Sitosophia

S. Lanuzza, “Céline testimone dell’Europa”

Stefano Lanuzza,
Céline testimone dell’Europa.
Un dibattito e un’intervista con Louis-Ferdinand Céline («Ah, arrivederci e grazie»)
Prova d’Autore, Catania 2016.

 

Imbastito come un dibattito in cui studiosi e lettori pongono domande all’autore Stefano Lanuzza su vita e opera di Louis-Ferdinand Céline, Céline testimone dell’Europa analizza puntualmente l’intera parabola céliniana, mostrando come lo scrittore francese, tutt’oggi preda di equivoci e mistificazioni, sia ancora potentemente attuale. Questo perché Céline, pur avendo vissuto con tutto se stesso il clima del suo tempo (e fu davvero testimone dell’Europa nell’avvertire le catastrofi che si susseguirono), pagandone anche lo scotto, è sempre stato al di fuori di qualsiasi movimento sociale o letterario, alla ricerca di uno spazio in cui essere totalmente libero, totalmente Céline — è così che nasce il suo inimitabile stile (analizzato da Lanuzza in un apposito capitolo), nella forma e nel contenuto. Si è sempre definito comunista, ma chiaramente non nell’interpretazione totalitaria sovietica. È più che altro anarchico, feroce contestatore del potere finanziario capitalista. Di qui, probabilmente, il suo personale antisemitismo, ingiustamente accostato a quello nazista, che Lanuzza contestualizza in un prezioso lavoro di ricerca. Non una difesa, ma una messa in luce, un tentativo di chiarificazione e soprattutto di decostruzione di una demonizzazione. Oltre alle ferite di guerra, alla condanna a morte per collaborazionismo, all’esilio, alla detenzione in Danimarca, all’amnistia, all’isolamento, al dolore fisico e morale, in questo studio c’è spazio anche per la vera vocazione fattasi mestiere di Céline, la medicina. Céline non voleva diventare scrittore di professione, bensì medico, e finché gli è stato possibile farlo ha svolto il suo lavoro di “medico dei poveri”. Per questo, per il fatto che «non cerca di piacere nemmeno a se stesso» (p. 90), lontano da narcisismi e compromessi, ci risulta così diretto e vicino, perché è se stesso fino in fondo, perché è libero. Chiude il testo la traduzione di un’intervista che Céline rilasciò nel 1959, due anni prima di morire, per la televisione francese: «Se non mettete la vostra esperienza sul tavolo, non avete niente. Uno deve pagare! Quanto è fatto gratuitamente non conta nulla, vale meno di niente» (p. 98).