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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Seminario: l'approccio sensomotorio alla visione
MessaggioInviato: giovedì 29 marzo 2007, 7:41 
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Sitosophia
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Iscritto il: mercoledì 14 giugno 2006, 14:00
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Tra gli eventi, c'è un seminario organizzato dai docenti Marco Mazzone e Giovanni Camardi che, penso, interesserà molti di noi:

L'approccio sensomotorio alla visione, tra neurofilosofia e neuroscienze


p.s.: la pagina degli eventi non è mai stata così piena di appuntamenti a Catania, ne sono felice 8)

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"ogni negligenza è deliberata, ogni incontro casuale un appuntamento, ogni umilazione una penitenza, ogni successo una misteriosa vittoria, ogni morte un suicidio". Jorge Luis Borges, Deutsches Requiem

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 Oggetto del messaggio: Vero.
MessaggioInviato: giovedì 29 marzo 2007, 12:21 
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Sitosophia
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Notavo la stessa cosa. Penso che andrò. Molto interessante. Grazie della notifica Giofilo!

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«Il mondo non è che una scuola di ricerca. Non importa chi raggiungerà la meta, ma chi farà la più bella corsa. Può fare lo sciocco tanto chi dice il vero quanto chi dice il falso: poiché si tratta del modo, non dell'essenza del dire» (Montaigne, Saggi, III.8).


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MessaggioInviato: lunedì 2 aprile 2007, 14:06 
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Sitosophia
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Mannaggia schifosissima: quel giorno a quell'ora lavoro...
Ditemi che qualcuno lo riprenderà con la telecamera. :P
(O comunque vi costringo a farmene almeno degna sintesi.)

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MessaggioInviato: lunedì 2 aprile 2007, 15:13 
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Tranquillo!

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 Oggetto del messaggio: Fatto.
MessaggioInviato: giovedì 5 aprile 2007, 19:48 
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Caro Tommy sono stato al seminario come promesso nel precedente post, e ti informo che sto redigendo un (spero) chiaro sunto della relazione del dottorando Dell'Anna di Genova.
Così ti aggiorno!

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MessaggioInviato: giovedì 5 aprile 2007, 22:48 
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E aggiorna anche me, dato che non sono potuto venire :(

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 Oggetto del messaggio: Si
MessaggioInviato: venerdì 6 aprile 2007, 9:15 
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L'abbiamo notato! Peccato, ti saresti infuriato, secondo me, nel dibattito che è seguito. Soprattutto alla risposta a una mia domanda ispirata ai temi di Neurofenomenologia. Poi vi racconto.

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MessaggioInviato: sabato 7 aprile 2007, 21:54 
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Cunta, cunta...

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 Oggetto del messaggio: Cunto
MessaggioInviato: domenica 8 aprile 2007, 20:06 
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Eccoci finalmente (scusate per l'attesa... :oops: ).

Alessandro Dell’Anna (http://www.dif.unige.it/epi/hp/dellanna) è nato a Lecce e si è laureato a Torino nel 1999. Ha conseguito il dottorato in Filosofia della scienza a Genova nel 2004. Attualmente svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di Psicologia di Trieste.

Premette subito che la sua impostazione è quineana proponendosi contro ogni separazione tra scienze empiriche e filosofia riducendo al tempo stesso l'epistemologia alla psicologia («oggi diremmo alle scienze cognitive»).
Divide il suo intervento in 4 parti.

1) ll paradigma computazionale/rappresentazionale (CR), proposto da Fred Dretske, Jerry Fodor, Zenon Pylyshyn e David Marr intorno agli anni settanta del secolo scorso, si basa su assunti quali:
a. gran parte dei processi cognitivi sono algoritmi (aspetto computazionale);
b. determinati dati delle rappresentazioni sono "intenzionali" cioè rimandano a proprietà del mondo o del soggetto stesso (aspetto rappresentazionale).
Per Dell'Anna questo paradigma CR è insufficiente: il suo limite sarebbe l'aver identificato la percezione con il meccanismo di fissazione delle credenze tout court, ovvero sarebbe stato dato un «eccessivo peso alla fenomenologia» in quanto descrizione in prima persona, portando autori come Dretske e Fodor ad affermare che «l'osservazione del cielo sereno» fissi la credenza «che il cielo è sereno».

2) A tale paradigma contrappone l'approccio ecologico di Gibson, proposto come antenato dell'«alternativa sensomotoria». Gibson e seguaci ("ecologisti") affermavanoil legame inscindibile tra visione e azione, più che tra visione e fissazione di credenze. Essi definirono la percezione come «esplorazione attiva» e la concepirono assolutamente «diretta» cioè non mediata da rappresentazioni.

3) Allacciandosi a tale approccio, Varela, Thompson, Hurley, O'Regan e Nöe propongono un approccio «enattivo» tentando di spiegare in termini sensomotori (legati dunque all'azione) «la stessa esperienza cosciente della visione» (persino dei colori, riducibili nè in termini fisici nè computazionali nè neuro-fisiologici), rilevando inoltre la circolarità tra ciò che l'ambiente determina nell'animale e ciò che l'animale determina nell'ambiente. Difatti i qualia si spiegano con «padronanze procedurali» (non concettuali) di tecniche sensomotorie.
Passando dal versante neurofilosofico al versante neuroscientifico, Dell'Anna ha discusso due teorie importanti: l'ipotesi dei due sistemi visivi di Milner e Goodale e la teoria dei neuroni specchio di Rizzolatti e Sinigaglia.
La prima verte sui due sitemi separati della visione, ventrale e dorsale, l'uno deputato a determinare il "che cosa" l'altro il "dove"; ovvero il primo a riconoscere gli oggetti (v. Marr) e il secondo ad interagire con essi (v. azioni visivamente guidate di Gibson).
La seconda e più recente teoria afferma:
a. le aree motorie della corteccia (frontale e posteriore) sono dotate di «un'impressionante molteplicità di mappe specifiche per gesti quali "afferrare con la bocca" o "con la mano", "strappare con le dita", "tenere con le mani", ecc.», superando la concezione di Penfield;
b. l'area (F5 nelle scimmie) cerebrale nella quale quale «due trerzi dei neuroni sono visuomotori», «scaricano non solo durante il gesto ma anche alla semplice osservazione di un oggetto, che potrebbe tradursi in azionesu di esso», concordando con il concetto di «effordance» in precedenza sviluppato da Gibson (carattere di "invito" all'azione procurato dalla struttura e la forma degli oggetti, per cui un piano solido "invita" a camminarvi di sopra) e facendo pensare ad una comprensione del mondo pragmatica («se non semantica») e prelinguistica «esercitata mediante la costruzione di un "vocabolario d'atti"» termine coniato dagli stessi Rizzolatti e Sinigaglia;
c. la congruenza tra atti osservati e praticati può essere in certi casi generica in altri specifica («facendo attivare una data area corticale solo se il gesto dell'altro è compiuto con due dita, piuttosto che con l'intera mano»).
Esclusa l'idea dell'imitazione per vari motivi, la funzione dei neuroni specchio sembra quella della comprensione delle intenzioni altrui (empatia).

Il percorso tracciato dai punti 1 a 3 è assolutamente naturalistico, afferma Dell'Anna, e aggiunge che «solo un essere linguistico come homo sapiens ha potuto portare all'estremo la rottura tra percezione e azione, per poi riuscire solo di recente a ricucirla, in ambito scientifico».

4) Dell'Anna rileva sinteticamente gli argomenti a favore della prospettiva di Gibson, Varela, Thompson, O'Regan e Nöe secondo cui «il mondo è il migliore modello di se stesso» (citando Rodney Brooks) per poi contrapporvi le proprie "risposte". Essi affermano che:
A. l'animale percepisce direttamente la struttura dell'assetto ottico senza mediazioni inferenziali (Gibson);
B. l'idea di rappresentazione è superflua perchè non cìè mondo da rappresentare in quanto l'animale stesso lo costruisce mediante l'azione (Varela e Thompson);
C. la percezione ha carattere tacito e procedurale non facendo uso di simboli (O'Regan e Nöe).
Risposte di Dell'Anna:
A. la struttura stessa è una rappresentazione pur non essendo il prodotto di un'inferenza («l'obiettivo polemico di Gibson erano le teorie neo-helmoltziane, per cui l'obiezione cade»);
B. tracciando un necessario confine tra animale e ambiente dobbiamo suppore che l'uno si faccia un modello dell'altro («pena restarne in balìa»);
C. tutte le procedure sono passibili di un'interpretazione («fosse anche a scopi meramente esplicativi, epistemologici, come ad esempio suggerisce il livello computazionale di Marr»).
Fondamentalmente Dell'Anna definisce comportamentistica la posizione per cui l'interazione col mondo consentirebbe di non ricorrere alla rappresentazione di esso. E concorda con le critiche di Jacob, Clark e Millikan in merito. Afferma con loro che il sistema specchio permette la veicolazione di informazione interpretabile semanticamente (come vera o come falsa) in base all'esito dell'azione altrui attesa dall'animale che osserva l'altro.

Al discorso del ricercatore è seguito un interessante dibattito di più d'una ora. Per rendere conto dell'anticipata domanda...
Ho chiesto come egli si ponesse nei confronti dell'affermazione di Vittorio Gallese, neuroscienziato collaboratore di Rizzolatti, in "Neurofenomenologia" secondo la quale «sia meglio fenomenologizzare le scienze cognitive che naturalizzare la fenomenologia» (p. 294) visto il suo approccio naturalistico e, a quanto ho capito, distante dagli approcci di Varela & Co.
Ha risposto succintamente, secondo me evitando una pertinente risposta (ma è un mio parere): «queste distinzioni tra fenomenologia e scienza cognitiva sono solo promozionali, in realtà non esistono contrapposizioni, non posso articolare meglio la risposta in questo momento» o una cosa del genere.
Premesso che ho apprezzato molto la risposta (anch'io auspico un incontro tra discipline, ma in che termini?) e l'intero seminario, seguito con interesse, ritengo che sia stata comunque una risposta "sbrigativa" in quanto tutto il seminario si è incentrato a mio parere sul distanziarsi dalla fenomenologia (pur considerandola) per auspicare una "filosofia naturalizzata" (parole mie, attenzione). Una filosofia della scienza che si riduce alla scienza? E poi «promozionale». Che vuol dire proprio non l'ho capito. Ammetto. Ma avendo un tono sprezzante mentre rispondeva ho colto una sfumatora derisoria per l'intero progetto editoriale del volume da cui ho tratto la citazione. Avrò capito male?
Mi sono permesso, intendo precisare, in questa sede di essere assolutamente franco e soprattutto scrivere quel che penso senza attenzione alla "forma". Mi scuserete.

Che ne pensate della risposta e del seminario (nella speranza di averne reso conto fedelmente)?

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MessaggioInviato: giovedì 12 aprile 2007, 9:39 
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Il seminario sarà stato interessante, sicuramente.
La risposta, cavolo, è stata davvero sbrigativa! Probabilmente hai ragione nell'intuire una derisione verso il testo Neurofenomenologia, ma i motivi potrebbero essere tanti altri.
Quale sia il motivo comunque non conta, io non sopporto tutti quelli che fanno un seminario (o conferenza, o lezione), tra l'altro invitati come ospiti in una Facoltà che non è la loro, e poi non rispondono alle domande.

Tu comunque hai fatto benissimo a porgli quella questione!

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