Sitosophia

Architettura, ordine e natura in Louis Kahn

Louis Kahn si approccia all’architettura nella stessa maniera in cui le si accosterebbe un filosofo desideroso di indagare su come è organizzata la Terra, quali sono i meccanismi spirituali che la invadono e cosa suscita negli uomini spingendoli ad agire. Innanzitutto organizza la sua teoria schematizzandola grazie all’associazione di principi discordanti tra loro e allo stesso tempo estremamente legati. Di seguito ne vedremo alcuni esempi, con particolare riferimento al volume di Maria Bonaiti, Architettura è. Louis I. Kahn, gli scritti (Mondadori Electa, Milano 2002).

Ordine/Progetto. L’Ordine è l’idea strutturale che sovrasta ogni cosa, è nato insieme alla creazione, consente di soddisfare i bisogni primari della natura ed è qualcosa di immateriale che regola la materia, è l’astrazione dello spazio. Il progetto, invece, è la realizzazione pratica dell’Ordine, è adattarlo alle circostanze imposte dal programma del committente, è misura. La stesura della prima linea sul foglio, porta alla perdita di una parte dell’idea. Ciò è legato al fatto che Pensiero e Sensazione sono in relazione, il Pensiero è nell’Ordine, che non ha Volontà di Esistere, perché è e non richiede altro. La Sensazione è nello Spirito ed è qui che il desiderio del creare ha inizio. Quando la Sensazione e il Pensiero si uniscono allora si ha una presa di coscienza, quindi si può parlare di Forma.

Forma/Progetto. La Forma non ha configurazione o dimensione, è impersonale, legata al concetto di Ordine e alla natura, è il cosa. Il Progetto è la realizzazione della Forma e appartiene al progettista, è il come. Kahn propone diversi esempi per far capire la differenza tra i due concetti: il cucchiaio e la casa. IL cucchiaio è caratterizzato da due parti inseparabili, il braccio e il contenitore, che individuano la forma. UN cucchiaio è riferito alla decisione del progettista, per materiale, forma, colore e dimensione ed è legato alle contingenze. Allo stesso modo LA casa è la forma e nella mente è priva di configurazione e dimensione, UNA casa è misurabile e dipendente dalle circostanze, la PROPRIA casa dipende dagli occupanti. «L’idealità della forma segue il desiderio di realizzare un sogno o una fede e parla di cose inseparabili. Il progetto è la lotta per sviluppare queste cose in forme tra loro compatibili, per produrre un tutto e dare a esso un nome».

Leggi/Regole. La natura è organizzata da leggi che non si possono mutare, l’una collegata all’altra, che creano un sistema in armonia e che producono ogni cosa; essa mette a disposizione dell’uomo gli strumenti per creare l’indefinito e lo smisurato. L’uomo organizza le leggi in regole modificabili per realizzare ciò che desidera nella mente. Introducendo buone regole si giunge a una meravigliosa economia; infatti, utilizzando la legge della gravità, ad esempio, si può creare un’architettura dell’acqua con cisterne e acquedotti che faccia spendere il minimo indispensabile. Individuando la legge e riconoscendo alle cose la loro dignità e il giusto significato, si apprende cosa significa forma. Perciò il mattone deve essere utilizzato con la dignità che gli spetta e non come un materiale di ripiego; quindi può essere utilizzato per esempio per creare un arco. Lo stesso discorso vale anche per il calcestruzzo o per l’acciaio. Vedere le cose nel modo corretto e coerente, può portare all’isolamento, ma è necessario per prendere coscienza di ciò che si sta facendo.

La Monumentalità è un enigma, perché non esistono regole da seguire per raggiungerla o materiali precisi da utilizzare. Si ha l’idea di monumentalità guardando i monumenti antichi, ma tali immagini non possono essere rievocate perché sono svincolate dal contesto. L’architettura greca utilizzava materiali sollecitati a compressione in cui ogni pietra, posizionata con cura, era un elemento fondamentale strutturalmente; successivamente si introdusse la costruzione dei costoloni di pietre sollecitate a tensione e compressione, che fu utile a erigere altezze libere e campate sempre più grandi, man mano che si affinava la tecnica nel corso del tempo passando dal Romanico, Gotico, Rinascimento e fino alla contemporaneità. Con l’avvento della Rivoluzione Industriale, però, l’uomo ha perso di vista la monumentalità, paradossalmente, perché ha smarrito i principi fondamentali dell’architettura. Con il progresso della tecnologia, la standardizzazione dei manufatti e la facile ricezione dei materiali, si è ridotto notevolmente il lavoro degli ingegneri, i quali hanno iniziato ad affidarsi esclusivamente ai manuali, copiando così com’erano scritte le regole e non sfruttando a pieno le novità proposte dalla scienza e dalla tecnica, come ad esempio l’uso della saldatura, forse per timore di sbagliare, forse per pigrizia e lassismo dovuto all’avvento della produzione industriale. Bisogna utilizzare a pieno gli strumenti che si hanno a disposizione; così una gru deve essere intesa come il prolungamento del braccio del progettista quando crea un modellino, quindi è un aiuto, uno stimolo per la presa di coscienza di una forma. «Si è soliti far ricorso ai manuali, dove si trova tutto quello che si deve sapere. Il manuale vi dice tutto. Vi dirà quale scala va bene, ma non ve lo dirà mai così come voi, architetti, dovete sentirlo».

Architettura/Opera d’architettura. Architettura è il meditato farsi degli spazi, è l’organizzarsi su una pianta delle superfici, è il comunicare sensazioni. L’architettura è la realizzazione di qualcosa di cui si è sentito il bisogno, ma non è presente o materiale, non è classificabile, si trova nello Spirito ed è Volontà di esistere ed affermarsi. Ciò che è esiste, invece, è l’opera di architettura ed è un’offerta all’Architettura. Il campo in cui si lavora in questa professione è il mondo stesso, ma per creare l’opera vengono imposti dei limiti, che si innalzano come un muro attorno a noi. Quando si riesce a toccare il muro, significa che si conosce a pieno la professione e, oltrepassandolo, si può parlare di Architettura. Insegnare Architettura significa analizzare tre aspetti importanti: professione, formazione e opera. L’insegnante deve essere un professionista, deve svolgere l’attività per avere bene a mente come comportarsi in ogni situazione, a contatto con istituzioni e committenti, e deve conoscere la differenza tra scienza, tecnica ed estetica. Secondo essenziale fattore è quello della formazione degli allievi, non solo nell’avvicinarli alla professione e alle conoscenze basilari, di cui l’insegnante è esempio, ma soprattutto nel riuscire a esprimersi con le persone, discorrendo su tutti i saperi, avendo così una formazione eterogenea e aperta al dialogo e al confronto. Infine, bisogna rendersi conto che esiste solo l’Opera di architettura, perché l’Architettura esiste solo nella mente ed è l’incarnazione dell’incommensurabile e si trova nello Spirito. Quando l’opera viene progettata, attraversa le cose misurabili, perché il progetto è appunto la stesura dell’idea secondo la misura, alla fine della costruzione, quando si prende coscienza della forma, l’opera diventa parte del mondo e comunica le qualità incommensurabili dell’Architettura.

Luce/Silenzio. Kahn paragona due fratelli con il manifestarsi della luce. Il primo è l’incarnazione dell’aspirazione a essere-esprimere ed è la luce, l’altro è il desiderio di essere-essere ed è il silenzio. L’aspirazione a essere-esprimere è come un vortice di fuoco danzante che con il tempo si placa e si spegne, facendo rimanere esclusivamente la materia. Quindi la materia è luce consumata ed è generata dall’incontro di luce e silenzio, sulla soglia dell’ispirazione. L’architettura è caratterizzata dall’alternarsi di luce e silenzio, infatti lo spazio interno ha senso solo se qui vi entra la luce attraverso un’apertura, poi riflessa sul muro opposto. Prima di capire tale meraviglia, l’uomo aveva innalzato attorno a sé muri spessi per proteggersi dal mondo esterno e selvaggio, ma, appena è stato mosso dalla voglia di conoscenza interna al suo Spirito, ha creato nel muro un varco a forma di arco, in modo tale da dare valore alla muratura stessa e poter godere del mondo circostante. Successivamente la parte piena del muro si è trasformata in colonnato, un ordine meccanico che scandisce il vuoto e il pieno, che amplifica il gioco di luci e silenzi e rende possibile all’uomo la presa di coscienza della natura e delle leggi dell’universo: lo spazio è luce, la colonna crea silenzio. In questo modo lo spazio interno giustifica quello esterno del contesto, creando un collegamento tra le due parti, dipendenti l’una dall’altra. Infatti se si sottovaluta tale collegamento imprescindibile, si nota come «il tutto sta insieme fisicamente, ma non spiritualmente e, col passare del tempo, risulta evidente la mancanza di ciò di cui l’edificio ha veramente bisogno per esprimersi».

Lo spazio/La stanza. L’Architettura è l’organizzarsi di spazi in una struttura che è dispensatrice di luce. Nel Pantheon, ad esempio, lo spazio non ha direzione, la luce sovrasta dall’oculo centrale in ogni direzione, creando meraviglia in chiunque vi entri e diffondendo l’idea di spiritualità e ritualità. Ogni spazio, quindi, deve comunicare la sua funzione immediatamente, senza bisogno di dargli un nome e ciò si capisce dalla sua conformazione, dalla modalità di realizzazione e dall’orientamento. Deve riferirsi all’Ordine, manifestando un’organizzazione gerarchica, inglobando le funzioni meccaniche e distinguendo spazi serviti da spazi serventi. Il progetto allora sarà definito come una società di spazi. Se in uno spazio, vi si trova un’apertura e vi entra luce, allora avremo una Stanza. Le stanze vengono disposte l’una in relazione all’altra per confermare la loro funzione. La pianta è una società di stanze cioè dove si svolgono le attività utili per lo studio, l’apprendimento, l’incontro e il vivere. La casa è un luogo in cui possono vivere un numero limitato di persone, è caratterizzata da spazi disposti verso il giardino o verso la strada, in cui viene riflesso il modo di vivere degli occupanti. Riferendosi alle funzioni delle parti della casa, si sottolinea come il corridoio deve avere solo la funzione di passaggio, la scala deve presentare misure precise con uno o più pianerottoli, permettendo così la sosta alla persona più anziana, che può avvicinarsi alla finestra e mettersi a contatto con la meraviglia circostante.
La strada su cui si affaccia la casa è lo spazio di accordo nella città, costituendo la Stanza della comunità. Prima, questa idea, era più vicina alla realtà, in quanto, non essendoci automobili come oggigiorno, la strada era un luogo di incontro tra le famiglie, un luogo dove poter vivere della meraviglia della conoscenza, dal gioco all’insegnamento didattico. L’avvento dell’automobile ha creato un distacco tra le persone, perché ha portato con sé l’idea di movimento frenetico e di conseguenza la fine dell’incontro. Questo particolare si nota già dal fatto che i bambini non giocano più per strada e quindi non apprendono più dall’esperienza diretta, non socializzano più e, tali bambini, saranno la nuova generazione sempre più lontana dalla conoscenza dell’Ordine che regola la Natura.

Il patto/Le istituzioni. Alla base del concetto di spazio e stanza, vi è quindi l’idea di relazione e comunione, cioè il Patto tra gli uomini. Non si tratta di qualcosa di scritto ma «va percepito come un’ineludibile richiesta interiore di presenza». Tale patto nacque quando gli uomini si riunirono e decisero di vivere insieme, creando una comunità. Dall’aggregazione di un insediamento in città, si generò la prima Istituzione. Quando un uomo si mise sotto un albero e attorno a lui si riunì un gruppo di persone per ascoltare ciò che aveva da dire, risultato della sua esperienza e quindi sapienza, si creò la prima Scuola, l’Istituzione della Forma-Scuola. La città è caratterizzata, quindi, da un insieme di Istituzioni, cioè aggregazioni nate per rispondere alle esigenze degli uomini. Oggi queste istituzioni si stanno via via sgretolando perché si è persa l’idea iniziale e la sua importanza, continuando ad esistere per abitudine. Poiché nascono dalla voglia di conoscenza e d’incontro, se viene a mancare uno di questi fattori, muore l’istituzione. Ad esempio, il Municipio nasce come luogo di incontro per la città, ma oggi non è più così, perché è esclusivamente il luogo per i funzionari, quindi la città non ha più uno spazio dove gli abitanti possano scambiare reciprocamente le proprie esperienze e quindi apprendere. «Camminando attraverso l’esperienza, l’uomo impara dall’uomo. La conoscenza cala come una polvere d’oro; se la si tocca, dona il potere di prevedere». La scuola è l’insieme di spazi adatti allo studio. È caratterizzata da un atrio che deve dare l’impressione di un Pantheon per ampiezza e luminosità; i corridoi dovrebbero essere come aule per gli studenti, rivolte verso i giardini, dove ci si può incontrare e auto apprendere, perciò si dovrebbe dare la stessa importanza delle lezioni in aula al tempo da dedicare all’apprendimento tra ragazzi; le aule devono essere illuminate naturalmente dall’esterno, dando così più stimoli a studiare e apprendere. Quindi è preferibile svincolarsi dall’idea di scuola omologata che si è diffusa che dà l’idea di una caserma, perché allontana gli studenti dalla meraviglia nei confronti del sapere e dalla volontà di presa di coscienza. Dalla forma della scuola, deriva la forma dell’università. Fulcro sacro per essa è la biblioteca, come luogo dedicato allo Spirito, perché leggere un libro è darsi la possibilità di scoprire nuovi orizzonti e, la stanza che la rappresenta, deve invogliare alla lettura, con una luce naturale, spazi scavati e nascosti dove potersi intrufolare e immergersi nello studio, tavoli ampi dove trovare già libri predisposti alla lettura o all’essere sfogliati. Leggere è un’offerta per la mente perché ti fa entrare in contatto con l’esperienza di altri, incontrandoti con essi nello Spirito e ti dà le conoscenze adatte per poter diventare un “insegnante” per chi ti è vicino. «Un libro è terribilmente importante e nessuno ha mai pagato il giusto prezzo per un libro, perché acquistandolo si paga solo la stampa. Ma il libro è davvero un’offerta, e come tale va considerato». L’Università di Architettura deve essere caratterizzata da aule studio illuminate da luce naturale, di dimensioni che si rapportino all’uso della stanza; quindi se si tratta di aule per lavori di gruppo, si propongono stanze con ampi tavoli su cui poter disegnare e creare, con muri liberi su cui poter appendere i disegni di prova e affacci sui giardini che liberano la Sensazione facendola avvicinare allo Spirito. Queste aule sono molto importanti per chi studia, più dei momenti relativi agli esami, perché l’incontro con i propri colleghi, porta al dialogo e al confronto delle proprie idee, potendo così capire istantaneamente se un’idea può funzionare o meno dalla reazione che ne scaturisce, portando a una crescita nell’apprendimento. Purtroppo le leggi di mercato stanno facendo perdere di vista l’obiettivo dell’Università, perché si pensa più al denaro che alla formazione degli studenti. Non incentrando più la formazione sulla totalità degli aspetti che riguardano l’Architettura, ma proponendo le specializzazioni in settori, si inibisce la mente dello studente. Egli quando entrerà nel mondo del lavoro, esporrà esclusivamente risposte a bisogni contingenti e non riuscirà più a cogliere la totalità dei problemi, delle situazioni e, in larga scala, non raggiungerà mai la conoscenza delle leggi che regolano la Terra. In questo modo non si riuscirà a mantenere in vita le Istituzioni delle città e raggiungere la Monumentalità dei classici, riducendosi a dipendere costantemente dai Manuali. La totalità e la generalità è fonte di ispirazione, se questo pensiero muore, con esso muore l’Architettura.

Gli Inizi/La Rovina. L’insegnante ama gli inizi, perché sa che si dovrà approcciare con studenti di cui non conosce la formazione o la provenienza, ma allo stesso tempo sa che ha l’importante compito di dover comunicare saperi a loro estranei. L’inizio di qualsiasi attività è, quindi, fondamentale perché è il momento in cui sei pronto a prendere la matita e devi segnare sul foglio bianco la prima linea, per poter buttare giù ciò che hai nello Spirito. Sai che verrai deluso, ma è talmente grande la Volontà di approcciarti alla conoscenza che sei disposto a rischiare. Secondo kahn, infatti, il disegno è uno strumento datoci dalla Natura, per poter imparare a vedere; tuttavia non si riferisce al disegno succube del soggetto, bensì a quello che riprende la Forma, eseguito a occhi serrati, lontano dal soggetto in questione. «Amo gli inizi. Per me sono sempre stati fonte di meraviglia. Ritengo l’inizio fondamento del continuare. Se così non fosse, niente potrebbe esistere, nulla esisterebbe». Quando si inizia la costruzione di un edificio, esso è ancora libero dal servire una qualche funzione, ma quando l’edificio è ormai compiuto, non ha nulla da raccontare di interessante, perché la sua funzione è quella di servire a qualcosa. Esso torna ad essere significativo, quando viene abbandonato ed entra in Rovina: la Natura ne riprende possesso, avvolgendolo di foglie e verde, e rendendolo Spiritualmente libero. Ora la costruzione non deve più servire, ma consente di riflettere sullo scorrere del tempo e sulla caducità del fare umano, insignificante nel complesso Ordine della Natura.