G. Lattanzi – “Kambo e Iboga. Medicine sciamaniche in sinergia”

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G. Lattanzi
Kambo e Iboga. Medicine sciamaniche in sinergia
Bibliosofica, Roma 2016

 

Nell’ottica di questo libro, il Kambo e l’Iboga, più che due sostanze, sono due pratiche sciamaniche, due riti che a partire dai principi attivi contenuti nelle sostanze stesse coinvolgono l’individuo nella sua interezza. «Il Kambo appartiene alla tradizione dei nativi dell’Amazzonia, l’Iboga alla tradizione spirituale dei Pigmei delle foreste dell’Africa Centrale» (pag. 29). Il Kambo è la secrezione gelatinosa prodotta dalla pelle di una rana (la Phyllomedusa bicolor) per proteggersi dai predatori; l’Iboga è invece una pianta, un arbusto perenne la cui corteccia, se masticata, può provocare visioni e le cui radici contengono circa dodici alcaloidi. Si può dire che l’assunzione di queste sostanze a scopo terapeutico o comunque rivolta al benessere complessivo dell’individuo rientra nell’ambito delle cosiddette medicine non convenzionali. È anche vero che l’autore di questo libro tiene subito a precisare che «non è tanto l’Iboga a guarirci come un agente esterno, è bensì la nostra sincera intenzione di cambiare e guarire che ci permette di sintonizzarci sul più altro livello vibrazionale dell’Iboga. Se il proprio intento non è abbastanza chiaro e forte, non ci potrà essere niente o nessuno in grado di aiutarci» (pag. 32).

Giovanni Lattanzi racconta di essere stato iniziato a entrambe le pratiche e di essere stato «il primo facilitatore di cerimonie che usa una combinazione di entrambe» (pag. 33). La sua convinzione è che il Kambo agisca principalmente a livello fisico, mentale ed emozionale, mentre l’Iboga sostanzialmente agisce a un livello più profondo, andando a toccare ciò che potremmo definire inconscio.

Il libro si presenta come una ricca collazione di concezioni, esperienze, testimonianze, alcune delle quali raccontate in prima persona da Lattanzi, altre da individui che hanno usufruito di una delle due sostanze o anche di entrambe assieme. Gli spunti sono molti e diversi, dall’antropologia alla psicologia, passando per la filosofia e la medicina non occidentale. Per esempio un capitolo è dedicato all’utilizzo del Kambo in combinazione con la medicina cinese e la riflessione auricolare e plantare; un altro al trattamento delle tossicodipendenze per mezzo di questa sostanza. Lattanzi utilizza il Kambo in maniera diversa rispetto alla tradizione, anche se le sue intuizioni sono state avvalorate da quanto gli ha detto uno sciamano brasiliano; in particolare, le modalità che ha sviluppato per somministrare il Kambo prevedono «che la secrezione della rana venga applicata sui punti di orecchie, piedi, schiena e sui meridiani, che aiutano il corpo a ritrovare una condizione ottimale e corrispondono ad una certa condizione di equilibrio energetico» (pag. 112).

L’Iboga può essere anche somministrata a basso dosaggio per stimolare non solo il sistema nervoso centrale, ma per consentire ciò che nell’esperienza di Lattanzi ha costituito una vera e propria iniziazione alla morte: «L’Iboga stessa può essere usata per prepararci alla morte, come avviene nella tradizione Bwiti. In un mito Bwiti si racconta: “Quando il Figlio di Dio sapeva che stava per morire, cosa ha preso per trovare il coraggio di morire? È un bicchiere di Iboga, che ha bevuto sulla montagna per trovare il coraggio. È per questo che nessun Nero può salire direttamente in cielo senza mangiare l’Iboga, conoscere il mistero della morte, perché è l’Iboga che ci purifica”» (pag. 206). In definitiva la tesi fondamentale di Lattanzi, a questo riguardo, è che «prima o poi lo Spirito dell’Iboga frantumerà per sempre le credenze inconsce, le superstizioni personali, le conclusioni inappellabili sulle quali è costruito l’ego di una persona. […] In quanto esseri umani, a livello profondo non è da droghe che dipendiamo ma dalla mente che afferma di continuo io-io-io. Siamo ego-maniaci, persi nella nostra trance egoica» (pag. 207).

Chiude il libro una sezione dedicata agli aspetti legali che riguardano Kambo e Iboga con dei modelli di liberatorie per l’assunzione controllata di queste sostanze.