi su questioni metodologiche in generale. Infatti, se il rilevamento di stati coscienti dipende (in qualche misura<em>) da resoconti soggettivi, le insidie intrinsecamente legate a un tale strumento di rilevamento potrebbero rendere l&rsquo;attendibilit&agrave; delle misurazioni tale che lo scarto registrato non sia di entit&agrave; significativamente rilevante per una teoria che concluda che<br />
<blockquote>ognipensiero esiste a livello inconscio prima che se ne abbia consapevolezza</p></blockquote>
<p>.</p>
<p>Le abitudini lessicografiche sulla stretta correlazione tra libert&agrave; e coscienza sono molto forti. Tuttavia, sulla indipendenza, </em>almeno concettuale<em>, della libert&agrave; dalla coscienza credo bisogna insistere. Freud, p. es., nella descrizione dei processi psichici inconsci, come per esempio il lavoro onirico o i processi rimozione, usa spesso un lessico fatto di nozioni che ruotano intorno a quella di libert&agrave;. Questo, beninteso, indipendentemente dalla questione del determinismo nel pensiero di Freud.</p>
<p>Grazie a te per la risposta puntuale. ciao</em></p>
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		<title>Di: Emilio</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/mind-time-di-benjamin-libet/comment-page-1/#comment-1891</link>
		<dc:creator>Emilio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 21:06:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.sitosophia.org/?p=866#comment-1891</guid>
		<description>Carissimo Lugi, grazie per essere intervenuto. Probabilmente da quello che ho scritto non traspaiono molte considerazioni forse preliminari al problema e cercher&#242; quindi di rispondere nel migliore dei modi. 
L&#039;intenzione di Libet &#8211; come emerge subito dall&#039;introduzione &#8211; &#232; cercare di capire le possibili relazioni tra la mente e il cervello, dato che &#232; evidente che il cervello sia coinvolto &#171;nella produzione dell&#039;esperienza soggettiva cosciente e delle funzioni mentali inconsce&#187; (Intr. p.1). Questo non significa n&#233; che ci troviamo di fronte a una sorta di dualismo metafisico, n&#233; a un &#8220;riduzionismo&#8221; degli stati mentali ai processi celebrali. Ossia il cervello &#232; il presupposto indispensabile &lt;em&gt;per l&#039;emergere&lt;/em&gt; dei fenomeni mentali, fra cui la coscienza. Ma la particolarit&#224; degli studi di Libet &#232; aver dimostrato che l&#039;esperienza cosciente pu&#242; essere studiata solo in soggetti umani in stato di &lt;em&gt;veglia&lt;/em&gt; e in grado di produrre da s&#233; un &lt;em&gt;resoconto&lt;/em&gt; della loro esperienza. Questo significa che nessuna osservazione sperimentale del cervello sar&#224; in grado di fornirci informazioni circa i fattori mentali, che per Libet sono &lt;em&gt;qualia&lt;/em&gt;. La capacit&#224; di amare, di emozionarsi, di essere incollerito, di &lt;em&gt;sapersi&lt;/em&gt;, sono fenomeni soggettivi, accessibili solo al soggetto che li sta provando. &#171;Non sono evidenti e non possono essere descritti da osservazioni del cervello&#187; (Cap. 1, p.5). Naturalmente tutto &#232; associato con attivit&#224; neurali specifiche, ecco perch&#233; &#232; anche possibile interrogarsi sul modo in cui le attivit&#224; celebrali sono connesse all&#039;esperienza cosciente, o possono produrla. Nel caso specifico della coscienza, sembra che &#171;il cervello [abbia] bisogno di un periodo relativamente lungo per attivarsi in modo appropriato e indurre la consapevolezza dell&#039;evento&#187; (Cap. 2, p.37). 
 
Sul libero arbitrio: certo, il pensiero di Libet &#232; in questo piuttosto ambiguo. I suoi studi sembravano confutare la possibilit&#224; stessa per l&#039;azione umana ad agire liberamente, ma &#232; come se eticamente avesse voluto salvare la nostra volont&#224; libera di agire. Credo che fosse la sua &#8220;umanit&#224;&#8221; a contestare la validit&#224; assoluta delle &#8220;prove&#8221; sperimentali. L&#039;atto &#232; quindi determinato (inconsciamente), ma il soggetto pu&#242; effettivamente decidere di &#8220;rispondergli&#8221; o meno. 
 
Sul rapporto consapevolezza/libert&#224;: &#232; una bella provocazione! Da parte mia credo che &#8211; tralasciando Libet e la sua ambiguit&#224; &#8211; solo dalla consapevolezza di s&#233; possa effettivamente dipendere  la capacit&#224; di agire &#8220;liberamente&#8221;. Come Kant che criticava la metafisica perch&#233; dogmatica, mentre sosteneva che solo una &#8220;critica&#8221; delle nostre possibilit&#224; conoscitive potesse essere considerata effettivamente &#8220;scienza&#8221;. Certo &#8211; tornando a Libet &#8211; se il determinismo inconscio sovrastasse l&#039;intenzione di agire, allora il determinismo sarebbe assoluto. L&#039;alternativa sarebbe allora una &#171;funzione mentale cosciente &#8211; presumibilmente non fisica &#8211; che influenzi le attivit&#224; delle cellule nervose-fisiche&#187; (cfr. p.165). Praticamente l&#039;inverso di tutto quanto detto! 
 
 
Su Chalmers, non ne ho idea! 
 
I problemi che emergono pi&#249; che fare arenare la discussione dietro banali formule tautologiche o di stampo dogmatico, credo debbano spingere l&#039;attenzione degli studiosi alla comprensione di ci&#242; che siamo. Resta &#8211; per dirla con Mazzarella &#8211; che cos&#236; come mai un computer potr&#224; saperne del soffio che appanna una lastra (cfr. Vie d&#039;uscita, il Melagono), allo stesso modo mai gli studi di stampo materialista ed eliminativista potranno capire qualcosa sulla mente. </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Carissimo Lugi, grazie per essere intervenuto. Probabilmente da quello che ho scritto non traspaiono molte considerazioni forse preliminari al problema e cercher&ograve; quindi di rispondere nel migliore dei modi.</p>
<p>L&#039;intenzione di Libet &ndash; come emerge subito dall&#039;introduzione &ndash; &egrave; cercare di capire le possibili relazioni tra la mente e il cervello, dato che &egrave; evidente che il cervello sia coinvolto &laquo;nella produzione dell&#039;esperienza soggettiva cosciente e delle funzioni mentali inconsce&raquo; (Intr. p.1). Questo non significa n&eacute; che ci troviamo di fronte a una sorta di dualismo metafisico, n&eacute; a un &ldquo;riduzionismo&rdquo; degli stati mentali ai processi celebrali. Ossia il cervello &egrave; il presupposto indispensabile <em>per l&#039;emergere</em> dei fenomeni mentali, fra cui la coscienza. Ma la particolarit&agrave; degli studi di Libet &egrave; aver dimostrato che l&#039;esperienza cosciente pu&ograve; essere studiata solo in soggetti umani in stato di <em>veglia</em> e in grado di produrre da s&eacute; un <em>resoconto</em> della loro esperienza. Questo significa che nessuna osservazione sperimentale del cervello sar&agrave; in grado di fornirci informazioni circa i fattori mentali, che per Libet sono <em>qualia</em>. La capacit&agrave; di amare, di emozionarsi, di essere incollerito, di <em>sapersi</em>, sono fenomeni soggettivi, accessibili solo al soggetto che li sta provando. &laquo;Non sono evidenti e non possono essere descritti da osservazioni del cervello&raquo; (Cap. 1, p.5). Naturalmente tutto &egrave; associato con attivit&agrave; neurali specifiche, ecco perch&eacute; &egrave; anche possibile interrogarsi sul modo in cui le attivit&agrave; celebrali sono connesse all&#039;esperienza cosciente, o possono produrla. Nel caso specifico della coscienza, sembra che &laquo;il cervello [abbia] bisogno di un periodo relativamente lungo per attivarsi in modo appropriato e indurre la consapevolezza dell&#039;evento&raquo; (Cap. 2, p.37).</p>
<p>Sul libero arbitrio: certo, il pensiero di Libet &egrave; in questo piuttosto ambiguo. I suoi studi sembravano confutare la possibilit&agrave; stessa per l&#039;azione umana ad agire liberamente, ma &egrave; come se eticamente avesse voluto salvare la nostra volont&agrave; libera di agire. Credo che fosse la sua &ldquo;umanit&agrave;&rdquo; a contestare la validit&agrave; assoluta delle &ldquo;prove&rdquo; sperimentali. L&#039;atto &egrave; quindi determinato (inconsciamente), ma il soggetto pu&ograve; effettivamente decidere di &ldquo;rispondergli&rdquo; o meno.</p>
<p>Sul rapporto consapevolezza/libert&agrave;: &egrave; una bella provocazione! Da parte mia credo che &ndash; tralasciando Libet e la sua ambiguit&agrave; &ndash; solo dalla consapevolezza di s&eacute; possa effettivamente dipendere  la capacit&agrave; di agire &ldquo;liberamente&rdquo;. Come Kant che criticava la metafisica perch&eacute; dogmatica, mentre sosteneva che solo una &ldquo;critica&rdquo; delle nostre possibilit&agrave; conoscitive potesse essere considerata effettivamente &ldquo;scienza&rdquo;. Certo &ndash; tornando a Libet &ndash; se il determinismo inconscio sovrastasse l&#039;intenzione di agire, allora il determinismo sarebbe assoluto. L&#039;alternativa sarebbe allora una &laquo;funzione mentale cosciente &ndash; presumibilmente non fisica &ndash; che influenzi le attivit&agrave; delle cellule nervose-fisiche&raquo; (cfr. p.165). Praticamente l&#039;inverso di tutto quanto detto!</p>
<p>Su Chalmers, non ne ho idea!</p>
<p>I problemi che emergono pi&ugrave; che fare arenare la discussione dietro banali formule tautologiche o di stampo dogmatico, credo debbano spingere l&#039;attenzione degli studiosi alla comprensione di ci&ograve; che siamo. Resta &ndash; per dirla con Mazzarella &ndash; che cos&igrave; come mai un computer potr&agrave; saperne del soffio che appanna una lastra (cfr. Vie d&#039;uscita, il Melagono), allo stesso modo mai gli studi di stampo materialista ed eliminativista potranno capire qualcosa sulla mente.</p>
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	<item>
		<title>Di: Luigi Pavone</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/mind-time-di-benjamin-libet/comment-page-1/#comment-1890</link>
		<dc:creator>Luigi Pavone</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 13:00:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.sitosophia.org/?p=866#comment-1890</guid>
		<description>Non conosco il libro di Libet. Sto dunque alla recensione, in cui si afferma che per Libet le pi&#249; importanti caratteristiche della mente, tra le quali la consapevolezza, non sono oggetto delle scienze sperimentali. Se Libet pensa questo, allora diventa molto difficile capire in che modo egli possa anche sperimentalmente sostenere che la consapevolezza, la propriet&#224; mentale non indagabile sperimentalmente, insorga esattamente circa 350-400msec dopo la corrispondente attivit&#224; cerebrale. Che cavolo ha misurato esattamente? Lasciamo stare pure la questione del libero arbitro recuperato al livello della inibizione, perch&#233; l&#8217;inibizione stessa non &#232; un&#8217;azione che, stante alle teorie esposte (&#8220;ogni pensiero esiste a livello inconscio prima che se ne abbia consapevolezza&#8221;), sarebbe preceduta da altrettanta inconscia attivit&#224; cerebrale? 
 
C&#8217;&#232; poi un pregiudizio, la butto come provocazione, condiviso sia da Libet sia dal suo recensore, che non c&#8217;&#232; libert&#224; senza consapevolezza. Perch&#233; non potrebbe esistere un processo inconscio libero? 
 
Ho visto citato Chalmers. Conosco tutti o quasi tutti i suoi scritti sul bidimensionalismo semantico. Sconosco invece il Chalmers filosofo della coscienza. Mi chiedevo se le sue teorie della mente siano in qualche modo connesse ai suoi scritti di filosofia del linguaggio sul bidimensionalismo. </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non conosco il libro di Libet. Sto dunque alla recensione, in cui si afferma che per Libet le pi&ugrave; importanti caratteristiche della mente, tra le quali la consapevolezza, non sono oggetto delle scienze sperimentali. Se Libet pensa questo, allora diventa molto difficile capire in che modo egli possa anche sperimentalmente sostenere che la consapevolezza, la propriet&agrave; mentale non indagabile sperimentalmente, insorga esattamente circa 350-400msec dopo la corrispondente attivit&agrave; cerebrale. Che cavolo ha misurato esattamente? Lasciamo stare pure la questione del libero arbitro recuperato al livello della inibizione, perch&eacute; l&rsquo;inibizione stessa non &egrave; un&rsquo;azione che, stante alle teorie esposte (&ldquo;ogni pensiero esiste a livello inconscio prima che se ne abbia consapevolezza&rdquo;), sarebbe preceduta da altrettanta inconscia attivit&agrave; cerebrale?</p>
<p>C&rsquo;&egrave; poi un pregiudizio, la butto come provocazione, condiviso sia da Libet sia dal suo recensore, che non c&rsquo;&egrave; libert&agrave; senza consapevolezza. Perch&eacute; non potrebbe esistere un processo inconscio libero?</p>
<p>Ho visto citato Chalmers. Conosco tutti o quasi tutti i suoi scritti sul bidimensionalismo semantico. Sconosco invece il Chalmers filosofo della coscienza. Mi chiedevo se le sue teorie della mente siano in qualche modo connesse ai suoi scritti di filosofia del linguaggio sul bidimensionalismo.</p>
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	<item>
		<title>Di: Mind Time. Il fattore temporale nella coscienza</title>
		<link>http://www.sitosophia.org/recensioni/mind-time-di-benjamin-libet/comment-page-1/#comment-1867</link>
		<dc:creator>Mind Time. Il fattore temporale nella coscienza</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 16:29:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.sitosophia.org/?p=866#comment-1867</guid>
		<description>[...] continua&#8230;    Share this post: [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] continua&#8230;    Share this post: [...]</p>
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