Oggi è venerdì 3 settembre 2010, 21:49




Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 1 messaggio ] 
Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Una vita senz’anima. Tra primati e robot
MessaggioInviato: venerdì 10 ottobre 2008, 23:42 
Non connesso
Sitosophia
Avatar utente

Iscritto il: sabato 17 giugno 2006, 0:33
Messaggi: 1005
Località: San Giovanni La Punta (CT)
"Una vita senz’anima. Tra primati e robot" è il bel titolo di un convegno internazionale (di cui Sitosophia ha dato notizia) che è ancora in corso: dura tre giorni, dal 9 all'11 ottobre (oggi). Non ho seguito ieri né potrò partecipare oggi, ma posso rendere conto di quanto detto nella proficua prima giornata dei lavori (giovedì 9). Nella brochure compaiono i relatori e i titoli degli inteventi, incentrati su temi quali "Biopolitica e ontologia dell'impersonale" (la sessione che ho avuto la fortuna di seguire), "Naturalismo e destino delle religioni", "Biodiritto e manipolazione della vita", "Ciò che resta del vivente umano".

La Prof.ssa Carnazza (Vicerettore) - sostituendo il Rettore Prof. Recca -, il Preside di Giurisprudenza Prof. Di Cataldo e il Preside di Scienze Politiche Prof. Vecchio hanno reso omaggio al protagonista e autore del convegno, il Prof. Pietro Barcellona.
Conoscevo di fama il Prof. Barcellona e sentendo parlare i relatori e gli amici che gli hanno reso omaggio, oltre che lo stesso Professore, sono convinto che la fama sia ampiamente meritata.
Il convegno, tra l'altro, rappresenta l'ultimo atto accademico dell'insigne giurista e filosofo - il quale va in pensione proprio quest'anno (come il Prof. Stefano Rodotà, intervenuto più tardi). La commozione di docenti e intervenuti ha reso bene il senso della carriera del Professore.
Cerco adesso di riportare giusto qualche spunto che sono riuscito a trattenere sul foglio, spunto suggerito dalle relazioni tutte interessanti e molto competenti (quando non davvero magistrali).

Lo stesso Prof. Barcellona ha inaugurato i lavori con un autobiografico intervento del quale ho apprezzato in particolare il riferimento alla comunicazione, scritta e orale. Barcellona ha voluto sottolineare che non bisogna confondere l'informazione con la comunicazione: quest'ultima, infatti, altro non è che "il fascino enorme dell'equivoco e della bugia"; la parola - ha aggiunto - è una trinità composta dal parlante, dall'alterità in ascolto e dalla parola stessa. Ha ricordato infatti Agamben: le parole oggi sono vane perché ridotte da una trinità alla sola parola. E Sgalambro - che gli ha insegnato l'essenzialità della parola, la serietà e la pacatezza del suo uso - quando addirittura di un libro dello stesso Barcellona, di 300 pagine, Sgalambro gliene aveva tagliate 150 perché "inutili", inessenziali.
A moderare la giornata è stato il Prof. Fabio Ciaramelli che ha sostanzialmente ricordato che quello dell'anima - come tanti altri - è un tema ancora "squisitamente filosofico" e che ancora resiste ad abbandonare tale disciplina per essere indagato appieno.
L'intervento del Prof. Rodotà (che in passato ha anche ricoperto il ruolo istituzionale di garante della privacy) è stato davvero colto e interessante. "Irregolare, ineguale e disuniforme" definiva Montaigne la vita - ha ricordato Rodotà - "mentre il diritto deve essere propriamente regolare, uguale e uniforme. Dunque vita e diritto non sono compatibili. Eppure il diritto deve occuparsi della vita."
Rodotà ha poi mostrato la copertina di un numero di Time dello scorso anno in cui compariva un rettangolo riflettente (lo schermo di un pc) e la scritta "Il personaggio dell'anno sei tu" (o una cosa simile). "La persona dell'anno è chiunque perché si è integrato con la tecnologia che caratterizza la nostra era." Vanno garantite "libertà e riservatezza dell'apparato tecnologico di cui ci si serve", ha dichiarato la Corte Costituzionale tedesca in una recente sentenza. "Si è creata una nuova ontologia, il permanere della potenza del diritto quando si ha a che fare con l'umano." Articolo 3 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea ("Integrità psichica e fisica"): lo sguardo giuridico deve volgersi alla complessità e organicità dell'individuo; l'art. 8 sancisce un nuovo diritto: la protezione dei dati personali. "Corpo elettronico accanto al corpo fisico, che viene costruito in funzione dell'uso". "Il riduzionismo non si esorcizza": è in atto una riduzione della persona a consumatore e imprenditore.
Il Prof. Francesco Viola ha poi tenuto un discorso più vicino ai temi cari alla filosofia della mente (come faranno anche il Prof. Longo e il Prof. Moravia), parlando del "rischio di confinare lo stesso corpo umano nell'oggetto artificiale che si intende colonizzare" facendo così del corpo - cioè dell'identità - un oggetto pari agli altri: "esiste un patrimonio dell'umanità a patto che l'umanità ne resti fuori, invece; perché non c'è patrimonio senza proprietario". Ha ricordato infine che "il progresso della tecnica non è parallelo né simile a quello dell'etica".
Il successivo intervento è stato quello del Prof. Edoardo Boncinelli (noto genetista) il quale ha esordito dicendo perentoriamente che "non c'è alcuna influenza della cultura sulla biologia umana. Ciò accadrà solo quando si modificherà il genoma (fra circa 20 anni); altrimenti non sarà cambiato assolutamente nulla in noi come da 150 mila anni a questa parte". Ha continuato dicendo che "la vita è una bestemmia, perché l'universo perde ordine. Quando nasce la vita c'è un aumento locale di ordine. La vita è ordine. Viene spiegato, comunque, che se aumenta l'ordine in un punto dell'universo aumenta il disordine in un altro punto". A dispetto dell'esordio, Boncinelli, nella seconda parte del suo intervento, ritratta un po' parlando della "doppia natura dell'essere vivente, che si divide in esterno (fenotipo) e in istruzioni interne per replicarsi (genotipo); per cui la determinazione genetica è accompagnata da quella biografica e, più importante e trascurata, casuale. In mancanza di indicazioni precise, al momento necessario della formazione genetica, infatti, interviene il caso." Appare strano questo riferimento al caso come a elemento trascurato da sempre, quando a porlo in evidenza fu lo stesso Darwin, mi domando. Ma torniamo a Boncinelli il quale (senza citarlo) parla di Bolk e della costitutiva immaturità dell'essere umano, dandone però una spiegazione un po' blanda (magari ironica, chissà): "nasciamo col cervello - ma si può dire di tutti gli altri organi" (come? mi pare assurdo...) "- incompleto perché altrimenti la nascita sarebbe una tragedia" (al solo suono di queste parole son saltato dalla poltrona dell'Auditorium) "per la madre e per il figlio. Per questo alla nascita la testa è piccola. E' un incidente biologico. Dunque esiste l'ineliminabile seconda nascita, quella culturale".
Dopo la pausa pranzo, a riaprire i lavori è il prezioso e davvero profondo intervento del filosofo Prof. Vincenzo Vitiello, intervento del quale mi limito a riportare solo pochissime parole: "Della vita non si può parlare in terza persona, né del vivente in prima persona. - Si è liberi perché la norma rende responsabili. - Non sapere il limite è il limite del vivente. - Io: tu a me stesso. - Il limite del conoscere è non conoscere il proprio limite: questo è il Sacro."
Il Prof. Giuseppe O. Longo ha invece toccato i più noti temi della filosofia della mente ripercorrendo la storia dell'Intelligenza Artificiale ribadendo infine che "l'uso della tecnologia retroagisce sull'uomo - non geneticamente ma culturalmente." Quindi ha parlato del "post-umano in codice" col quale intende l'ibridazione uomo-macchina al più alto grado - a partire dall'analisi informazionale della materia; ha concluso tuttavia dicendo che "la materia non si può ridurre tutta a informazione".
A dispetto, poi, di quanto previsto nel programma, ha tenuto il successivo intervento il Prof. Sergio Moravia - che avrebbe dovuto parlare nella sessione di sabato 11 (sostituendo il Prof. Fabio Merlini che sarebbe intervenuto un altro giorno) - il quale si è trattenuto lungamente (oltre, molto oltre i tempi stabiliti, tanto da dover attirare moderatore e colleghi alla cattedra per fermarlo) sebbene con erudizione e ironia davvero ben bilanciate sul riduzionismo contemporaneo - per meglio dire: contro di esso. Ha esordito parlando di Stephen Stich e la "decapitazione" delle scienza psicologiche, per poi passare a Herbert Feigl che eliminò il "mind" dal "mind-body problem". "Il carattere di semplificazione di queste iniziative filosofiche" è elemento assai negativo, per Moravia. A proposito di "folk psychology" egli rileva che negli Stati Uniti "folk" è un insulto alla psicologia, da intendersi in realtà come "scienza metafisica". Dopo aver detto "Feigl, Feigl - che cosa mi combini?", Moravia seriamente ha affermato che "l'eliminazione è un termine chiave ma malamente interpretato da Feigl. Questi è come se dicesse Si elimini il mentale perché noi siamo solo corporeità, fuorviando però la lettura di Feyerabend e Rorty." Moravia poi ha dedicato una lunga discussione sull'opera di E. O. Wilson e il suo "spirito eliminativistico" che starebbe nella "intolleranza e aggressività mostrate nei confronti dell'unità del sapere ("la nuova sintesi", come sottotitola il famoso o famigerato volume di Wilson, "Sociobiology") di cui è convinto." Moravia pensa invece che il pluralismo sia il sincero modo di affrontare un dialogo culturale. "L'umano non è in alcun modo quantificabile o nomologicizzabile come pensano i sociobiologi, i quali vogliono cannibalizzare le scienze umane. Alla faccia del dialogo promesso nel campo epistemologico. Oggi c'è una tendenza a pensare che si tratta di ispezionare il cervello per scoprire la legge oggettiva - tendenza sottilmente metafisica. Addirittura Wilson nell'ultimo libro (scritto con un fisico teorico) dice che la cultura non è necessaria per la civiltà e per l'uomo e che tutto è preprogrammato fino anche all'ultima parola di un discorso complicato. E Richard Dawkins (giornalista d'assalto e ora professore con tanto di cattedra) aggiunge - ghigliottinando - di eliminare l'uomo. Ma questo l'avevano già provato i nazisti", conclude Moravia.
Completa gli interventi della giornata - intensa, davvero interessante e malamente descritta dalle mie parole - quello del Prof. Ubaldo Fadini che si è trovato costretto, a causa della prolissità del precedente relatore, a riassumere a braccio un intervento "ben più lungo e articolato" sull'antropologia filosofica del Novecento. Ha fatto breve cenno alla "carenza" di cui parla Gehlen a proposito dell'uomo, ma come "l'altra faccia dell'eccesso funzionale dell'essere umano". L'uomo è infatti "l'essere naturalmente artificiale". Ha poi discusso di un "capitalismo bio-cognitivo", "antropogenetico", quello contemporaneo: "le funzioni tradizionali di capitale variabile e capitale costante oggi sono accolte - calate - all'interno del corpo vivente della forza lavoro contemporanea. Spiegando le ragioni dell'interesse verso la tecnologia calata dentro la corporeità umana. Tale modello - si può dire sulla scorta di un recente film - mangia l'anima".

Spero che qualcun altro voglia integrare questi miei appunti sulla giornata con altre impressioni, e poi completare il quadro riportando un resoconto anche delle altre due giornate - sicuramente altrettanto interessanti.

_________________
Triad
Il Tempio dell'Ombra
«Il mondo non è che una scuola di ricerca. Non importa chi raggiungerà la meta, ma chi farà la più bella corsa. Può fare lo sciocco tanto chi dice il vero quanto chi dice il falso: poiché si tratta del modo, non dell'essenza del dire» (Montaigne, Saggi, III.8).


Top
 Profilo E-mail  
 
Visualizza ultimi messaggi:  Ordina per  
Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 1 messaggio ] 


Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite


Non puoi aprire nuovi argomenti
Non puoi rispondere negli argomenti
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi

Cerca per:
cron
Powered by phpBB © 2000, 2002, 2005, 2007 phpBB Group
Traduzione Italiana phpBB.it
Creative Commons License Wordpress Tophost Xhtml Css Rss