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 Oggetto del messaggio: "La Casta" di Rizzo e Stella
MessaggioInviato: martedì 30 ottobre 2007, 15:44 
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Sitosophia
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Ho finito da poco di leggere "LA CASTA" di Rizzo e Stella sui costi (spropositati e degni solo di vergogna) della politica italiana.
Uno studio giornalistico preparato e raccontato in modo serio ma al tempo stesso semplice, diretto e aneddotico.

Penso che non meriti una recensione ma la nostra politica va tenuta in considerazione, sempre e anche in questo modo. Intendo perciò fornire in questo nuovo argomento quanti più dettagli possibile tratti dal libro affinchè suscitino un dibattito interessante. Per adesso solo la dichiarazione di intenti. A proposito, conoscete il libro? Che ne pensate?

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Triad
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MessaggioInviato: martedì 30 ottobre 2007, 22:45 
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Non ho letto il libro ma continuo a seguire il dibattito che ne è seguito.
Si tratta di un argomento -e soprattutto di una "vergogna", appunto- decisivo e quindi mi sembra un'ottima idea da parte sua illustrare e commentare i contenuti del testo.

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MessaggioInviato: martedì 30 ottobre 2007, 23:06 
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Il libro non l'ho letto, ma ovviamente ne ho sentito parlare tantissimo.

Potresti chiarirmi il significato con cui il termine "casta" è utilizzato nel testo?

C'è o non c'è il voto?
Gran parte degli italiani (siciliani in primis) eleggono o non eleggono questa gentaglia?

Secondo me, c'è un punto - il voto - in cui è ancora possibile agire e dare una svolta a quello che potremmo definire (alla Benigni) "un magna magna generale".

Che ne pensi?
Rizzo e Stella che ne dicono? Si limitano ad un'analisi dei fatti o ne traggono le conclusioni e cercano soluzioni?

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MessaggioInviato: martedì 30 ottobre 2007, 23:09 
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Piuttosto Davide, se vuoi il mio parere una "recensione" potrebbe starci benissimo!

Però pensavo una recensione "sui generis", in cui togli spazio al testo (conosciutissimo) ed aggiungi invece le tue riflessioni personali.

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MessaggioInviato: martedì 30 ottobre 2007, 23:39 
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Prima di scrivere, come ha apprezzato il Prof. Biuso, qualcosa del testo, rispondo subito alle tue domande, Giofilo: per casta si intende quella parte sociale che si auto-ritaglia dei privilegi, in Italia la casta dei politici. E' usato il termine in senso inverso rispetto alla casta indiana dove serve a distinguere gli intoccabili in senso negativo e spregiativo; i politici sono intoccabili nel senso opposto, che ben si capisce. Il voto... il testo non trae conclusioni precise ma nemmeno lascia solo i dati (sconfortanti) di cui parlerò (oggi è troppo tardi!), in realtà è evidente la conclusione: la politica italiana (non tutta ma comunque alla radice) è intessuta di corruzione, interessi personali e sfacciataggine che chiude il cerchio intorno a sè modificando le leggi che potrebbero perseguirla penalmente. I due giornalisti lasciano parlare i dati e non si abbandonano a particolari e specifiche conclusioni (perchè comunque evidenti), tantomeno quindi a soluzioni di sorta. Solo buoni auspici.
A presto.

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 Oggetto del messaggio: Indice e introduzione
MessaggioInviato: sabato 10 novembre 2007, 11:40 
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Eccoci dunque. Una panoramica con l'indice dei capitoli e dei sottotitoli, poi i contenuti essenziali dell'introduzione.

INDICE
Una oligarchia di insaziabili bramini
Da Tocqueville a De Gregorio: la deriva della classe politica

1. E pensare che dormivano in convento
Dai paltò in prestito di De Gasperi agli sfarzi hollywoodiani

2. Un palazzo di quarantasei palazzi
Spese impazzite nell'infinita moltiplicazione delle sedi

3. Quattro regine al prezzo d'un Napolitano
Costi segreti al Quirinale, on-line a Buckingam Palace

4. Prodigi: in volo 37 ore al giorno
Da Berlusconi a Bertinotti, tutti via con gli aerei di Stato

5. "Mia dia un'autoblu, tipo Rolls-Royce"
Hanno promesso tutti di tagliarle, ma sono sempre di più

6. Seggi lasciati agli eredi come case o comò
La Loggia e Mancini, Craxi e Di Pietro, al potere per dinastia

7. Perso il Rolex d'oro? Paga la Camera
I privilegi: dalle scorte ai ristoranti meno cari delle mense operaie

8. Baby pensionati di 42 anni
E c'è chi ha avuto il vitalizio senza mai sedere a Palazzo Madama

9. Politica & Affari: Onorevoli SpA
Dalle casalinghe ai tunnel, dalle cliniche alle banche padane

10. Come puntare un euro e vincerne 180
Ma il referendum non aveva abolito il finanziamento pubblico?

11. Meglio a noi che a Madre Teresa
Più sconti fiscali per le donazioni ai partiti che ai bimbi lebbrosi

12. AAA Cercasi poltrona per trombato
Migliaia di cariche nelle società pubbliche per sistemare gli "ex"

13. Sa tutto di carceri: commercia pesce!
Quei 146.000 consulenti spesso inutili, dalle maghe agli enti ippici

14. Una casta nel cuore della Casta
Perché i Grand Commis sono quasi più potenti dei ministri

15. Fate largo: Sua Maestà il Governatore!
Sprechi, clientele e manie di grandezza delle Regioni ordinarie

16. Ultimo lusso, atterrare sotto casa
Dalla Sicilia alla Val d'Aosta, le spese pazze delle Regioni autonome

17. Le Province sono inutili? Aumentiamole
Tutti falliti i tentativi di abolirle: servono a distribuire posti

18. Il signor sindaco ha fatto crac
La ricerca del consenso e i bilanci comunali in profondo rosso

Riduttivo comunque per comprendere la mole di "pena" che si prova leggendo interamente i capitoli. Dunque: ne esorto l'acquisto.

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 Oggetto del messaggio: INTRODUZIONE
MessaggioInviato: sabato 10 novembre 2007, 12:46 
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L'introduzione esordisce mettendo al corrente di certe "comunità montane" calabresi a 39 metri sul livello del mare dicendo che
Cita:
le Comunità montane sono solo un pezzetto della grande torta. Ma possono aiutare forse meglio di ogni altra cosa a capire come una certa politica, o meglio la sua caricatura obesa, ingorda e autoreferenziale, sia diventata una Casta e abbia invaso l'intera società italiana. Ponendosi sempre meno l'obiettivo del bene comune e della sana amministrazione per perseguire piuttosto quello di alimentare se stessa. Obiettivo sempre più disperato e irraggiungibile via via che la bulimia ha contagiato tutti: deputati, assessori regionali, sindaci, consiglieri circoscrizionali, assistenti parlamentari, portaborse e reggipanza. Fino a dilagare nel tentativo di strappare metro per metro nuovi spazi, nelle aziende sanitarie, nelle municipalizzate, nelle società miste, nelle fondazioni, nei giornali, nei festival di canzonette e nei tornei di calcio rionali... Una spirale che non solo fa torto alle migliaia di persone perbene, a destra e a sinistra, che si dedicano alla politica in modo serio e pulito. Ma che è suicida: più potere per fare più soldi, più soldi per prendere più potere e ancora più potere per fare più soldi... (pp. 7-8 )

La montagna "clientelare", nata per distribuire fondi abusivamente (stiamo parlando di 12 miliardi di euro) e che coinvolge "almeno un terzo delle Comunità" definite appunto montane, è solo l'inizio, dunque.
Poi si parla di tante magagne che nel seguito troveranno ampio spazio, di cui perciò non tratto qui, ma dei privilegi va riportata qualcosa.
Cita:
...L'indennità è infatti solo una parte della paga vera e propria, come la considera qualunque cittadino. E che comprende ogni mese un sacco di altre voci. Quali la diaria: 4003 euro, meno 258 per ogni giorno di assenza ma solo "dalle sedute dell'Assemblea in cui si svolgono votazioni qualificate" e solo se il senatore manca per più del 70% delle votazioni nell'arco della giornata. Più il rimborso forfettario delle spese di viaggio: 554 euro per chi risiede a Roma, da 1108 a 1331 per chi abita fuori a seconda se sta a meno o a più di 100 chilometri dall'aeroporto o dalla stazione più vicini. L'aereo e il treno sono gratis.
Più 258 euro di "spese per viaggi internazionali d'aggiornamento". Più 346 euro per "spese telefoniche". Più un "rimborso forfettario per le spese sostenute per retribuire i propri collaboratori e per quelle necessarie a svolgere, anche nel collegio elettorale, il mandato": 4678 euro, in parte (1638) dati direttamente al senatore medesimo e in parte (3040) al suo gruppo parlamentare. Fatti i conti, un senatore che vive a Roma e partecipa con regolarità ai lavori incassa ogni mese 12.032 euro netti. Uno che vive a Potenza o a Sondrio, coi rimbrosi più alti, 12.809. (p. 12)

Gli autori tengono a precisare poi che:
1. l'Italia è in Occidente il paese con più parlamentari eletti;
2. lo stipendio di un deputato è cresciuto dal 1948 a oggi - inflazione considerata - di sei volte;
3. "nessuno si avvicina ai 149.215 euro di stipendio base dei nostri deputati europei";
4. scandalosa - tra le altre cose - è "l'insofferenza di molti parlamentari verso chi calcola nel loro stipendio anche i soldi per il collaboratore" che in realtà gestisce a proprio piacimento: "ipocrisia fino all'indecenza" (pp. 13-14).
Ampio spazio è dedicato alla vicenda imprenditoriale e politica di Sergio De Gregorio: una ditta di abbigliamento, scarpe, ombrelli e qualt'altro diventa pian piano - a forza di legami politici - un vero partito "fantoccio" che "si è ritrovato nel 2006 a essere l'ago della bilancia che poteva salvare o affossare Prodi" (p. 17). Impossibile riassumere tante e tali "storie" senza riportare il libro intero. Tanti misteri,
Cita:
Misteri però tutti dentro un sistema profondamente marcio. Dove il braminosa che, una volta varcato l'ingresso del Palazzo della Casta, è a posto. In eterno. Perchè troverà sempre qualcuno, davanti a qualsiasi grattacapo, pronto a difenderlo in cambio di un voto. (p. 20)

Qualche "costo della politica": della Camera, che negli ultimi quindici anni è aumentato da 636 a 1004 milioni di euro (inflazione considerata); di Palazzo Madama, nei cinque anni berlusconiani, 2202 milioni di euro. Ma gli autori insistono: questo è niente.
Chiude l'introduzione al volume l'amara realtà siciliana di "don" Vincenzo Lo Re, "erede di una dinastia rimasta sul trono di Militello quasi più dei Savoia su quello d'Italia, fin dai tempi in cui il bisnonno entrò in consiglio comunale a metà Ottocento" (p. 23), e che oggi dà posti a moglie, figli, parenti ed amici. Indescrivibilmente vergognoso.
Alla prossima.

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MessaggioInviato: sabato 10 novembre 2007, 13:15 
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Impressionante.
E soprattutto vero.
Nessuno, infatti, dei "bramini" (ma la parola forse è mal trovata perché i bramini indiani sono tutt'altra cosa...), nessuno -dicevo- ha potuto smentire o tantomeno querelare.

Ieri alla radio ho sentito di una "Casa Sicilia" aperta in uno dei boulevards più esclusivi di Parigi, con 30 metri di vetrine sulla strada e dove troneggia il gonfalone dell' "Assessorato al turismo e alla pesca" della nostra disgraziata Isola.

Spese folli con i nostri danari.
No ho simpatia per la Rivoluzione francese (definita da Nietzsche un' "orgia della mediocrità") ma forse l'unica soluzione in questa Italia sarebbe la ghigliottina...
Continui, Triad, ad amareggiarci, l'importante è sapere.

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Biuso ha scritto:
"bramini" (ma la parola forse è mal trovata perché i bramini indiani sono tutt'altra cosa...)

Ha perfettamente ragione, Prof. Biuso, ma cito gli autori (p. 15):
Cita:
Dei bramini, ecco cosa sono diventati i politici italiani. Partoriti non da Brahma ("Davvero grandi sono gli dei nati da Brahma" dice la genesi dell'Atharvaveda, una delle opere sacre dell'induismo), ma da un sistema partitocratico malato di elefantiasi.

In più quello che Lei riporta,
Biuso ha scritto:
Ieri alla radio ho sentito di una "Casa Sicilia" aperta in uno dei boulevards più esclusivi di Parigi, con 30 metri di vetrine sulla strada e dove troneggia il gonfalone dell' "Assessorato al turismo e alla pesca" della nostra disgraziata Isola.

è accennato anche nel libro!
Sulla ghigliottina... sono d'accordo sul fatto che in certe "saturazioni" storiche ignorare le leggi costituite (ora clientelari e personalizzate...) sia un dovere morale e sociale: la rivoluzione sembra l'unico senso delle parole.

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Casa Sicilia S.P.A. Parigi

Certo che quel "obbiettivi" nel menù laterale la dice lunga :shock:

Grazie Davide per il piccolo assaggio del libro!

Una rivoluzione italiana? Mi sembra difficile. Dovremo arrivare a morire di fame, come il Terzo Stato. Mentre i nostri Luigi festeggiano nei salotti strafregandosene del popolo. Bhè...allora siamo già a metà strada!

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MessaggioInviato: sabato 10 novembre 2007, 16:43 
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Giofilo ha scritto:

Casa Sicilia S.P.A. Parigi

Certo che quel "obbiettivi" nel menù laterale la dice lunga :shock:




Forse, giofilo, voleva rimarcare l'obietteivi, scritto proprio così nell'intestazione html della pagina, alla palermitana :lol:

Ma al di là di questo, è la grafica dell'intero sito che a me sembra orribile, nello stile delle peggiori "Pro Loco"...e chissà quanto hanno pagato l'azienda che glielo ha costruito.

Aveva proprio ragione Jacob Burckhardt: «sulla terra è la volgarità che è immortale» (Sullo studio della storia, Boringhieri 1958, pag. 214).

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 Oggetto del messaggio: CAPITOLO 1
MessaggioInviato: martedì 13 novembre 2007, 11:43 
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Il primo capitolo tenta un confronto tra i primi parlamentari e senatori e quelli attuali. Si parte da lontano.
Cita:
Certo, il principio che la politica fosse un servizio da rendere gratuitamente come prevedeva un tempo l'articolo 50 dello Statuto Albertino ("Le funzioni di senatore e di deputato non danno luogo ad alcuna retribuzione") era stato abbandonato da un pezzo. Già nel 1913 i deputati si erano auto-attribuiti una modesta indennità, ma solo a titolo di rimborso spese. Indennità confermata e aumentata nel 1925 dal regime fascista. Ancora come "rimborso spese".
L'idea che il pubblico denaro dovesse essere "rispettato", tuttavia, era diffusa. Con qualche punta addirittura di ascetismo morale. (p. 27)

Si forniscono diversi esempi di "modestia" di Camera e Senato, sensazione che viene esasperata se confrontata con la situazione odierna. Si parla di Fanfani, ministro che viveva nella comune cattolica con la famiglia mangiando pasta e fagioli, in un periodo in cui, cito, "la povertà veniva addirittura teorizzata" (p. 29); di De Gasperi che incontra capi esteri partendo per Bruxelles con due valigie regalategli da una ditta per "non far sfigurare l'Italia" e con un cappotto in prestito; della famiglia Iervolino, emblema forse della vita dei politici di allora (pranzi e cene in un convento postbellico, letti improvvisati, attesa di un decennio per una casa propria); più recente, anche di Scalfaro che, ex-presidente, vive in un "appartamento qualunque di un qualunque quartiere", non solo in confronto alle ville faraoniche di certi deputati. Rarissime, poi, le autoblu e le scorte. Ai tempi, dicono gli autori, la paga del parlamentare, già intorno agli anni Settanta, era il doppio o il triplo di quello del lavoratore medio. Ma "fate voi il parallelo con oggi" (p. 34), dicono provocatoriamente. Le tabelle in fondo al volume spiegano questo e molto altro di cui parlerò alla fine di questi "sunti".
L'ultima pagina del capitolo parla invece di attuali
Cita:
ostentazioni di improvvisa ricchezza di personaggi anche di secondo piano quali il democristiano forzista Angelo Sanza, che vive in uno stupendo casale ristrutturato a cinque minuti a piedi da piazza del Popolo. Una villa dotata, oltre che di un ascensore interno, di una sala fitness, un campo da tennis, una vasca in mosaico tardo pompeiano a forma di mezzaluna turca proprio accanto al letto, di uno sfizio hollywoodiano. Dal tunnel che porta al garage il nostro arriva sotto la piscina, guarda in alto e, scrive Denise Pardo, "s'illumina vedendo nuotare nell'oblò, come una sirena, la sua Aurora". Il tutto di proprietà del demanio. E avuto in "comodato d'uso" per 19 anni.
Chissà cosa avrebbe detto, il vecchio Alcide De Gasperi... (p. 36)

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MessaggioInviato: mercoledì 14 novembre 2007, 19:53 
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Per fortuna, la Filosofia la pensa diversamente :wink:
Sto leggendo La Repubblica (tutta e non a pezzettini-crediti). Alla fine del terzo libro (dove sono arrivato), si parla dei guardiani:

Cita:
essi [i guardiani] debbano attenersi, nel modo di vivere e di abitare, ai
seguenti precetti. Innanzitutto nessuno possieda sostanze proprie, se non quelle strettamente necessarie; in secondo luogo nessuno abbia un'abitazione e una dispensa in cui non possa entrare chiunque lo desideri.
Quanto al sostentamento di cui necessitano atleti della guerra temperanti e coraggiosi, in base a un accordo con gli altri cittadini ricevano un compenso per il servizio di guardiani che non sia né superiore né inferiore al loro fabbisogno annuale. Vivano in comune partecipando ai banchetti pubblici come se fossero all'accampamento. Occorre poi dire loro che da
sempre hanno nell'anima oro e argento divino, dono degli dèi, e non necessitano affatto di quello umano; quindi è un'empietà contaminare quel possesso mescolandolo all'acquisto di oro mortale, perché molte azioni empie sono state compiute per la moneta del volgo, mentre quella che portano dentro di loro è pura. Anzi, essi siano gli unici, tra tutti i cittadini, a cui non sia lecito maneggiare e toccare oro e argento, né entrare in una casa che lo contenga, né portarlo al collo, né bere da boccali d'argento o d'oro. Così potranno restare incolumi e salvare la città. Ma quando possederanno terra, case e moneta propria, e diventeranno amministratori e contadini anziché guardiani, padroni ostili anziché alleati degli altri cittadini, passeranno tutta la vita a odiare e ad essere odiati, a tendere insidie e ad essere insidiati, e avranno molta più paura dei nemici interni che di quelli esterni, correndo ormai sull'orlo della rovina, essi e il resto della città. In considerazione di tutto ciò», conclusi, «dobbiamo dire che questa dev'essere la condizione dei guardiani per quanto riguarda l'abitazione e le altre necessità, e questo dobbiamo stabilire per legge, oppure no?»

«Senz'altro», rispose Glaucone.


In grassetto o messo le parti che ben si adattano al clima politico attuale.

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Segnalo questo sito, se può interessare un po' di discussione sul libro.

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Per motivi personali, mi scuso con chi si attende il seguito de La Casta. Chiedo a costoro un po' di pazienza. A presto.

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Tornando a noi, il capitolo 2 affronta le vergogne immobiliari dei nostri politici. Sono felicemente costretto a citare ampiamente l'esordio del capitolo.
Cita:
Che i parlamentari siano generosi solo con se stessi è falso: sanno esserlo anche con gli altri. A volte. Al costruttore romano Sergio Scarpellini, che ricambia con affettuosi finanziamenti ai partiti senza fare lo schizzinoso sul loro colore, hanno fatto fare ad esempio un affare fantastico. Scelti quattro palazzi nel cuore della capitale, il cosiddetto «complesso Marini», invece che comprarli direttamente hanno deciso di entrarci come inquilini. Garantendo un affitto così alto, per 9 anni più altri 9, da permettere al nostro di pagare comodamente, senza affanni, le rate dei mutui accesi per acquistare gli edifici in questione. Uno sposalizio alla fine del quale la Camera si ritroverà ad aver pagato complessivamente in 18 anni, al valore della moneta attuale, per la sola locazione, la bellezza di 444 milioni e mezzo di euro senza esser diventata proprietaria di un solo mattone. E il fortunato locatore, estinto il mutuo, si ritroverà padrone dell'intero complesso. (p. 37)

In più il Comune di Roma nel 1999 ha finanziato i lavori di restauro con quasi 2 milioni di euro, mentre la società scarpelliniana "Milano 90", intestataria dei contratti del complesso Marini, evadeva il fisco comunale (l'Ici) per circa 1,7 milioni di euro. E Veltroni ha pure concesso di diluire il pagamento di questi arretrati in rate fino al settembre 2009.
Non finisce qui: affittare le strutture del "Marini" (45.074 mq) per meno di 20 anni
Cita:
ci costerà alla fine un totale di 652.703.728,32 euro. Di cui, appunto, 444 milioni e rotti di sola locazione. Una cifra che (...) avrebbe consentito nel 2006 di comprare nel pieno centro di Roma edifici per oltre 63.000 metri quadrati ristrutturati. (p. 40)

Secondo gli autori
Cita:
I bilanci dei palazzi del Palazzo, ecco il punto, sono la prova di come la politica, sia coi governi di destra sia con quelli di sinistra, abbia continuato negli anni a divorare soldi alla faccia delle quotidiane denunce di conti in rosso e dei quotidiani appelli ai cittadini perché tirino la cinghia. (...) Camera e Senato nel 1948 occupavano quattro edifici. Oggi ne hanno una trentina. Vorremmo essere più precisi ma è impossibile: spesso un palazzo, l'abbiamo visto col complesso Marini ma vale anche per quelli di vicolo Valdina, ne ha inglobato un altro e un altro ancora. E il totale ormai, con ogni probabilità, non lo conosce più neanche il Catasto.
Sono talmente tanti che i soli traslochi dall'uno all'altro (ogni volta che un gruppo parlamentare, una commissione o un singolo senatore cambia stanza) sono costati per «facchinaggio» 1.275.000 euro nel 2006, con un «ritocco» di 45.000 euro rispetto al 2005. Come mai l'aumento? (...) Misteri. Sui quali non può mettere il naso nessuno. Neppure la Corte dei Conti. Il Parlamento, sensato o spendaccione, è sovrano. Al punto che ogni anno comunica al Tesoro quanto vuole e il Tesoro, anche se la cifra è spropositata, non può che chiedere amichevolmente un po' di sobrietà. Fine. (p. 41)

In casi come questi la tentazione è quella di citare l'intero capitolo, ma non si può. C'è molto, molto altro, però. Gli autori sottolineano poi anche il fatto che la casta non dà mai segni di imbarazzo; in realtà
Cita:
solo nei casi in cui, scusate il bisticcio, il troppo è troppo troppo. Come nel caso del tunnel che avrebbe dovuto unire Montecitorio a una delle sue numerose dépendance, il Palazzo Theodoli-Bianchelli su via del Corso. Progetto abolito, non senza sbuffi di esasperazione verso i giornalisti impiccioni, soltanto dopo che era stato svergognato sul «Corriere». Da un palazzo all'altro saranno, a esagerare, cinque passi. Lo stanziamento previsto era di 5.220.000 euro. Un milione di euro a passo. Quasi il triplo di quanto costò a metro l'Eurotunnel sotto la Manica. (p. 43)

Per non parlare - e concludo - dei restyling.
Cita:
Quanto siano costati questi restyling, nella prima e nella seconda delle «ere berlusconiane», non è chiaro. Ma alla nuova «padrona di casa», Flavia Prodi, l'appartamento a Palazzo Chigi non piacque per niente: «È un posto che toglie il fiato» disse. Spiegando che tra marmi, arazzi e stucchi «sembra una prefettura». Al punto che lei, donna pratica, preferiva quello di Bruxelles «arredato con mobili Ikea». Amen: il fatto è fatto. In ogni caso, se anche avesse voluto dare una sistematina, non c'era più un centesimo: le gestioni dei cinque anni del Cavaliere, dal 2001 al 2005, dai fiori al catering, dalla tappezzeria alle tende, erano costate infatti ai cittadini italiani una tombola: 1.143.877 euro. (p. 46)

Basta, per ora.

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 Oggetto del messaggio: More (Utopia)
MessaggioInviato: domenica 25 novembre 2007, 11:03 
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Mi pare calzante, dopo la citazione da parte di Giofilo della Repubblica di Platone, citare un altro filosofo che al sogno repubblicano - come da Platone inteso - è stato affezionato: Thomas More.
In Utopia afferma:
Cita:
[...] Sembra a me [interlocutore di More] che dovunque vige la proprietà privata, dove il denaro è la misura di tutte le cose, sia ben difficile che mai si riesca a porre in atto un regime politico fondato sulla giustizia o sulla prosperità, a meno che tu [More] ritenga che la giustizia si attui là dove le cose migliori vanno ai soggetti peggiori, o che si instauri la prosperità dove tutte le ricchezze sono spartite fra pochissime persone: e neppure queste possono dirsi pienamente a loro agio quando tutti gli altri sono ridotti nella miseria. [...]

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 Oggetto del messaggio: CAPITOLO 3
MessaggioInviato: martedì 27 novembre 2007, 13:38 
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La trasparenza. E' il tema fondamentale del terzo capitolo, in fondo.
Indice della sua assenza, in Italia, è la segretezza dei costi del Quirinale, della Camera, del Senato e di quasi tutto il resto. Come dicono gli autori, è una questione di cultura, che ci caratterizza negativamente. Soprattutto al confronto con paesi come il Regno Unito, un paese che invece nella propria storia ha radicato l'ottimo bilanciamento tra riservatezza privata e trasparenza dei conti pubblici.
Citando,
Cita:
Sulla trasparenza (...) Dio salvi la regina. La quale ha messo on-line tutti i suoi conti: tutti. Precisando quanto spende per questo e quanto spende per quello fin nei dettagli. Fino all'ultimo centesimo.
Da noi no: segreto. Il bilancio del Quirinale è vietato ai cittadini. (p. 50)

Il confronto è poi vergognoso proprio sui costi, oltre che sulla cultura.
Cita:
La convinzione democratica che chi sta ai vertici del potere abbia il dovere (non la facoltà: il dovere) di rendere conto del pubblico denaro è talmente radicata che una tabellina indica, con nome e cognome, lo stipendio dei massimi dirigenti. Sappiamo quindi che la busta paga di Lord Chamberlain (Richard Luce fino all'11 ottobre del 2006, poi William Peel) è stata di 97.000 euro, quella del segretario particolare della regina Robin Janvrin di 253.000, quella del responsabile del Portafoglio privato Alain Reid di 276.000, quella del Maestro di Casa David Walker 191.000 euro.
E da noi? Boh... Fu solo grazie a un'interrogazione parlamentare di Filippo Mancuso, l'ex ministro della Giustizia ricco di entrature nei gangli più impenetrabili della macchina statale, che nel 1995 finì nel mirino lo stipendio di Gaetano Gifuni (... il quale) cumulava allora due introiti favolosi. Lo stipendio di segretario generale del Colle e la pensione di ex segretario generale del Senato. Totale: 45 milioni di lire al mese. Netti. Per 15 mensilità. Lui smentì. Tre giorni dopo saltò fuori la dichiarazione dei redditi del 1993, primo anno in cui aveva cumulato le due entrate. Il reddito era inferiore a quello denunciato da Mancuso ma niente male: 799.483.000 lire. In valuta attuale, 557.000 euro. Molti di più di quelli che prendeva il capo dello Stato. (pp. 53-54)

Per di più
Cita:
in Inghilterra, la regina ha deciso di fornire ai cittadini non solo tutti i particolari del bilancio ma di far certificare questo bilancio dalla Kpmg. Ve l'immaginate il Quirinale che si abbassa (che umiliazione! che umiliazione!) al pari di una qualsiasi monarchia inglese ad affidare i conti a una società di revisori? (p. 55)

Tagliando corto, la commissione Sabino Cassese - ci informano gli autori - aveva messo al corrente già nel 2001 che c'erano molte funzioni che potevano essere eliminate (si gonfiava il personale senza alcuna trasparenza); ci sono infatti oggi 1859 addetti come personale di servizio al Quirinale, al costo di 152 milioni e mezzo di euro; 1072 persone per la difesa (tra corazzieri, esecutivi, direttivi e ausiliari, civili e militari, collaboratori a tempo pieno), solo per fare alcuni esempi.
Insomma, alla regina Elisabetta II fu chiesto di dimezzare le spese e l'ha fatto. Le spese in Italia sono invece aumentate:
Cita:
I numeri più ustionanti (...) sono quelli assoluti. La «macchina» del Quirinale costava nel 1997 «solo» 117.235.000 euro. Dieci anni dopo costa 224 milioni (più altri 11 che arrivano al Colle da «entrate proprie quali gli interessi attivi sui depositi e le ritenute previdenziali»). Un'impennata del 91%. Si dirà: c'è stata l'inflazione. Giusto. Fatta la tara, però, l'aumento netto resta del 61%. Per non dire del paragone con vent'anni fa. Sapete quanto costava la presidenza della Repubblica nel 1986? In valuta attuale meno di 73 milioni e mezzo di euro. Il che significa che in vent'anni la spesa reale, depurata dall'inflazione, è triplicata. Mentre lassù in Gran Bretagna veniva più che dimezzata. Col risultato che oggi Buckingam Palace costa un quarto del Quirinale. È tirchia Elisabetta II o sono spendaccioni al Colle? (pp. 59-60)

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MessaggioInviato: martedì 27 novembre 2007, 16:59 
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A proposito di corruzione nell'amministrazione dello Stato - perdonerete le citazioni ma sono sempre attuali - mi piace ricordare Tommaso Campanella (Aforismi politici, 1594 ca.):
Cita:
Dove a caso entrano nelli ufficii, cioè perché sono figli del re, sono re, perché sono figli dei nobili, sono ufficiali, o perché sono parenti dei regnatori, o amici, o perchè sono ricchi, e comprano la degnità, e non perché sono buoni e savii, ivi la repubblica va sempre rovinando.

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MessaggioInviato: martedì 27 novembre 2007, 17:07 
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Povera Regina! Com'è costretta a vivere :roll:

La cosa ancor più grave (cioè che aumenta la spesa ancora di più) è che lo spreco di posti di lavoro (quindi di stipendi) inutili è ancora più presente nelle amministrazioni locali.

La Sicilia, poi, è la regione che paga più stipendi di tutte le altre.

Per fare cosa, poi? A mio modestissimo parere, per mantenere gli sporchi traffici della mafiosa Presidenza. Ad esempio, dare il promesso posto di lavoro ai propri elettori importanti (cioè quelli che, a loro volta, portano molti voti).

I risultati si vedono: le amministrazioni in Sicilia (quella regionale e quelle comunali) sono per lo più dei baracconi per nullafacenti, che stanno con i piedi sulla scrivania, in attesa dello stipendio mensile. Lo sa chi ha mai provato a "sbrigare delle carte" in un qualsiasi ufficio siciliano.

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"ogni negligenza è deliberata, ogni incontro casuale un appuntamento, ogni umilazione una penitenza, ogni successo una misteriosa vittoria, ogni morte un suicidio". Jorge Luis Borges, Deutsches Requiem

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