La forza dell’illegittimo

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Il Teatro Coppola Teatro dei Cittadini è occupato e riaperto dal 16 Dicembre 2011. Dove c’era abbandono, speculazione e malaffare, da due anni la città si ritrova producendo, distribuendo e garantendo pubblicamente creatività e partecipazione. All’ufficio del patrimonio e al Comune di Catania confermiamo che i locali di via Vecchio Bastione 9, già sede del primo teatro comunale della città, sono effettivamente occupati: occupati dai bisogni, dalle urgenze, dalla gioia di tutti quei cittadini che non accettano la speculazione privata, l’arroganza amministrativa, la cancellazione della memoria storica e culturale di un’intera comunità.

Si lamenta sempre la mancanza di «iniziativa», che si chiede sempre ai disoccupati, mai agli occupati. Chi è occupato, avrebbe già dato. E invece, a un certo punto, il disoccupato si scopre essere pieno di impegni, e in certi casi di «impegno», e «prende l’iniziativa»: occupa. Occupare, quando questa parola ha un senso, significa far sì che una cosa sia, cioè che qualcosa acquisti il proprio spazio e uno spazio sociale è vivo quando è occupato. L’assemblea del Teatro Coppola, che da più di due anni si riunisce puntuale ogni lunedì, come anche ieri sera, tiene in vita un corpo dato per morto. E non parliamo del teatro in sé, dell’edificio, ma del corpo sociale. Quell’assemblea, insieme a tutti coloro che liberamente vi partecipano, occupa un teatro ma si occupa del corpo sociale. Un corpo, quello catanese, che perde pezzi e tanti ne ha persi, che vuole essere ritrovato da qualcuno che se ne occupi.

Perché questa necessità? Perché il corpo sociale avverte il bisogno di qualcuno che se ne occupi? Perché? La risposta sembra scontata, ma a quanto pare serve ricordarla agli «amici della legalità» (no, non ci riferiamo agli «occupati» del Coppola, facciamo del sarcasmo rivolgendoci alle autorità cittadine): perché voi non ci siete stati, in questi decenni; perché voi non avete amato il vostro corpo, perché ve ne siete vergognati o fottuti; perché il corpo sociale, lasciato da solo, non è stato in grado di eleggere i propri tutori della legalità con l’opportuno amor proprio; perché, lasciato da solo, il corpo sociale muore di idiozia. L’«idiota» altri non è che l’incapace di votare per il proprio bene.

E adesso ci ritroviamo qui: con un corpo morente, in mezzo agli eletti dalla parte della legalità e agli «occupanti» dalla parte dell’illegalità. Non sorridiamo più a questa ironica inversione delle parti, ci tocca invece riflettere ancora una volta sul reale stato delle cose: dinnanzi a un corpo morente, che vuole essere ritrovato e custodito, vissuto e partecipato, la legge da che parte sta? Chi tutela? A che servono le leggi? Si vuol qui di sfuggita solamente ricordare che la legge tutela coloro che solo ad essa possono rivolgersi e che su nient’altro possono contare. E non pare proprio che ci si possa rivolgere ancora a chi non si occupa degli spazi, non pare proprio che si possa contare ancora su chi esercita la forza della legge proprio nella direzione contraria alla quale la forza della legge dovrebbe essere rivolta; ci si può fidare invece, e questo è dimostrato dalla loro attività, degli occupati, di coloro che si occupano degli spazi e del corpo sociale che gli sta attorno. Ci si può fidare di loro eppure siamo costretti a chiamarli come essi stessi possono solo definirsi: «illegittimi».

Teatro Coppola Assemblea

Il Teatro Coppola è un bambino di due anni e poco più, un figlio illegittimo della città. Tra i tanti figli che girano in città, a noi pare il più «naturale». Legge di natura, si dice, sia più forte di ogni altra. La forza dell’illegittimo è allora tutta qui: pur non avendo voglia di «campare» nell’illegalità, sente però di dover ancora necessariamente insegnare ad altri che cosa significhi il termine «legittimo» e il segno dei tempi è che è costretto a dirsi «illegittimo». È tutta qui la sua forza, la forza di denunciare e di agire al tempo stesso. Di insegnare qualcosa mentre la si fa tutti i giorni, da due anni ormai. Di questo giovane così forte, che cosa vogliamo fare?

Chiedere è lecito, rispondere è necessario. Sitosophia lascia all’assemblea l’arduo compito di comunicare con gli «organi competenti», o sia con la città e i suoi catanesi. Noi ci limitiamo solo a «esprimere una opinione», l’unica cosa che l’assemblea cittadina del Teatro Coppola stia chiedendo di fare in questo momento di verità. Tu che cosa ne pensi?

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