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 Oggetto del messaggio: Meriti
MessaggioInviato: giovedì 13 novembre 2008, 16:22 
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Merito e meriti.

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 Oggetto del messaggio: Re: Meriti
MessaggioInviato: giovedì 13 novembre 2008, 18:37 
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Sono d'accordo con il Prof. Raciti in tutta la prima parte del testo.

L'analisi del Prof. accomuna - giustamente - il criterio del merito a quello di produzione. E', né più né meno, la logica del PIL. Logica ormai associata a tutto e tutti: anche alle istituzioni, alle amministrazioni comunali, alle università. Il PIL e la sua logica sono il vero problema della nostra economia.

Non sono affatto d'accordo, invece, quando scrive alla fine

Cita:
Rivendico allora la peggiore delle università possibili, quella in cui il merito è bandito; quella in cui si addita, se c’è, una persona, e la si prende a modello come una idea platonica. Se questo mi fa crescere, tanto meglio. Non è merito mio, non è merito suo. È solo una questione di emozioni.


Alla fine di un'analisi tanto intelligente, avrei preferito l'espressione chiara e decisa di forme altre di meritocrazia.

Rivendicare la peggiore delle università possibili, cioè la nostra, significa anche mantenere lo status di certi baroni che tutti ben conosciamo. Mi chedo quale sia e dove stia, nel caso dei baroni e degli studenti che leccano loro il fondoschiena, l'emozione e la crescita. Semmai, vi è la nostra rabbia e il nostro odio profondo.

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"ogni negligenza è deliberata, ogni incontro casuale un appuntamento, ogni umilazione una penitenza, ogni successo una misteriosa vittoria, ogni morte un suicidio". Jorge Luis Borges, Deutsches Requiem

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 Oggetto del messaggio: Re: Meriti
MessaggioInviato: giovedì 13 novembre 2008, 19:02 
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Magari la chiusa è ironica, o semplicemente rassegnata. O forse è fin troppo realista: quanti elementi di qualità possono esservi in un ente che conta decine e decine di membri? Insomma, la qualità si insinua a basse quantità fra la quantità.

(In altre parole, credo straordinariamente che vi siano più posti disponibili che persone che li meritino davvero.)

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 Oggetto del messaggio: Re: Meriti
MessaggioInviato: giovedì 13 novembre 2008, 19:06 
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E comunque, a ben rileggere, rivendicare l'università in cui il merito è bandito significa rifiutare l'università quantitativa (se è vero che merito = quantità). Ma evidentemente siamo caduti anche noi nella trappola semantica. :wink:

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 Oggetto del messaggio: Re: Meriti
MessaggioInviato: giovedì 13 novembre 2008, 19:10 
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Tommy David ha scritto:
Ma evidentemente siamo caduti anche noi nella trappola semantica. :wink:


Ne ero sicuro... nelle trappole del Prof. ci cado sempre e puntualmente, da ormai quasi quattro anni :D

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 Oggetto del messaggio: Re: Meriti
MessaggioInviato: giovedì 13 novembre 2008, 21:03 
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Personalmente trovo invece che la chiusa prima contestata sia la migliore delle chiuse possibili, a patto tutavia che si capisca che cosa si debba intendere, qui, per "la peggiore delle università possibili", ossia esattamente l'opposto (o, meglio ancora, l'inverso) cui il pensiero unico tende cianciando cose (cultura, potere, università, studenti, professori, leccapiedi, troie, etc.) di cui non ha nessuna contezza.

"Merito", "Valore", "Futuro", "i Giovani come Risorse", "Investire sulla Cultura"...l'incipiente economicizzazione del lessico universitario e filosofico costituisce il gradino immediatamente più basso della tanto vituperata "baronizzazione" dell'università.

Chè, poi, criticare l'assetto baronale dell'Accademia non vuol dire proprio nulla: l'Università è costitutivamente baronale, la "baronalità" inerisce alla sua essenza più profonda, fin dai suoi tempi più aurei, sarebbe come offendersi col crepuscolo per il fatto che restituisce meno luce rispetto al pieno giorno.
Ne segue che la cosa successiva da fare non è, d'altro canto, incensare lo stato di cose attuale (cosa tra l'altro che riuscirebbe molto difficile persino ai migliori oratori della Zivilisation ateniese del V secolo), ma trovo in generale che sia cosa indegna per l'uomo qualsivoglia critica dello status quo in nome di astratti principi morali, colui il quale agisce in tal modo il barone ce l'ha dentro, e lì non c'è corteo che te lo tolga.

"Come? voi sceglieste la virtù e l'elevazione del cuore e al tempo stesso guardate di traverso i vantaggi degli uomini senza scrupoli? - Ma con la virtù si rinuncia ai 'vantaggi'" (F. Nietzsche, Crepuscolo degli idoli, p. 27 dell'ed. Adelphi, Milano 1970).

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 Oggetto del messaggio: Re: Meriti
MessaggioInviato: venerdì 14 novembre 2008, 2:45 
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Se proprio dobbiamo spaccare un testo a metà, concentrerei l'attenzione su quel "allora", nella chiusa di cui si discetta. Trattasi di iperbole.
Ma a parte questo, ritengo di ritrovarmi nelle parole del Professore - più "emotive" di quanto sembri - e condividerle: l'Università segue la sorte di tutte le altre parti che compongono la nostra società, la sorte di essere invasa dalla logica del capitalismo e dell'efficienza - un fordismo culturale. Oggi manifestiamo - io manifesto - perché ritengo che questi particolari tagli siano politicamente insensati, ma dovrei manifestare, in generale, per un'università che resti "invasata", che si allontani il più possibile (in questo senso iperbolico "peggiore") dalla città. Da una città ormai "invasa" da questo fordismo.

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Triad
Il Tempio dell'Ombra
«Il mondo non è che una scuola di ricerca. Non importa chi raggiungerà la meta, ma chi farà la più bella corsa. Può fare lo sciocco tanto chi dice il vero quanto chi dice il falso: poiché si tratta del modo, non dell'essenza del dire» (Montaigne, Saggi, III.8).


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 Oggetto del messaggio: Re: Meriti
MessaggioInviato: venerdì 14 novembre 2008, 11:25 
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Triad ha scritto:
per un'università [...] che si allontani il più possibile [...] dalla città. Da una città ormai "invasa" da questo fordismo.

Dovrebbe allora fuoriuscire anche dallo Stato e tornare in mano alle lodevoli iniziative private -- ricordate l'autentico spirito delle varie Accademie e Peripati dell'antichità?

Invece voi state manifestando esattamente per il motivo opposto: rimettere l'Università in mano a uno Stato che immaginate stoltamente illuminato e attento alla qualità.

È a partire da questa mia visione polemica che ho rivendicato la piena morte dell'università pubblica: ben venga! Perché lo Stato non si può cambiare nemmeno grazie a pochi volenterosi.

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 Oggetto del messaggio: Re: Meriti
MessaggioInviato: venerdì 14 novembre 2008, 13:58 
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Chi vuole fondare gli studi sul merito, vuole misurare il sapere come si misurano le cose. Vuole l’efficienza, non la crescita interiore. Vuole l’uniformità, non l’università.
Rivendico allora la peggiore delle università possibili, quella in cui il merito è bandito; quella in cui si addita, se c’è, una persona, e la si prende a modello come una idea platonica. Se questo mi fa crescere, tanto meglio. Non è merito mio, non è merito suo. È solo una questione di emozioni.

Raciti




Attacco dissacrante alla Teodicea del Dio borghese,
ottimo fendente contro il feticcio del
“Merito",
quantificatore universale del nostro agire “sociale” e Golem dell’ utilitarismo …

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Ma non è già nel tempo che tutto nasce e muore: il tempo stesso è questo divenire, nascere e morire; è l’astrarre che insieme è; è Kronos, produttore di tutto e divoratore dei suoi prodotti .

HEGEL – ENCICLOPEDIA DELLE SCIENZE FILOSOFICHE, § 258

http://www.youtube.com/watch?v=Uu_b0EF65Q4


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 Oggetto del messaggio: Re: Meriti
MessaggioInviato: venerdì 14 novembre 2008, 14:12 
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Iscritto il: mercoledì 12 dicembre 2007, 15:58
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Aleister ha scritto:
Personalmente trovo invece che la chiusa prima contestata sia la migliore delle chiuse possibili, a patto tutavia che si capisca che cosa si debba intendere, qui, per "la peggiore delle università possibili", ossia esattamente l'opposto (o, meglio ancora, l'inverso) cui il pensiero unico tende cianciando cose (cultura, potere, università, studenti, professori, leccapiedi, troie, etc.) di cui non ha nessuna contezza.

"Merito", "Valore", "Futuro", "i Giovani come Risorse", "Investire sulla Cultura"...l'incipiente economicizzazione del lessico universitario e filosofico costituisce il gradino immediatamente più basso della tanto vituperata "baronizzazione" dell'università.

Chè, poi, criticare l'assetto baronale dell'Accademia non vuol dire proprio nulla: l'Università è costitutivamente baronale, la "baronalità" inerisce alla sua essenza più profonda, fin dai suoi tempi più aurei, sarebbe come offendersi col crepuscolo per il fatto che restituisce meno luce rispetto al pieno giorno.
Ne segue che la cosa successiva da fare non è, d'altro canto, incensare lo stato di cose attuale (cosa tra l'altro che riuscirebbe molto difficile persino ai migliori oratori della Zivilisation ateniese del V secolo), ma trovo in generale che sia cosa indegna per l'uomo qualsivoglia critica dello status quo in nome di astratti principi morali, colui il quale agisce in tal modo il barone ce l'ha dentro, e lì non c'è corteo che te lo tolga.

"Come? voi sceglieste la virtù e l'elevazione del cuore e al tempo stesso guardate di traverso i vantaggi degli uomini senza scrupoli? - Ma con la virtù si rinuncia ai 'vantaggi'" (F. Nietzsche, Crepuscolo degli idoli, p. 27 dell'ed. Adelphi, Milano 1970).



Non vedo nobiltà baronale, ma arroganza da usurpatori, soprattutto in Sicilia , dove alle spalle abbiamo un'ottima tradizione che ci fanno ben studiare in questa università catanese,la storia della Sicilia è piena di falsi baroni e di titoli nobiliari comprati con mezzi infami.

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Ma non è già nel tempo che tutto nasce e muore: il tempo stesso è questo divenire, nascere e morire; è l’astrarre che insieme è; è Kronos, produttore di tutto e divoratore dei suoi prodotti .

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 Oggetto del messaggio: Re: Meriti
MessaggioInviato: venerdì 14 novembre 2008, 17:57 
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Aleister ha scritto:
trovo in generale che sia cosa indegna per l'uomo qualsivoglia critica dello status quo in nome di astratti principi morali, colui il quale agisce in tal modo il barone ce l'ha dentro, e lì non c'è corteo che te lo tolga.


Pienamento d'accordo! Difatti non ho astratti principi morali, solo un concreto desiderio di defenestrare certi grigi individui dalle facoltà e metterne dentro di meritevoli. Tutto qui.

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 Oggetto del messaggio: Re: Meriti
MessaggioInviato: venerdì 14 novembre 2008, 18:52 
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E preciso che ho preso "a cuore" il testo del Prof. Raciti perché - manco a dirlo - è la cosa più intelligente, bella e sensata che abbia letto in questo periodo riguardo l'università.

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 Oggetto del messaggio: Re: Meriti
MessaggioInviato: venerdì 14 novembre 2008, 18:53 
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Giofilo ha scritto:
non ho astratti principi morali, solo un concreto desiderio di defenestrare certi grigi individui dalle facoltà e metterne dentro di meritevoli.


QED: meritismo unito a risentimento, proprio ciò che più d'ogni altra cosa nulla ha a che vedere con una grande cultura, la quale espungerebbe senz'altro da sè questi fattori in quanto sommamente ripugnanti.

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 Oggetto del messaggio: Re: Meriti
MessaggioInviato: venerdì 14 novembre 2008, 19:22 
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Infatti la grande cultura questi individui li espunge già da sé, solo che insegnano e raccomandano altri tizi che sono meno che individui. Ora, abbiamo capito in questa seria discussione della questione che una cosa è la filosofia, la grande cultura e l'insegnamento che si può trarre dall'elevazione a idea platonica di un modello, altro è invece il sistema universitario che ha in sé il corso di laurea in filosofia piuttosto che in lettere e in biologia. Certo.
La questione è detta: allontanare la città per istruirla, non certo contattarla per vedere che esce.
E poi mi domando: come garantire la presenza - seppur minima - dentro la facoltà di quegli ispiratori a mo' di idee platoniche (che non hanno meriti, certo, ma che sono cause della formazione)?

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 Oggetto del messaggio: Re: Meriti
MessaggioInviato: venerdì 14 novembre 2008, 19:38 
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Triad ha scritto:
La questione è detta: allontanare la città per istruirla, non certo contattarla per vedere che esce.


L'hai detto. Ed è giusto: in fondo sarebbe come se Socrate, in luogo di uscire dalla caverna per introiettare la vera conoscenza e poi ridiscendervi, rimanesse dentro la caverna a inscenare cortei e striscioni assieme agli schiavi. Amore per la pòlis è ridiscendervi, uscirvi e rientrarvi continuamente, non urlare all'interno di una caverna cercando di evocare ciò che in quella caverna non potrà mai esservi.

Detto questo, l'università, con le sue raccomandazioni, e tutto quello che vogliamo, ok, difficilmente può operare attraverso questo meccanismo di entrata ed uscita continua, è troppo "civile", o meglio, "civilizzata"; l'università sa ciò che vuole, ha i suoi capisaldi, la vera filosofia invece no, ricordiamolo, eppure non può essere di certo questo il principale motivo per "indignarsi": non dimentichiamo che l'ascesa di Speusippo, nipote di Platone, allo scolarcato dell'Accademia, presumibilmente perpetrata ai danni del giovane Aristotele, non impedì certo a quest'ultimo di essere ciò che di fatto fu.

Se l'"indignazione" rimane solo su un piano, allora si rimane al livello di Brunetta o di qualunque capufficio che si "indigna" con il sottoposto perchè ha prodotto solo 100 delle 150 fotocopie che gli erano state commissionate.

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 Oggetto del messaggio: Re: Meriti
MessaggioInviato: venerdì 14 novembre 2008, 22:28 
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Triad ha scritto:
Ora, abbiamo capito in questa seria discussione della questione che una cosa è la filosofia, la grande cultura e l'insegnamento che si può trarre dall'elevazione a idea platonica di un modello, altro è invece il sistema universitario che ha in sé il corso di laurea in filosofia piuttosto che in lettere e in biologia. Certo.


QED, Triad riesce sempre a esprimere meglio di me i concetti.
Ecco, io ho parlato del secondo: del sistema universitario. Non di grandi culture.

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 Oggetto del messaggio: Re: Meriti
MessaggioInviato: venerdì 14 novembre 2008, 23:25 
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Credo che ci siamo intesi tutti benissimo (stento a crederlo - Raciti mette d'accordo tutti, com'è?). E sottoscrivo, difatti, quanto detto nell'ultimo intervento da Aleister.

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 Oggetto del messaggio: Re: Meriti
MessaggioInviato: sabato 15 novembre 2008, 13:49 
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Giofilo ha scritto:
Triad ha scritto:
Ora, abbiamo capito in questa seria discussione della questione che una cosa è la filosofia, la grande cultura e l'insegnamento che si può trarre dall'elevazione a idea platonica di un modello, altro è invece il sistema universitario che ha in sé il corso di laurea in filosofia piuttosto che in lettere e in biologia. Certo.


QED, Triad riesce sempre a esprimere meglio di me i concetti.
Ecco, io ho parlato del secondo: del sistema universitario. Non di grandi culture.

Vedo che -- dopo l'intervento di Raciti in merito al merito -- state cambiando idea, e iniziate a contrapporre seriamente filosofia (i.e. sapere) e università (ovvero (in)formazione). Praticamente vi state accorgendo che, lottando per il miglioramento dell'ultima, votavate al peggioramento (del)la prima. :wink:

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 Oggetto del messaggio: Re: Meriti
MessaggioInviato: sabato 15 novembre 2008, 14:12 
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Tommy David ha scritto:
Praticamente vi state accorgendo che, lottando per il miglioramento dell'ultima, votavate al peggioramento (del)la prima. :wink:


Non saprei...
Sarò scemo, ma continuo a non cogliere il nesso tra
    protestare per i tagli, volere un'università pubblica, esigere docenti degni di questo nome
e
    peggioramento della filosofia, grandi culture, emozioni etc. etc.

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MessaggioInviato: sabato 15 novembre 2008, 14:26 
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Giofilo ha scritto:
protestare per i tagli, volere un'università pubblica, esigere docenti degni di questo nome

I tagli ci stanno tutti, a patto di pretendere l'allontanamento di docenti indegni di questo nome. E questa esigenza non può passare attraverso lo Stato.

(Spero di non dovermi più esprimere su quest'argomento. Spero anche di aver individuato il focus più autentico dell'azione. E spero infine che siate convinti anche voi che sfoltendo la quantità si possa giungere alla qualità. Ma ormai di questo ne abbiamo straparlato...)

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