“Fatto in casa” di Nino Romeo

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Di sesso non è mai morto nessuno. A parte quelli che poi ci nascono.

Anzi, nello spettacolo Fatto in casa di Nino Romeo, pare che i morti risuscitino pur di futtiri (“scopare”).

La dimensione propria di questo capolavoro teatrale è proprio quella casalinga, ma in senso freudiano: ciò di cui si parla così esplicitamente sulla scena (“in casa”, appunto), è anche ciò che turba di più, ciò che dai protagonisti è sempre evocato, sperato, ricordato, rimandato: il sesso, nella sua componente più fisica e genitale, condita con lo straordinario uso di un dialetto poetico. Di fatto, sulla scena i protagonisti non futtunu mai. Qui il sesso è il perturbante, l’unheimlich, ciò che è casereccio e familiare, che dalla casa non dovrebbe uscire (come i panni sporchi che ivi dovrebbero lavarsi), che nella casa andrebbe tenuto nascosto, eppure si ripresenta costantemente, trasborda quasi, è una pulsione incontenibile; — almeno a parole. Perché, in questo spettacolo, il fatto in casa non sussiste. Padre e figlia, marito e moglie, due amanti, madre e figlio, ancora marito e moglie, di nuovo due amanti, infine Uno e Una non fanno altro che parlare di sesso. Ma sembra di dover dare ragione alla vecchia battuta: più se ne parla, meno se ne fa.

fatto-in-casa6La costruzione della scena è essenziale ed efficace: una costellazione circolare di calde lampadine circonda un letto (ora capezzale ora talamo) che andrà spostato a ogni scena. I protagonisti sono sempre loro due: un misurato e sobrio Nino Romeo, che da attore consumato riesce a calarsi efficacemente sia nei panni comici che in quelli più appassionati; una strepitosa Graziana Maniscalco. La voce di quest’ultima la fa da padrona in moltissimi momenti: voce che si piega alla popolanità di certe invettive, acuta e stridula, graffiante, capace di toccare profondità roche, di saltare senza soluzione di continuità dalla cupezza a incredibili e velocissimi fraseggi in alte tonalità, dalle frizzanti e sempre poetiche scurrilità al lirismo che pervade l’opera in molti passaggi. La sua è una recitazione viscerale, la sua voce prende letteralmente corpo, impronta di sé tutta la figura dell’attrice, la postura, le espressioni del viso, il gonfiarsi del petto, il raddrizzarsi della schiena a mano a mano che le parole richiedono slanci di livore o di passione. Spesso si ha l’impressione che non parli: canta.

La scrittura di Romeo è puro distillato di poesia: ritmo, fluidità, persino rime. È un lirismo osceno, sboccato, scatologico. È un linguaggio che nella carnalità vernacolare è profondamente anarchico, libertario e liberatorio. Si ride molto, in questo spettacolo; ci si entusiasma per il piacere delle parolacce, che paiono tutte nuove. Pure ci si commuove e si resta pressoché sconvolti. Non si resta turbati solo perché i genitori dicono chiaramente di avere avuto o volere rapporti coi figli. Soprattutto si resta turbati perché, come dicevamo, il fattaccio in casa non accade mai. Almeno accadesse! Almeno potessimo vederlo coi nostri occhi, toccare con mano… penetrare la scena, sì, per andare oltre, per vedere cosa succede o è successo davvero in casa. Non è dato sapere, se a mezzo di resoconti o intenzioni. Il sesso, la futtuta, siamo costretti a immaginarla. Ma così siamo condannati al gioco della ripetizione, anzi alla coazione a ripetere (come con la masturbazione, mentale o meno): a ogni scena ricomincia il “girotondo” (che di Schnitzler mi pare abbia solo un vaghissimo sentore, più strutturale che altro), si rievoca, si paventa, si desidera, si rinvia un rapporto sessuale.

Immaginare di futtiri è lo stesso che farlo davvero? Solo nella misura in cui vivere qualcosa è lo stesso che rappresentarlo, metterlo in scena. Così personaggi e spettatori siamo costretti a ripetere, a volere ancora un’altra scena, ad ascoltare e parlare sempre di cose sconce. Il sesso è nulla, se non se ne può parlare. Ma a parlarne troppo si risolve in un nulla di fatto.

Così, con questa sensazione lascia quest’opera straordinaria, a dispetto del titolo: tutto troppo esplicito per essere davvero espresso e attuato; tutto meravigliosamente unheimlich per essere accaduto davvero un fatto in casa.

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[Lo spettacolo sarà rappresentato dal 5 al 15 novembre 2015, feriali ore 21 – domenica ore 18 (lunedì riposo), presso il Teatro del canovaccio – Via gulli 12 – 95131 Catania.
Per info e prenotazioni 347 3124498 – 328 4254497 – 330 847394.

Qui l’evento su Facebook. E qui la scheda ufficiale sul sito della compagnia teatrale Gruppo Iarba.]