M. Fagioli – S. Lanuzza, “Arletty, Sartre e Louis-Ferdinand Céline”

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Marco Fagioli – Stefano Lanuzza
Arletty, Sartre e Louis-Ferdinand Céline
Aión, Firenze 2016.

Un libro che apre nuovi spazi in Italia per Céline, controverso protagonista della Francia letteraria del Novecento. E lo fa proponendo la traduzione (a cura di Stefano Lanuzza) di due brevi scritti, entrambi del 1948, ma dai toni completamente diversi. Arletty, jeune fille dauphinoise. Scénario è un copione, un’idea per un possibile adattamento cinematografico (mai andato in porto) che Céline scrisse per la sua amica e concittadina Arletty, attrice di cinema e teatro molto celebre in quel periodo (e come lui travolta dalle accuse di collaborazionismo, nel suo caso per essere stata amante di un ufficiale nazista). Un testo rimasto allo stato di abbozzo, ellittico, che cerca di riproporre un “parlato sonoro” capovolgendo la lingua. Come spiega Marco Fagioli nel suo accurato saggio introduttivo, in questo testo Céline si discosta dalla sua visione tipica della donna – o meglio, come appare nei suoi romanzi – legata al sesso, per aprirsi a «un’immagine astratta, quasi puramente simbolica dell’amore» (p. 31). L’altro scritto è invece À l’agité du bocal, un libello che si scaglia contro Jean-Paul Sartre, il quale nel Portrait de l’antisémite accusava Céline di essere, oltre che simpatizzante dei nazisti, da loro pagato — accusa infondata. La risposta di Céline, ferito nell’animo ed esausto per le difficoltà vissute a causa del suo azzardato antisemitismo naïf, è durissima: «un bolo di veleno scatologico con escrescenze linguistiche superespressive», scrive Lanuzza nel presentarlo. Stile vivido e inconfondibile. Incuriosisce il fatto che i testi, così diversi, siano stati scritti a distanza di pochi mesi. Ma questo è Céline, uno dei più grandi scrittori del Novecento.