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 Oggetto del messaggio: Storia della scienza e storia della filosofia - interferenze
MessaggioInviato: martedì 24 novembre 2009, 19:48 
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Sitosophia
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Sitosophia è lieta di presentare la quarta edizione del Caffè Filosofico.
Ringrazio gli amici che l'hanno voluta e resa possibile.

Ospite del primo incontro sarà il dott. Luigi Ingaliso e si discuterà del rapporto tra storia della scienza e storia della filosofia. L'incontro si terrà nell'aula seminari (secondo piano, vicino l'Aula magna) lunedì 30 novembre.

Vedi la locandina.

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«Il mondo non è che una scuola di ricerca. Non importa chi raggiungerà la meta, ma chi farà la più bella corsa. Può fare lo sciocco tanto chi dice il vero quanto chi dice il falso: poiché si tratta del modo, non dell'essenza del dire» (Montaigne, Saggi, III.8).


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 Oggetto del messaggio: Re: Storia della scienza e storia della filosofia - interferenze
MessaggioInviato: martedì 24 novembre 2009, 22:37 
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Nei limiti del tempo è possibile consultare in preparazione all'incontro Guido Canziani, Storia della scienza,storia della filosofia:interferenze,Franco Angeli editore e/o Paolo Rossi, Storia e filosofia.Saggi sulla storiografia filosofica, Einaudi (entrambi i testi sono disponibili nella biblioteca di Facoltà).


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 Oggetto del messaggio: Re: Storia della scienza e storia della filosofia - interferenze
MessaggioInviato: venerdì 27 novembre 2009, 19:25 
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Sitosophia
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Ne ha dato annuncio anche il sito di Facoltà.

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 Oggetto del messaggio: Re: Storia della scienza e storia della filosofia - interferenze
MessaggioInviato: martedì 1 dicembre 2009, 0:14 
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Che il Caffè filosofico abbia avuto un buon inizio, sembra evidente dall'affluenza odierna all'incontro e dal dibattito che, dopo la discussione del dott.Ingaliso, si è protratto per quasi un'ora, con toni vari e piuttosto concitati.

Per quel poco che posso cercherò di riassumere i punti nevralgici della questione discussa, riportando non solo la relazione iniziale ma anche qualche intervento dei presenti. Naturalmente cade tutto sulle mie spalle, quindi perdonate eventuali errori di comprensione e attribuzione di pensieri. Tra l'altro sono molti i nomi che non conosco di coloro che hanno preso parte al dibattito. Prego quindi i lettori di inserire ciò che manca e magari, per chi lo ritenga opportuno, continuare la discussione.

Il dott.Ingaliso ha brevemente, ma in maniera piuttosto incisiva, delineato le tappe storiche del rapporto scienza-filosofia, dall'antica Grecia ai tempi nostri. Partendo dal saggio di Gianni Micheli (in Canziani (a cura di), Storia della scienza, storia della filosofia: interferenze, Franco Angeli editore) si è visto come per la grecità non esistesse alcuna dicotomia tra scienza e filosofia, né tanto meno tra scienza (come conoscenza teoretica) e tecnologia (come approccio pratico). La scienza come “conoscenza” nasce dal tentativo di rispondere a problemi “piuttosto pratici” e solo con Platone e Aristotele i confini tra espisteme e techne cominciano a definirsi in maniera più particolare. La metafisica aristotelica è, da questo punto di vista, quella scienza (dire scienza o filosofia è identico) che orienta le altre nella misura in cui stabilisce su cosa sia necessario indagare. La questione non è legata al “come” delle cose, ma al “perché”: se ne vogliono conoscere le cause. E pensare l'essere e volerne rintracciare, se vogliamo, le categorie che lo rendono tale (fare appunto metafisica) è qualcosa di assolutamente greco. L'astrarre dal particolare per farne scienza.
Potremmo dire che da un inizio induttivo (dai problemi ai principi) si procede poi per deduzione (dai principi ai problemi). Filosofia e scienza sono la medesima cosa, entrambe “scienza del reale”.

Il passaggio all'età moderna è dirompente. Come Cassirer ha ben messo in evidenza nella sua Storia della filosofia moderna, è con Cartesio e Galilei che la natura viene matematizzata (echi pitagorici?). Il “libro della natura” appare scritto in termini matematici, che è non soltanto necessario ma possibile indagare e scoprire. Si tratta proprio di questo: fare scienza significa scoprire ciò che esiste, svelare un mondo “velato”. Sapere “come” le cose accadono e non “perché” (si noti la differenza con la grecità). Scienza e filosofia sono ancora la medesima cosa. Galilei stesso sembra amasse più dirsi filosofo che matematico: la scienza è solo una filiazione della filosofia che è e resta indagine prima sulla realtà (non a caso Newton scriverà I principi matematici della filosofia naturale).

Settecento e Ottocento sono i secoli della specializzazione. Nasce la convinzione che sia necessario tenere ben separato l'ambito filosofico da quello scientifico. Il passaggio al Positivismo e poi al Neopositivismo è immediato. La filosofia ha avuto la pretesa di farsi scienza ma i suoi sono solo pseudo-problemi. Se vogliamo conoscere le cose dobbiamo fare affidamento alle scienze empiriche.
E nonostante oggi nessuno ammetti esplicitamente che esistano forme di pensiero marcatamente positiviste, la filosofia sembra/è relegata (nel quadro dei saperi) a un ambito marginale, che la fa o rincorsa della scienza (una sorta di filosofia che vuole identificarsi con i saperi “empirici”) o critica/esamina della scienza stessa (filosofia della scienza?).
La scienza stessa poi sembra aver perso il suo carattere conoscitivo, in favore di un imperio della tecnologia: fare scienza non significa conoscere il reale ma provvedere di beni la società dei consumi (utilità come categoria della ricerca scientifica?).

Sulla storia della scienza italiana è stato messo in evidenza come la ricerca sia cominciata relativamente tardi rispetto il resto d'Europa (la prima cattedra fu nel 1979, contro il finire d'Ottocento francese). Tra le cause possibili la non irrilevante presenza del pensiero crociano e gentiliano nel nostro paese.

Sugli interventi (ricordo di non sapere i nomi di chi è intervenuto, quindi nessuno me ne voglia né per la puntualità con cui riporto le argomentazioni, né per il resto).

A) si è sottolineata la presenza di un'altra disciplina, la Teologia, che ha la pretesa di essere conoscenza del reale, nell'immediato senso che anch'essa, secondo i suoi presupposti, è intenzionata a rispondere a domande cruciali sull'essenza della realtà, sul suo “perché”. Quali quindi le sue relazioni con la scienza?

B) un professore di chimica, presente all'incontro, ha contestato l'idea della scienza come “graduale processo di costruzione” di teorie. Non è vero che nei tempi a noi contemporanei scienza sia sinonimo di sapere volto alla produzione di beni tecnologici (scienza=tecnologia), nella misura in cui esistono centri di ricerca devoti allo studio delle strutture prime dell'universo (il CERN di Ginevra). Piuttosto ciò che emerge è la scienza come progresso continuo verso la verità: nulla ci dissuade dal pensare che nel giro di poco tempo sarà squarciato il “velo di Maya” e il fenomenico possa apparire nella sua pienezza. Lo stesso falsificazionismo di Popper è facilmente smentibile: l'eliocentrismo – per esempio – può essere solo verificato e non falsificato. Ci sono principi che non possono essere oggetto di discussione perché veri!

C) il sottoscritto, Emilio M.Sanfilippo: se per la Grecità la divergenza scienza/filosofia è solo linguistica (non sottende nulla), per l'epoca che viviamo è più che ontologica. La scienza è la chiave di volta per la comprensione del reale, la filosofia una banalità da cultori del sapere o maniaci per passione. Quali quindi le possibili cause? 1) Per il moderno l'oggetto non è più oggetto di conoscenza; l'imperio della tecnologia è determinato proprio dal fatto che l'uomo moderno ha perso la volontà di conoscere le cose. Fagocita l'oggetto, lo assorbe totalmente senza l'esigenza epistemica. La dialettica dell'Illuminismo di Adorno e Horkheimer mostra mirabilmente come nell'etica del consumismo la Ragione sia solo tendenza a "manipolare" le cose,"possederle" e non conoscerle. Non è importante che esistano le onde elettromagnetiche, ma solo che ho a disposizione un apparecchio che mi permette di parlare con l'amico dall'altra parte del pianeta e che contemporaneamente mi permette di chattare, giocare, fare foto...; 2) dopo i teoremi di Gödel, la fisica quantistica, Einstein e la scoperta della probabilità come strumento primo del processo scientifico, nessuno pensa sia possibile conoscere la verità delle cose (la matematica è il libro della natura?Per chi?). Viviamo consapevoli dell'impossibilità di avere una conoscenza certa del reale; privi del voler giustificare in senso assoluto gli accadimenti fenomenici (gli echi sono molteplici, da Hegel a Nietzsche, Feyerabend, van Fraassen …).
In tutto questo cosa significa fare filosofia?

E qui il docente di chimica ha tenuto banco tenacemente.

La discussione si è protratta ancora su questi punti in maniera più o meno articolata. L'unica voce fuori dal coro è stata Irene (Bollicine, su questo forum) che ha sottolineato il carattere sociale e per certi versi politico dell'impresa scientifica.
Nell'intervento conclusivo un ragazzo (mi scuso ma il nome sfugge) ha voluto sottolineare come parlare di scienza, tecnologia, filosofia e teologia non significa stabilire delle priorità dell'una sull'altra, delle gerarchia o subordinazioni reciproche. Nasce piuttosto l'esigenza di un continuo dialogo tra i saperi che, ognuno con i propri presupposti e metodi, cercano di rispondere ai “perché” che l'uomo si pone. Il dogma non è quello della verità, ma solo quello della domanda. La scienza e la filosofia sono “culto” per la domanda.

Naturalmente gli interventi del dott.Ingaliso erano continui e piuttosto precisi. L'idea generale resta che la scienza sia tutto fuorché conoscenza ultima delle cose. Essa è piuttosto un processo di costruzione concettuale continuo volto fondamentalmente a “salvare i fenomeni”, giustificarli razionalmente (le parole sono mie ma credo l'idea fosse quella). In tutto questo filosofia e scienza non possono più ignorarsi a vicenda, ma diventa necessaria la loro reciproca collaborazione, affinché ancora una volta scienza e filosofia non diventino indagini stagne su ciò che è, ma possano (ri-)diventare “conoscenza”.

Mi scuso per ciò che ho saltato, dimenticato, letto ingiustamente. È noto che le riduzioni non sono mai esaustive.


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 Oggetto del messaggio: Re: Storia della scienza e storia della filosofia - interferenze
MessaggioInviato: martedì 1 dicembre 2009, 0:34 
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Spezzo la prima lancia a questo punto sull'intervento conclusivo dell'anonimo studente. Che sia sempre più necessario un confronto, un dialogo e non una “gerarchia” tra saperi, è fuori discussione. Per lo meno credo lo sia per gli “umanisti”; forse chi pratica facoltà “scientifiche” penserà diversamente (anche qui mi chiedo fino a che punto valgano le etichette, delimitanti non soltanto ambiti disciplinari ma “visuali” sul mondo?). Mi chiedo anche come sia effettivamente possibile un accordo o semplicemente un dialogo tra scienziati, filosofi o teologi. I problemi comunicativi sono già intrinseci i singoli ambiti disciplinari, credi sia possibile parlare di “realtà”, “verità”, “conoscenza” in maniera tale da abbracciare tutte le prospettive in maniera “piuttosto neutrale”? Il problema è quello che un noto ontologo americano, Barry Smith (vedi http://ontology.buffalo.edu/smith/articles/ontology_pic.pdf), definisce come “the tower of Babel problem”: la scienza si muove su diversi linguaggi. E possibile unificarli? Vogliamo unificarli?
Su quanto asseriva il docente di chimica, ossia sulla non validità di alcune tesi di meccanica quantistica, per quanto ne sappia io, cioè poco, il discorso è molto più problematico e paradossale di quanto possa a primo impatto sembrare e di quanto lui asserisse. Parliamo di una teoria (la mecc.quant.) che trascende il newtoniano, ma gli esperimenti sono in meccanica newtoniana. Sarebbe un voler trascendere il linguaggio attraverso il linguaggio. Gli esperimenti non sono allora più mentali che “effettivi”? (non ne sono uno studioso ma è quel che so)
Forse la questione si è mossa eccessivamente sui territori della filosofia della scienza e dell'epistemologia, ma parlare di scienza e filosofia ne implica necessariamente riferimenti.
Per chi ne sapesse di più è pregato di intervenire.


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 Oggetto del messaggio: Re: Storia della scienza e storia della filosofia - interferenze
MessaggioInviato: martedì 1 dicembre 2009, 12:35 
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sintesy ha scritto:
Che il Caffè filosofico abbia avuto un buon inizio, sembra evidente dall'affluenza odierna all'incontro e dal dibattito che, dopo la discussione del dott.Ingaliso, si è protratto per quasi un'ora, con toni vari e piuttosto concitati.

a mio parere si dovrebbe approfittare del successo che ha avuto e anticipare, se possibile, il prossimo incontro a prima delle vacanze. Ho visto tanta gente "nuova" e mi è sembrata entusiasta, perchè non battere il ferro finché è caldo?

sintesy ha scritto:
B) un professore di chimica, presente all'incontro, ha contestato l'idea della scienza come “graduale processo di costruzione” di teorie. Non è vero che nei tempi a noi contemporanei scienza sia sinonimo di sapere volto alla produzione di beni tecnologici (scienza=tecnologia), nella misura in cui esistono centri di ricerca devoti allo studio delle strutture prime dell'universo (il CERN di Ginevra). Piuttosto ciò che emerge è la scienza come progresso continuo verso la verità: nulla ci dissuade dal pensare che nel giro di poco tempo sarà squarciato il “velo di Maya” e il fenomenico possa apparire nella sua pienezza. Lo stesso falsificazionismo di Popper è facilmente smentibile: l'eliocentrismo – per esempio – può essere solo verificato e non falsificato. Ci sono principi che non possono essere oggetto di discussione perché veri!

lui penso che non verrà più :D


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 Oggetto del messaggio: Re: Storia della scienza e storia della filosofia - interferenze
MessaggioInviato: martedì 1 dicembre 2009, 12:56 
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Sitosophia
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ErosAlato ha scritto:
a mio parere si dovrebbe approfittare del successo che ha avuto e anticipare, se possibile, il prossimo incontro a prima delle vacanze. Ho visto tanta gente "nuova" e mi è sembrata entusiasta, perchè non battere il ferro finché è caldo?


Cuginamente concordo. :lol:

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 Oggetto del messaggio: Re: Storia della scienza e storia della filosofia - interferenze
MessaggioInviato: martedì 1 dicembre 2009, 16:34 
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...questo collaborazionismo tra cugini :lol:

Il prof. di chimica credo invece sarà più assiduo che mai: ci ha pure chiesto il numero di telefono! :oops:

Sul Caffè, oggi ho cercato il prossimo contatto inutilmente. Forse domani ci saranno novità. :?


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 Oggetto del messaggio: Re: Storia della scienza e storia della filosofia - interferenze
MessaggioInviato: martedì 1 dicembre 2009, 17:43 
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Mi è capitato altre volte di prendere parte ai nostri caffè, ma quello di ieri è stato uno fra quelli più travolgenti, nel senso più letterale del termine. Soprattutto mi ha divertita- e allo stesso tempo disturbata - il fanatismo del caro signor Chimico.

" Non è vera l'indeterminazione di Heisemberg". eheheh :lol:

Alla prossima colleghi.


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 Oggetto del messaggio: Re: Storia della scienza e storia della filosofia - interferenze
MessaggioInviato: martedì 1 dicembre 2009, 20:07 
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Sono molto contento che il primo incontro sia andato bene - bravo il Sig. Sintesy e compagnia. Ci vedremo ai prossimi!

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 Oggetto del messaggio: Re: Storia della scienza e storia della filosofia - interferenze
MessaggioInviato: venerdì 4 dicembre 2009, 13:55 
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Sulla eventuale possibilità di un Caffè a Dicembre, com'è evidente, il tempo a disposizione è davvero breve. Tra l'altro l'intenzione è quella di arrivare agli incontri "non del tutto sprovvisti", cioè leggere prima qualcosa che di volta in volta viene suggerita dai docenti coinvolti e pretendere di fare tutto in 15 giorni è praticamente impossibile! :|

Tranne che qualcuno decida di studiare solo per il Caffè... :D

Sulla precisazione di
Cita:
POlveredistelle" Non è vera l'indeterminazione di Heisemberg". eheheh :lol:


..credo che l'osservazione del prof. di Chimica (ormai lo abbiamo ribattezzato così!) fosse piuttosto diversa e pungente: non è che non sia "vera", ma che riguardi solo il mondo delle microparticelle, ossia non abbia alcuna ricaduta nel macrocosmo. E questo è tutt'altro che banale come osservazione. Del resto le osservazioni di Schrödinger - il famoso "Gatto di Schrödinger" - mettono in risalto, se vogliamo, la "paradossalità" della questione. Per la meccanica dei quanti di Heisenberg, Bohr ecc (sarebbe l'interpretazione di Copenaghen del 1927)il gatto è sia vivo che morto finché l'osservatore non ne determina, osservandolo(!!!!), uno stadio.
Ecco perché credo che la meccanica quantistica debba essere oggetto di discussione filosofica: gioca su questioni filosofiche di tutto rispetto e che da sempre sono "nostro" oggetto di studio (determinazione, causalità, casualità, rapporto soggetto/oggetto ...).
Del resto è così un pò dappertutto, come testimonia la letteratura filosofica mondiale, ma l'Italia ha ben pensato di mantenerne le debite distanze. :wink:


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MessaggioInviato: venerdì 4 dicembre 2009, 20:21 
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L'unica realtà che ha l'interpretazione di Copenaghen della teoria dei quanti è quella di aver spazzato l'ontologia materialista e di aver ridotto anche la scienza a linguaggio. A qualcuno può piacere molto ciò ad altri essere molto inviso;il principio d'indeterminatezza potrebbe pure risultare inadeguato tra qualche decennio ma Heisemberg ha già vinto la sfida con i suoi avversari nell'affermarsi della teoria della complessità.Sono troppo di parte per prendere parte alla discussione ma @sintesy consiglio Heisemberg "Fisica e filosofia", un testo agevole ed esauriente, troverà tutte le questioni a cui accennava e sopratutto la critica ad Einstein che spiega bene cosa si stavano giocando a dadi gli scienziati a quell'epoca.


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MessaggioInviato: sabato 5 dicembre 2009, 11:06 
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Bellissimo caffè, anche molto movimentato. Sono rimasta colpita dalle perplessità del professore di chimica su Popper e l'eliocentrismo, l'annullamento assoluto di un dubbio in uno scienziato è abbastanza paradossale.
A proposito di scienza sono venuta a sapere di questo festival che è iniziato ieri.
Alcuni interventi sembrano molto interessanti.


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MessaggioInviato: sabato 5 dicembre 2009, 14:04 
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Quante nuove leve, quest'anno. :)

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MessaggioInviato: sabato 5 dicembre 2009, 14:09 
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Aspettavano che uscissimo noi, giustamente. :-)

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MessaggioInviato: sabato 5 dicembre 2009, 19:19 
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Questi vecchiacci con la barba lunga... :D Nè qualcuno è uscito, nè altri siamo entrati. Direi che si lavora insieme in quel che si può...no?

Fisica e filosofia?... :) Praticamente l'ho letto - non scherzo - almeno 3 volte. E' davvero interessante anche "Fisica e oltre", sempre di Heisenberg. Einstein chiaramente non poteva accettare i presupposti fondamentali della fisica dei quanti, nè mai li accolse. Era troppo determinista per farlo.

Cita:
L'unica realtà che ha l'interpretazione di Copenaghen della teoria dei quanti è quella di aver spazzato l'ontologia materialista e di aver ridotto anche la scienza a linguaggio


Non mi pare che sia proprio così, almeno non in tutto...ma non ne sono sicuro. Appena posso riporto qualche brano di Heisenberg.


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MessaggioInviato: domenica 6 dicembre 2009, 13:10 
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E allora se l'hai letto 3 volte sappiamo di cosa stiamo parlando e scendiamo un gradino più in profondità. Pensavo fosse chiaro che
Cita:
L'unica realtà che ha l'interpretazione di Copenaghen della teoria dei quanti è quella di aver spazzato l'ontologia materialista e di aver ridotto anche la scienza a linguaggio
fosse un mio giudizio su Heisemberg, dettato, come ho specificato, da mie premesse ontologiche ma tant'è a questo punto mi permetto di ricordare la posizione di Bohm nella disputa sulla teoria dei quanti. Io tifo per la sua lettura deterministica che interpreta le probabilità come derivanti dall' ignoranza di alcuni dettagli, primo tra tutti la posizione delle particelle, la quale ( a differenza di quanto sostenuto dall'interpretazione di Copenaghen che univa onda e particella) influisce sull'onda. Quest'ultima (che possiede in ogni istante l'informazione sull'ambiente circostante a partire da cui stabilisce come guidare la particelle) per quanto non percepibile è osservabile attraverso le sue conseguenze empiriche predicibili se solo fosse possibile, e se lo sarà in un futuro, stabilire la posizione reale delle particelle.Se la teoria bohmiana fosse presa in considerazione anche il ruolo dell'osservatore e il problema della misura non produrrebbero tutte quelle difficoltà che derivano per alcune interpretazioni dall'interferenza della misurazione, per altre addirittura dallo scomodare la coscienza e il gatto di Schrodinger. A Bohm nessuno ha creduto e pochi scienziati hanno dato retta ma, qualcuno sorriderà maliziosamente pensando "ci sarà un motivo", seriamente ciò non significa che abbia torto. Come mostra la storia della scienza spesso l'affermarsi di una teoria è eterodiretta da condizioni politico-culturali-filosofiche, altre volte, aggiungo io è niente di più che l'affermarsi di una credenza, ma è giusto che ognuno di noi si assuma la responsabilità di ciò nelle proprie scelte teoretiche perchè se anche voleste accettare il costruttivismo non ne deriva spero che tutti abbiano ragione.Non è affatto indifferente sostenere o no l'interpretazione di Copenaghen


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MessaggioInviato: domenica 6 dicembre 2009, 21:04 
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Belle discussioni. Mi fanno capire che ormai disprezzo queste ibridazioni analitiche almeno quanto quelle continentali. (Sto proprio guarendo dalla filosofia...)

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MessaggioInviato: lunedì 7 dicembre 2009, 15:26 
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Grande Tommy---non posso che essere felice per te!! :)


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