Educazione dopo Auschwitz

Walter Benjamin mi domandò una volta a Parigi, durante il periodo del nostro esilio, quando io tornavo a volte ancora sporadicamente in Germania, se in quel paese ci fosse un numero sufficiente di aguzzini pronti ad eseguire gli ordini dei nazisti. C’era. La domanda ha una sua profonda ragion d’essere. Benjamin intuiva che gli uomini che materialmente commettevano quegli orrori, al contrario degli assassini da scrivania e degli ideologi, agivano in contrasto con i loro stessi interessi immediati e, assassinando gli altri, diventavano gli assassini di se stessi. Temo che non si potrà impedire, neppure con le misure di un’educazione tanto ampia (…) che gli assassini da scrivania continuino a prosperare. Ma contro il fatto che vi siano uomini che in fondo, proprio perché sono schiavi, compiono qualcosa che perpetua la loro schiavitù, degradando così se stessi; contro il fatto che vi siano ancora dei Boger e dei Kaduk, è invece possibile fare qualcosa con l’educazione e con l’illuminismo.

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La Scuola di Francoforte - La storia e i testi

Einaudi 2005, pag. 279.

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