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 Oggetto del messaggio: Introduzione alle «scienze cognitive»
MessaggioInviato: sabato 17 giugno 2006, 0:51 
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Sitosophia
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Iscritto il: sabato 17 giugno 2006, 0:33
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Con il termine «scienze cognitive» si intende un ampio complesso di discipline, quali l’informatica, l’intelligenza artificiale, la filosofia e altre ancora, che convergono in un preciso punto nella misura in cui condividono l’interesse per lo studio della cognizione. Lo studio di questa è affrontato da tali discipline partendo dal presupposto che essa è un «processo». Punto fondamentale è inoltre che tale processo può essere studiato a prescindere dal «supporto» fisico che lo esegue.
Nonostante sembri semplice la coesistenza di tali e tante discipline in un solo ambito di ricerca quale può essere quello della Scienza Cognitiva, in realtà il rapporto tra queste è spesso controverso. A proposito di ciò Diego Marconi, come prima anche Philip N. Johnson-Laird, considera errato parlare di «scienze cognitive» al plurale preferendo la dizione al singolare, mettendo in luce la necessità di un’unità e convergenza totale degli ambiti di ricerca. Ma al contrario sembra più utile parlare di tali ambiti mantenendo la forma plurale, sottolineando l’indipendenza che questi continuano a mantenere quando intervengono in materia di processi cognitivi.
Gli ambiti più importanti coinvolti nella ricerca sono: la psicologia cognitiva, che si occupa dei processi cognitivi specificamente umani; la logica, che studia la validità dei meccanismi di ragionamento impiegati nella cognizione; la filosofia del linguaggio, atta ad analizzare quei processi tramite i quali il ragionamento e la cognizione si espletano in ultima istanza, ovvero le inferenze; l’intelligenza artificiale, che si occupa dell’aspetto tecnologico e sperimentale dei sistemi definiti «cognitivi»; l’informatica, che tenta di definire l’«informazione» che i sistemi intelligenti dovrebbero contenere e essere capaci di trasmettere; la filosofia della scienza, cui preme analizzare le definizioni di carattere scientifico fornite dalle altre discipline; la neuroscienza, che indaga a livello scientifico eventuali riscontri tra teorie cognitive e realtà cerebrale; infine la filosofia della mente, che produce teorie filosofiche tese a comprendere la natura della mente e il suo rapporto – o talvolta la sua coincidenza – con il cervello o con il corpo, giungendo spesso ad abbracciare teorie di natura anche neurobiologica e psicologica.
La multidisciplinarietà, come detto, trova unità in certi presupposti: la cognizione è un processo che può essere trattato indipendentemente dall’entità che lo esegue. Alan Turing (il già citato Johnson-Laird direbbe Kenneth Craik) fu il primo a rendere comune l’idea che la cognizione fosse spiegabile in termini computazionali – come calcolo – già prima dell’invenzione dei calcolatori digitali, intorno agli anni Quaranta del secolo scorso. Sarebbe fuorviante, in questo contesto, separare la storia dell’intelligenza artificiale dalla storia della scienza cognitiva o da quella della psicologia cognitiva, o da quella dell’informatica, dato che queste discipline – pur essendo autonome –, nella misura in cui si riferiscono ad un solo ambito, condividono eventi storici rivelatisi fondamentali per ognuna di esse. Alcuni di questi eventi sono qui di seguito riportati schematicamente. Il primo è legato al prototipo, ideato da Alan Turing, di «macchina inferenziale» (poi detta «macchina di Turing») e si tratta della formulazione della cosiddetta «tesi di Church». Alonzo Church affermò nel 1936 che ogni funzione calcolabile da una macchina di Turing è calcolabile tramite algoritmo, un procedimento i cui passaggi sono ridotti ad operazioni elementari; si affermo così la teoria della computabilità. Il secondo punto è legato a questo enunciato di Church, che venne interpretato, in modo radicale, nella seguente forma: ogni processo cognitivo (e linguistico) è calcolabile da una macchina di Turing. Questo passaggio, del quale ancora oggi non è facile dimostrare la validità, ha permesso la formulazione dell’analogia, nell’ambito del mentale, tra cervello e hardware di un calcolatore, come tra mente e software o programma per calcolatori. Il fatto stesso che l’hardware sia solo di un calcolatore mentre è possibile eseguire il software in più calcolatori consentì al filosofo Hilary Putnam, nel 1960, di sostenere la tesi «funzionalista»: il rapporto tra mente e corpo è paragonabile a quello tra gli «stati logici» e gli «stati strutturali» di una macchina, ovvero la mente è una macchina di Turing. Il terzo punto consiste nella tesi di Noam Chomsky, risalente al 1965, della «grammatica generativa»: egli affermò che esiste un patrimonio innato di «strutture cognitive» alla base di ogni conoscenza acquisibile tramite il rapporto con l’ambiente. Ciò favorì l’idea di un «linguaggio macchina» mentale con il compito di manipolare l’informazione che giunge dall’esterno, come per un calcolatore. Quarto e ultimo punto (di questo sommario elenco) è la cosiddetta «nuova scienza cognitiva» che, presupponendo gli argomenti del filosofo Herbert Dreyfus e gli studi sperimentali del ricercatore Rodney Brooks editi a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, sta rivalutando l’importanza della corporeità dell’entità conoscente al fine di possedere una capacità cognitiva.
Oggi le ricerche proliferano in questo campo, vasto e spesso non regolato da propositi univoci. Al contrario, le difficoltà permangono solide e ancora invalicate, in molti casi apparendo invalicabili. Alcune di queste problematiche scivolose per le scienze cognitive sono: la nozione di «algoritmo», che sfugge ad una definizione esaustiva mantenendo il termine a cavallo tra il vago e il pratico; la metafora della mente come programma, che risulta fuorviante anche alla luce di studi neurobiologici del cervello tesi a dimostrare la profonda differenza strutturale tra cognizione umana e computazione elettronica – intimamente connessa con l’utente che la mette in atto –, come il neurobiologo premio Nobel Gerald Edelman e il filosofo John Searle hanno spesso ripetuto in vari saggi negli ultimi venticinque anni; il concetto di «rappresentazione», fondamentale per la cognizione e oggetto di vari saggi da parte di studiosi di scienze cognitive, eppure ancora non definito in maniera utile; la localizzazione dei processi cerebrali, ancora enigmatica per la scienza; la definizione di «informazione», ancora oggi del tutto restia ad una scrupolosa determinazione; la nozione di «simulazione», che ancora è oggetto di aspri dibattiti tra filosofi dell’intelligenza artificiale; e, tra molti altri, il concetto di «intelligenza», fonte di totale confusione per coloro che intendono definirla univocamente.
I limiti delle scienze cognitive sono molti perché molti sono i problemi ancora aperti nell’ambito più ampio dell’epistemologia – lo studio della conoscenza e dei suoi modi – e le scienze cognitive sono pressoché dipendenti da questa disciplina umanistica, probabilmente in maniera maggiore rispetto alle ricerche della scienza applicata. A seconda dell’ottica dalla quale si osserva questa ricerca, interessante anche se sotto certi aspetti può risultare sterile, è possibile definirla sia «meccanica cognitiva» quanto, forse meglio, «epistemologia applicata».

La bibliografia sull’argomento è vastissima e intrecciata tra i vari argomenti; con questa premessa, qui di seguito si tenta un elenco di alcuni saggi di carattere introduttivo.
Testi essenziali riguardanti la scienza cognitiva sono: D. Marconi, Filosofia e scienza cognitiva, Laterza 2001; P. Tabossi, Intelligenza naturale e intelligenza artificiale, Il Mulino 1988; P. N. Johnson-Laird, La mente e il computer. Introduzione alla scienza cognitiva, Il Mulino 1990 e D. R. Hofstadter, Gödel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante, Adelphi 1984.
Più in generale, i testi consigliati sono: M. Frixione, Logica, significato e intelligenza artificiale, Franco Angeli 1994 e, a cura di M. Negrotti, Capire l’artificiale. Dall’analogia all’integrazione uomo-macchina, Bollati Boringhieri 1990.
Testi riguardanti in particolare l’intelligenza artificiale sono: V. Pratt, Macchine pensanti. L’evoluzione dell’intelligenza artificiale, Il Mulino 1990 e S. Williams, Storia dell’intelligenza artificiale, Garzanti 2003.
Testi di filosofia della mente inerenti l’argomento sono: M. Di Francesco, Introduzione alla filosofia della mente, Carocci 1996; W. Bechtel, Filosofia della mente, Il Mulino 1992; S. Nannini, L’anima e il corpo. Un’introduzione storica alla filosofia della mente, Laterza 2002 e J. Searle, La riscoperta della mente, Bollati Boringhieri 1994. Inoltre, per una sintesi storica con un forte approccio antropologico al tema, si consiglia A. G. Biuso, Cyborgsofia. Introduzione alla filosofia del computer, Il Pozzo di Giacobbe 2004.
Testi neuroscientifici attinenti sono: A. R. Damasio, L’errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano, Adelphi 1995 e G. M. Edelman, Sulla materia della mente, Adelphi 1993.
Sul Web (Internet) è possibile reperire documenti interessanti in materia e in tal senso la vastità dei contributi aumenta. I primi due sono inglesi, i seguenti italiani. «Celebrities in Cognitive Science»; «Stanford Encyclopedia of Philosophy»; «Sito Web Italiano per la Filosofia»; Bibliografie filosofiche;«NeuroIngegneria.com».
Siti italiani interessanti sono quelli dedicati alle scienze cognitive da parte delle facoltà universitarie che hanno attivati corsi di laurea inerenti ad esse, come il «Centro di Scienza Cognitiva di Torino», il corso di «Scienze e tecniche di Psicologia Cognitiva Applicata di Trento», il «Master in Scienza Cognitive di Genova», il «Corso Di Laurea Specialistica Interfacoltà In Neuroscienze Cognitive» e in «Filosofia Della Mente, Della Persona, Della Città» dell’Università Vita-Salute di S. Raffaele di Milano, e il «Corso di Laurea specialistica in Metodologie Filosofiche, orientamento “Mente, Linguaggio e Scienze” (epistemologico-cognitivo)» di Genova.


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