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 Oggetto del messaggio: Congresso su "L'uomo e la macchina"
MessaggioInviato: domenica 30 settembre 2007, 23:29 
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Sitosophia
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Venerdì scorso il Prof. Claudio Pogliano, ordinario di Storia della Scienza
e delle Tecniche
della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa, ha tenuto un seminario dal titolo “«Bestioni velocissimi». L’uomo e la macchina. Un congresso di quarant’anni fa”.

Il seminario è stato interessantissimo, soprattuto per chi studia filosofia della mente o della scienza. Mi sembra utile riportarne qualche frammento.

Nel 1967, a Pisa, si tenne infatti un congresso storico, di cui il Prof. Pogliano ha ripercorso nel dettaglio le fasi, anche attraverso le cronache televisive di quegli anni, riproponendo filmati delle Teche Rai. Tale congresso fu fortemente voluto dai più importanti filosofi italiani degli anni Settanta e successivi, in particolar modo da Augusto Guzzo, Vittorio Somenzi e Guido Calogero, e affrontava il rapporto tra l'uomo e le macchine, definite in quell'occasione soltanto dei “bestioni velocissimi”.

Nel 1997 ne erano stati ricordati i trent'anni e quest'anno i quaranta con un incontro nella “Domus Galileiana”. Perché ancora si ricorda un congresso così “distante” nel tempo, soprattuto in un ambito quale la scienza dei calcolatori in cui il progresso corre a ritmi vertiginosi? Per due motivi, almeno. In primo luogo perché la storia è il laboratorio del futuro, nel senso che conoscere e ricordare eventi e pensieri filosofici e scientifici serve all'intelletto odierno per rivisitare i problemi che sono sempre attuali, anche se mutati d'aspetto. In secondo luogo, perché certe riflessioni di quei filosofi che hanno partecipato al congresso non solo “resistono al tempo”, ma sembrano davvero insuperate, scritte oggi. Utilissimo dunque conoscerne gli Atti [cfr. Di Giandomenico, M. (a cura di), L'uomo e la macchina. Trent'anni dopo - filosofia e informatica ieri ed oggi. Atti del congresso nazionale SFI, Bari, 1997 (G. Laterza, 2000)] pubblicati già prima dell'inizio del congresso in tre densi volumi. Le personalità filosofiche e scientifiche che sono emerse nella ricostruzione dei pensieri sulle macchine e sull'uomo che queste persone hanno prodotto, si sono rivelate profonde e affascinanti.

La Mostra dell'Automatismo (organizzata da Finmeccanica, la cui rivista di informazione, emblematico caso, era Civiltà delle Macchine curata da Sinigalli, rivista che ha avuto un ruolo importante nello sviluppo del pensiero filosofico sui “robots”, oggi sotto il nome di Nuova Civiltà delle Macchine) che si era svolta nel 1956 aveva destato interesse sia ai filosofi che agli ingegneri, due fronti rappresentati dai filosofi Guzzo e Somenzi.

Il primo tenne a precisare, durante il congresso, quanto fosse necessario riscoprire gli antichi significati dei termini «technè» e «mechanè», allo scopo di favorire il percorso delle «filosofie civili» che lasciano all'uomo il compito di delineare la «misura umana». Il secondo fu uno dei pochi filosofi che, all'epoca, fosse al corrente delle ricerche e dei progressi fatti nel campo ingegneristico e scientifico in generale. Egli proponeva appassionatamente una sorta di “meccanofilia”, come l'ha definita il Prof. Pogliano, che però il congresso non appoggiò, se non in minima parte.
Significativamente, la gran parte degli intellettuali che parteciparono al congresso si rivelarono cauti nell'azzardare possibilità cibernetiche future, preferendo – per tirare grossolanamente le somme – più che altro concentrarsi sulle possibilità umane nei confronti della macchina, come meglio sfruttarne le potenzialità.

Pungente Calogero, non solo nell'anticipare – nello scritto L'uomo, l'automa e lo schiavo - alcuni temi attuali come i “problemi morali” delle macchine, quanto soprattuto nel chiudere gli interventi del congresso con un ammonimento per i filosofi: troppo poco sapendo del mestiere dello scienziato, è conveniente che essi indaghino piuttosto la «compossibilità» delle ricerche scientifiche e, vocazione tutta particolare, «la condizione della civiltà in generale» (Atti, III, p. 299).

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Triad
Il Tempio dell'Ombra
«Il mondo non è che una scuola di ricerca. Non importa chi raggiungerà la meta, ma chi farà la più bella corsa. Può fare lo sciocco tanto chi dice il vero quanto chi dice il falso: poiché si tratta del modo, non dell'essenza del dire» (Montaigne, Saggi, III.8).


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MessaggioInviato: lunedì 1 ottobre 2007, 8:37 
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Iscritto il: sabato 17 giugno 2006, 9:14
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Venerdì 28 sono stato impegnato per buona parte della giornata con gli esami di fdm.
Ringrazio dunque Triad per questa sua cronaca del seminario.

E' da poco uscito un volume collettaneo che ha un titolo simile a quello del volume di cui si è parlato in questa occasione: «L'uomo e le macchine. Per un'antropologia della tecnica»; il curatore è Nicola Russo, l'editore Guida di Napoli.
Vi ho contribuito con un saggio su Coscienza, memoria e identità nell'orizzonte dell'intelligenza artificiale.

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«Mens enim humana est ipsa idea sive cognitio corporis humani quæ in Deo quidem est» (Spinoza)


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MessaggioInviato: martedì 2 ottobre 2007, 12:49 
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Sitosophia
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Iscritto il: sabato 17 giugno 2006, 0:33
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Sono contento che il mio resoconto Le sia parso utile.

Che gliene pare, Prof., di proporre concretamente il seminario di cui Lei ha parlato, come ho detto nella risposta ai commenti alla Sua recensione del libro di Rose?

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Triad
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