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 Oggetto del messaggio: L'esistenza del mondo
MessaggioInviato: martedì 4 dicembre 2007, 14:17 
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Sitosophia
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Quella che lancio qui è una sfida ed la contempo una (spero) affascinante avventura storiografica del pensiero.
Con questo post voglio proporre di inserire tutto ciò che sia stato pensato rigurado l'esistenza o l'inseistenza del mondo esterno.
Mi spiego meglio: a lungo, nel corso dei secoli, si è discusso se gli oggetti nello spazio (per dirla alla kantiana) o comunque tutto ciò che c'è al di fuori del soggetto, dell'io, dell'individuo, della mente sia effettivamente esistente, reale o solo una creazione, una proiezione, una finzione del soggetto stesso.
Non dico, almeno per adesso, di scrivere come la pensa ciascuno di noi. Dico solo di riportare qualche brano, più o meno lungo ed articolato, che abbia a che fare con questo argomento. Ovviamente ciascuno di noi non penso sia in grado di conoscere tutto; per questo vi chiedo, più che altre volte, di collaborare.

Comincio io con Kant:
«[…] rimane pur sempre uno scandalo della filosofia e della ragione umana in generale il dover ammettere l’esistenza delle cose fuori di noi (dalle quali pur ricaviamo tutto quanto il materiale delle conoscenze anche per il nostro senso interno) semplicemente sulla base della fede, e il non poter contrapporre alcuna dimostrazione soddisfacente, se a qualcuno viene in mente di mettere in dubbio tale esistenza.» (I. Kant, , Critica della ragione pura, Adelphi, Milano 2001, pag. 39, nota 1).

Kant, inoltre, tenta di confutare l’idealismo, appunto nella Confutazione dell’idealismo:
«L’idealismo (intendo quello materiale) è la teoria che dichiara l’esistenza degli oggetti nello spazio, fuori di noi, o semplicemente come dubbia e indimostrabile, oppure come falsa e impossibile. La dimostrazione richiesta deve quindi provare che riguardo alle cose esterne noi abbiamo altresì esperienza, e non soltanto immaginazione; il che non potrà certo avvenire, se non dimostrando che persino la nostra esperienza interna[…] è possibile solo quando si presupponga un’esperienza esterna.

Teorema
La semplice coscienza – ma empiricamente determinata – della mia propria esistenza dimostra l’esistenza degli oggetti nello spazio fuori di me.

Dimostrazione
Io sono cosciente della mia esistenza come determinata nel tempo. Ogni determinazione di tempo presuppone qualcosa di permanente nella percezione. Questo permanente non può tuttavia essere qualcosa in me, poiché appunto la mia esistenza nel tempo può essere determinata soltanto mediante questo permanente. La percezione di questo permanente è quindi possibile solo attraverso una cosa fuori di me, e non già mediante la semplice rappresentazione di una cosa fuori di me. Di conseguenza, la determinazione della mia esistenza nel tempo è possibile solo mediante l’esistenza di cose reali, che io percepisco fuori di me. La coscienza nel tempo, orbene, è necessariamente congiunta con la coscienza della possibilità di questa determinazione temporale, e perciò è anche necessariamente collegata con l’esistenza delle cose fuori di me, intesa come condizione della determinazione temporale. Ossia, la coscienza della mia propria esistenza è al tempo stesso una coscienza immediata dell’esistenza di altre cose fuori di me» (Ivi, pagg. 296-297)

Tuttavia, tornando indietro, Kant così spiega:
«Dato che nelle espressioni contenente questa dimostrazione si ritrova, dalla terza alla sesta riga [praticamente da: «Questo permanente…» a «soltanto mediante questo permanente»] , una certa oscurità, prego di modificare come segue: “Questo permanente non può tuttavia essere un’intuizione in me. In effetti, tutte le ragioni della determinazione della mia esistenza, che possono ritrovarsi in me, sono rappresentazioni, e come tali hanno per l’appunto bisogno di un qualcosa di permanente distinto da esse, in relazione al quale possa venir determinato il mutamento delle rappresentazioni, e quindi la mi esistenza nel tempo in cui esse mutanoPresumibilmente si obietterà a questa dimostrazione che pur tutta via io sono immediatamente cosciente soltanto di ciò che è in me, cioè della mia rappresentazione di cose esterne, e che di conseguenza resta ancora da stabilire se sussista o meno, al di fuori di me, un qualcosa di corrispondente a tale rappresentazione. Sennonché, io sono cosciente della mia esistenza nel tempo (e quindi anche della determinabilità di questa esistenza nel tempo) attraverso un’esperienza interna: ciò è qualcosa di più che dell’essere semplicemente cosciente della mia rappresentazione, ed è invece la stessa cosa della coscienza empirica del mio esistere, il quale è determinabile soltanto mediante un riferimento a qualcosa, che al di fuori di me è legato con la mia esistenza. Questa coscienza della mia esistenza nel tempo è quindi identicamente legata con la coscienza di una relazione a qualcosa fuori di me, e ciò che connette inscindibilmente l’esterno con il mio senso interno è dunque esperienza e non finzione, senso e non capacità di immaginazione. […] La realtà del senso esterno è dunque legata necessariamente, per la possibilità di un’esperienza in generale, con la realtà del senso interno: ossia io sono tanto sicuramente cosciente che fuori di me sussistano cose riferentisi al mio senso, quanto sono cosciente che io stesso esisto, determinato nel tempo.» (ivi, pagg. 39-41. nota 1).

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MessaggioInviato: martedì 4 dicembre 2007, 14:21 
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Sitosophia
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Facciamo parlare un po’ anche Husserl:
«Ma ora, ecco la scepsi. La rimemorazione [la “rimemorazione” è il ricordo secondario, in essa ci “appare” un “ora” che non è percepito ma presentificato] è un fenomeno attuale che noi possiamo cogliere nel suo “questo-qui!”. Ma cosa risponde alla domanda, se il rimembrato sia stato veramente? E alla domanda circa la validità della rimemorazione?
Essa si riferisce a una percezione precedente e la pone come realmente avvenuta. Questo glielo vediamo addosso, è un dato. […] sembra che si debba mettere nella nostra parentesi fenomenologica la validità della rimemorazione, visto che anch’essa trascende il fenomeno della rimemorazione e ce lo trasforma in enigma. La stessa cosa che vale per la rimemorazione sembra valere altresì per quella coscienza che segue immediatamente il fenomeno che defluisce, e che noi chiamiamo ritenzione. Sembra così che, nei nostri enunciati fenomenologici, noi siamo legati mani e piedi ai fenomeni attuali, ai fenomeni nella loro presenza reale; finché il fenomeno dura, finché vi è là ciò che essi pongono come fenomenologicamente essente e così e così costituito. Ma appena il fenomeno è passato, l’enunciato perde il suo substrato di validità. Non avremmo dunque, fenomenologicamente, neppure il diritto di parlare di un flusso di coscienza, di un decorso di sempre nuovi atti. […]
Tutta questa problematica sarebbe di per sé priva di senso se non fosse possibile portare a datità assoluta la conoscenza stessa e se non fosse appurato e indubitabile che essa sia via via conoscenza di questo o quel contenuto, conoscenza di un esserci naturale, per es.: che la percezione sia percezione proprio dell’albero fiorito, e simili; e se in proposito non si potessero fare enunciazioni, che, a differenza delle enunciazioni sulla natura, non solo siano valide, ma siano indubitabilmente valide, indubitabilmente, in quanto appunto non fanno che portare qualcosa di assolutamente dato ad espressione assoluta. Orbene, l’evidenza cartesiana è servita ad assicurarci che questi presupposti dell’impostazione del problema della ragione sono soddisfatti. […] Se qualcosa è problema per me, almeno di questo sono assolutamente certo, che esso è problematico, e di qui si arriva all’evidenza della cogitatio in generale e del suo cogitato. […]
Ciò che bisogna sapere è che qui, entro la sfera della datità originale assoluta fa capolino una valenza trascendente, che è e deve restare incontestata, in quanto essa non solo intenziona ciò che in senso effettivo la trascende, ma lo pone in modo evidentemente valido. […]
Il problema-guida […] era il problema di come la coscienza conoscente […] può trascendere se stessa e porre e determinare validamente un’oggettualità che non è possibile rintracciare in senso effettivo in nessuna parte costitutiva di essa. […]
A questo punto un inizio di fu offerto dalla considerazione fondamentale cartesiana. […]
Posto però che qualcuno volesse ostinatamente collocarsi sul terreno dell’evidenza cartesiana e dire che il vero punto d’Archimede, scoperto da Descartes una volta per tutte, è di poter dubitare di tutto ma non dell’essere della cogitatio colta come una datità riflessiva, allora potremmo anche chiedere che cosa intenda farsene. […]
Non è che noi vogliamo negare ogni validità ai ragionamenti, non siamo infatti degli scettici dogmatici, ma degli scettici critici. […]
Il cogito è un punto di partenza assoluto, non perché si tratti dei nostri propri vissuti, ma perché di queste cogitationes abbiamo, come dice Descartes, clarae et distinctae perceptiones. Più correttamente si può dire: perché ciò che in tal modo viene posto è posto in pura datità originale, e con ciò è indicato il terreno primario della ricerca in quanto, appunto, tutti i problemi di trascendenza delle coscienza non possono che partire dalla datità della coscienza stessa e da tutto ciò che in essa stessa è assolutamente dato, sia in senso effettivo che in senso intenzionale. […] Abbiamo già constatato, come assoluta datità nell’originale, il durare e l’esser-appena-stato nella percezione, ma anche la ritenzione, la ritenzione è infatti un atto assolutamente offerente come la percezione, ed è compito di uno studio speciale ricercare in questi atti tutte le situazioni che cadono nella sfera della datità assoluta. E da lì bisognerebbe procedere oltre. Già Descartes si chiese perché l’evidenza del cogito possa valere assolutamente e che cosa le si potrebbe affiancare. Egli rispone: tutto quello che, nello stesso senso clare et distincte percipimus. Tuttavia egli non ha colto il senso autentico di queste cose. La percepito di cui si tratta qui è il puro vedere che penetra fino all’assoluto “se stesso” dell’intenzionato, ovvero che insegue tutte le configurazioni di atti puramente offerenti nell’originale.» (E. Husserl, Per la fenomenologia della coscienza interna del tempo, FrancoAngeli, Milano 2001, pagg. 333-342).

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MessaggioInviato: martedì 4 dicembre 2007, 14:24 
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Sitosophia
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E Heidegger:
«Queste determinazioni d’essere dell’Esserci debbono essere viste e intese a priori sul fondamento di quella costituzione d’essere che noi indichiamo col nome di essere-nel-mondo» (M. Heidegger, Essere e tempo, Longanesi & C., Milano 1999, pag. 76).

Detto questo, Heidegger nota che:
«L’“esser-presso” il mondo, come esistenziale, non può in alcun modo significare qualcosa come l’esser-presente-insieme, proprio delle cose che si presentano dentro il mondo. Non c’è qualcosa come un “essere l’uno accanto all’altro” di un ente detto “Esserci” e di un altro detto “mondo”. […]
L’in-essere non è quindi una “proprietà” che l’Esserci abbia talvolta sì e talvolta no e senza la quale egli potrebbe essere essere com’è né più ne meno che avendola. Non è che l’uomo “sia” e, oltre a ciò, abbia un rapporto col “mondo”, occasionale e arbitrario. L’Esserci non è “innanzi tutto” per così dire un ente senza in-essere, a cui ogni tanto passa per la testa di assumere una “relazione” col mondo. Questa assunzione di relazione col mondo è possibile soltanto in quanto l’Esserci è ciò che è, solo in quanto essere-nel-mondo. Questa costituzione d’essere non sorge perché, oltre all’ente avente il carattere dell’Esserci, è presente anche l’ente difforme dall’Esserci e l’Esserci lo incontra. Quest’altro ente può “incontrarsi con” l’Esserci solo perché è tale da poter manifestarsi da se stesso all’interno di un mondo.» (ivi, pagg. 78-82)

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 Oggetto del messaggio: Cartesio
MessaggioInviato: mercoledì 5 dicembre 2007, 1:01 
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Al volo, René Descrates in Discorso sul metodo, trad. it. di M. Garin, Laterza 1998, p. 45 (parte IV):
Cita:
Poi, esaminando attentamente che cosa ero, vedevo che potevo fingere di non avere un corpo, e che non esistesse il mondo, né luogo alcuo in cui mi trovassi; ma non per questo potevo fingere che io non fossi; al contrario, dal fatto stesso di pensare a dubitare della verità delle altre cose seguiva con grande evidenza e certezza che io esistevo; mentre, se solo avessi smesso di pensare, anche se tutte le altre cose da me immaginate fossero state vere, non avrei avuto nessuna ragione di credere che esistevo; conobbi così di essere una sostanza la cui essenza o natura era esclusivamente di pensare, e che per esistere non ha bisogno di alcun luogo e non dipende da alcuna causa materiale.

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Il Tempio dell'Ombra
«Il mondo non è che una scuola di ricerca. Non importa chi raggiungerà la meta, ma chi farà la più bella corsa. Può fare lo sciocco tanto chi dice il vero quanto chi dice il falso: poiché si tratta del modo, non dell'essenza del dire» (Montaigne, Saggi, III.8).


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 Oggetto del messaggio: Putnam
MessaggioInviato: mercoledì 5 dicembre 2007, 1:06 
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Copio e incollo da internet per riportare il pensiero di Hilary Putnam da Brains in a Vat, 1981, pp.6-7:
Cita:
Immaginate che un essere umano (potete immaginare di essere voi) sia stato sottoposto ad un’operazione da parte di uno scienziato malvagio. Il cervello di quella persona (il vostro cervello) è stato rimosso dal corpo e messo in un’ampolla piena di sostanze chimiche che lo tengono in vita. Le terminazioni nervose sono state connesse ad un computer superscientifico che fa sì che la persona a cui appartiene il cervello abbia l’illusione che tutto sia perfettamente normale. Sembra che ci siano persone, oggetti, il cielo ecc., ma in realtà l’esperienza della persona (la vostra esperienza) è in tutto e per tutto il risultato degli impulsi elettronici che viaggiano dal computer alle terminazioni nervose. Il computer è così abile che se la persona cerca di alzare il braccio la risposta del computer farà sì che "veda" e "senta" il braccio che si alza. Inoltre, variando il programma lo scienziato malvagio può far sì che la vittima "esperisca" (ovvero allucini) qualsiasi situazione o ambiente lo scienziato voglia. Può anche offuscare il ricordo dell’operazione al cervello, in modo che la vittima abbia l’impressione di essere sempre stata in quell’ambiente. [...] Potremmo anche immaginare che tutti gli esseri umani ... siano cervelli in un’ampolla. Naturalmente lo scienziato malvagio dovrebbe trovarsi al di fuori. Dovrebbe? Magari non esiste nessuno scienziato malvagio; magari l’universo ... consiste solo di macchinari automatici che badano a un’ampolla piena di cervelli. Supponiamo che il macchinario automatico sia programmato per dare a tutti noi un’allucinazione collettiva ... Quando sembra a me di star parlando a voi, sembra a voi di star ascoltando le mie parole. Naturalmente le mie parole non giungono per davvero alle vostre orecchie, dato che non avete (vere) orecchie, né io ho una vera bocca e una vera lingua. Invece, quando produco le mie parole quel che succede è che gli impulsi efferenti viaggiano dal mio cervello al computer, che fa sì che io ‘senta’ la mia stessa voce che dice quelle parole e ‘senta’ la lingua muoversi, ecc., e anche che voi ‘udiate’ le mie parole, mi ‘vediate’ parlare, ecc. In questo caso, in un certo senso io e voi siamo davvero in comunicazione. Io non mi inganno sulla vostra esistenza reale, ma solo sull’esistenza del vostro corpo e del mondo esterno, cervelli esclusi.

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MessaggioInviato: venerdì 7 dicembre 2007, 16:02 
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Sitosophia
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Propongo il capitolo "Come conosciamo qualcosa" di Una brevissima introduzione alla filosofia di Thomas Nagel, la quale è interamente disponibile in rete!

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"ogni negligenza è deliberata, ogni incontro casuale un appuntamento, ogni umilazione una penitenza, ogni successo una misteriosa vittoria, ogni morte un suicidio". Jorge Luis Borges, Deutsches Requiem

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 Oggetto del messaggio: Re: L'esistenza del mondo
MessaggioInviato: sabato 29 dicembre 2007, 16:24 
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anke io volevo citare Cartesio! :cry: mi avete anticipata!


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 Oggetto del messaggio: Re: L'esistenza del mondo
MessaggioInviato: lunedì 6 ottobre 2008, 23:52 
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Iscritto il: giovedì 19 ottobre 2006, 23:49
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«Sarebbe ridicolo cercar di dimostrare che la natura è: è evidente, infatti […] e dimostrare le cose evidenti mediante le oscure è proprio di chi non sa distinguere ciò che è conoscibile di per sé e ciò che non lo è (e non è improbabile che tale malattia possa capitare, giacchè un cieco nato potrebbe pur ragionare intorno ai colori) e la necessaria conseguenza è che questi tali si mettono a discutere di vuoti nomi, ma non pensano affatto»

ARISTOT., Phys. 193a

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Aleister


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 Oggetto del messaggio: Re: L'esistenza del mondo
MessaggioInviato: giovedì 8 ottobre 2009, 14:19 
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Iscritto il: martedì 6 ottobre 2009, 17:46
Messaggi: 7
CIAO CATENO!!!IL TUO QUESITO E DAVVERO MOLTO INTERESSANTE!!L'ESISTENZA DEL MONDO,O ,PIU SEPLICEMENTE,LO STARE NEL MONDO ,E STATO UN TEMA SVILUPPATO DA MOLTI FILOSOFI:KANT,HUSSERL,HEIDEGGER....!!IO SU QUESTO TEMA,HO UNA RISPOSTA SOGGETTIVA SEMPLICE,PERCHE,A MIO MODO DI VEDERE,UNA RISPOSTA OGGETTIVA NN SI PUO DARE!!CHI CI DICE CHE TUTTO QUELLO AL DI FUORI DELL'IO,DELLA PSICHE,DELL'ANIMA,DELLA SOSTANZA,DEL CORPO,NN SIA UNA PROIEZIONE DELLA NOSTRA MENTE?CHI CI DICE CHE NN SIA INVECE TUTTO VERO?CHI CI DICE CHE ANCHE IL CORPO NON SIA UNA FINZIONE?NON BASTA DIRE IO LO PERCEPISCO,LO SENTO!!!SECONDO ME,LA VERA RISPOSTA DI QUESTA DOMANDA STA NELLE RISPOSTE DI CIASCUNO DI NOI,INFATTI,SE NN ABBIAMO L'ASSOLUTA CERTEZZA DELLA SUA RISPOSTA,ALLORA CONCLUDO CHE OGNI RISPOSTA PUO ESSERE GIUSTA!!!CIAOOOOO!!!!


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 Oggetto del messaggio: Re: L'esistenza del mondo
MessaggioInviato: sabato 10 ottobre 2009, 13:35 
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Sitosophia
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Iscritto il: domenica 11 giugno 2006, 19:42
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CITTATINI! SEMU TUTTI DEVOTI? CETTU CETTU CETTU! CITTATINI! SEMU TUTTI DEVOTI? CETTU CETTU CETTU! CITTATINI! SEMU TUTTI DEVOTI? CETTU CETTU CETTU! CITTATINI! SEMU TUTTI DEVOTI? CETTU CETTU CETTU! CITTATINI! SEMU TUTTI DEVOTI? CETTU CETTU CETTU!

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 Oggetto del messaggio: Re: L'esistenza del mondo
MessaggioInviato: sabato 10 ottobre 2009, 23:13 
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Iscritto il: martedì 6 ottobre 2009, 17:46
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ma e un delirio il tuo?? :lol: :? ti sei fatto troppo prendere la mano,frate!!! :) cmq,scherzo!!!!ogni tanto un colpo di pazzia cm quello tuo ci vuole!!!! :) IL TRENO HA FISCHIATO!!!!RICORDI CHI L'HA DETTO? :) CIAOOO!!!


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