L’eterno cammino dei magi e il silenzio di Maria

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1. Liturgia dell’evento nell’idea di un rinvio
C’è il solito viaggio da intraprendere, con la solita stella. C’è da scrivere una storia, ancora. Il viaggio è lungo. Tre re avanti con gli anni. Tre cammelli acciaccati, indisponibili, in pensione da un po’. Una stalla a Betlemme da ristrutturare. È un evento ancora da celebrare?
L’impresa non è semplice, poiché tutto è irrimediabilmente perso. I magi adesso sono dediti agli affari di governo e quell’evento di natività, di cui si resero protagonisti negli anni passati, agli occhi del presente appare come un’estensione del tempo che non vuol cedere il passo al futuro. I magi hanno raccolto in tanti anni onori e fama. Non hanno voglia di riprendere il cammino. In fondo di quel piccoletto conoscono quanto basta, poi il suo regno non avrà fine, seppure successivamente egli avrà a dire che il suo regno non è di quaggiù. Ma loro, i re, in quella circostanza di crocefissione non erano presenti. Un po’ strani questi magi che dopo aver reso omaggio al bambino non si preoccuparono di nulla. La loro fu un’apparizione magica per irrobustire la trama dell’evento. Partirono dalla Persia, come ci raccontò Marco Polo, per adorare Dio, ben tredici giorni dopo la nascita di Cristo. Poi non ci fu da parte loro nessun interesse, come se tutto avesse dovuto compiersi in quel fatidico incontro di adorazione e prostrazione: un atto singolare di riconoscimento ma non di appartenenza o meglio di condivisione, o ancora di accettazione del disegno divino. Probabilmente anche i cammelli rimasero stupiti dei propri re; né sappiamo cosa i magi si dissero dopo l’incontro con il bambino. Melchiorre il più anziano, quest’anno, difficilmente sarebbe propenso a donare oro, mala tempora currunt. Baldassarre ritiene ormai fuori moda regalare incenso, e nel tormento di un nuovo regalo da scegliere preferirebbe non decidere. Gaspare è il più ingenuo e pensa che la sua mirra possa essere ancora gradita.
Poi c’è lo sgarbo fatto a Pilato da rimediare. Meglio soprassedere ed evitare di esporsi al pericolo. Vadano altri a rendere omaggio al Bambino.
Tutto ruota intorno alla crisi del momento, anche la nascita più importante della storia è soggetta alla spending review, le risorse finanziarie non ci sono; nuovi balzelli sarebbero controproducenti. Dio sa qualcosa di quanto stia accadendo quaggiù? I suoi consiglieri lo informano? Maria e Giuseppe accetterebbero un rinvio? Stante le difficoltà economiche, ci vorrebbe un decreto legge per finanziare le spese dell’evento, nonché della fuga in Egitto della famiglia.
Certamente il Natale subirebbe notevoli danni non solo di natura economico-finanziaria, ma anche sul piano psicologico dei protagonisti. Si pensi al bue e all’asino, che sarebbero privati dell’unico momento di gloria di cui potrebbero vantarsi. E l’uomo che guarda le stelle? Poverino. Nessuno a immortalarlo nella sua posa di osservatore incantato. Che dire dei pastori? e delle pecorelle? Smarrite, senza un belato di felicità. In fondo la Natività è cosa che riguarda più i soggetti del presepe che gli uomini, i quali alla religiosità dell’evento antepongono l’euforia del divertimento, con conseguenziale spreco di una enorme quantità di buoni propositi caramellati in parole di bontà. Povero Babbo Natale, vittima dell’invenzione della Coca Cola. Icona dell’inganno. Non merita nessuna considerazione la vecchia Befana, che della giustizia conosce la cenere e il carbone, ignorando o facendo finta d’ignorare la fame e il disagio di molti bambini. I preti si agghindano di stole e d’incenso per finte liturgie.
Benedetti Magi! I soli capaci di mettere ordine. Ripartiranno per un seguito della storia?

2. Il silenzio di Maria
Intanto Maria attende. La dolce e ubbidiente Maria sine macula, della quale ci dà una testimonianza Fichte: Ci sembra poco che fra tutti i milioni di donne della terra soltanto Maria fosse l’unica eletta che doveva partorire l’Uomo-Dio Gesù? Ci sembra poco l’essere madre di Colui che doveva rendere felice l’intero genere umano e grazie al quale l’uomo sarebbe divenuto un’immagine della divinità e l’erede di tutte le sue beatitudini?
Sartre nel 1940, internato in un campo di prigionia tedesco, compone un racconto da recitare nella baracca: ‘Bariona o il figlio del tuono’. Un passo significativo: Cristo è suo figlio, carne della sua carne e frutto delle sue viscere. Ella lo ha portato per nove mesi e gli darà il seno e il suo latte diventerà il sangue di Dio. Ella sente insieme che il Cristo è suo figlio, il suo piccolo, e che egli è Dio. Ella lo guarda e pensa: Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. Egli è fatto di me, ha i miei occhi e questa forma della sua bocca è la forma della mia. Egli mi assomiglia. È Dio e mi assomiglia.
Nessun’altra donna ha avuto tanto privilegio e onore: possedere, avere e coccolare Dio fra le braccia, ma è anche donna che soffre, che vive il dramma della morte del proprio figlio. Papa Francesco: Maria è Donna che non vive di fretta, con affanno, non si ferma a riflettere sulla decisione di Dio, non si lascia trascinare dagli eventi, non evita la fatica della decisione, non indugia, non ritarda. Una donna straordinaria che nei Testi sacri compare marginalmente, tant’è che di lei si sa ben poco. La Chiesa ha messo ordine su di lei a partire dal Concilio Vaticano II, che esorta caldamente i teologi e i predicatori della parola divina ad astenersi con ogni cura da qualunque falsa esagerazione, come pure dalla grettezza di mente nel considerare la singolare dignità della Madre di Dio («Lumen Gentium», cap. VIII).
Ciò che più colpisce di Maria è il silenzio. Un silenzio mai eccessivo o irriguardoso nei dialoghi con l’angelo e con Gesù, ma neanche silenzio di sottomissione, piuttosto un silenzio di ascolto, riflessivo, che non si lascia trascinare dall’euforia per la scelta di Dio di essere madre di Gesù, né rabbioso quando raccoglie nelle sue braccia il corpo di Cristo crocifisso. Un silenzio che proviene da Dio, non soggetto all’usura del tempo. Non è assenza di voci: è carne del verbo. È pienezza di Dio. Lei, che è il Silenzio ed è nel Silenzio di Dio, è la Madre buona deputata all’ascolto delle istanze che le provengono dai fedeli da ogni parte del mondo, con un vaniloquio interminabile, eccessivo, fastidioso. Il Silenzio di Maria è conoscenza. Ella non ha la responsabilità della ricerca; ha ricevuto la generosità di Dio per la completezza della conoscenza. L’artificio della parola non le appartiene, attraverso il silenzio restituisce la verità delle cose immateriali nel luogo della contemplazione dell’eternità, che non è un’immagine mobile, ma è corpo costruito con la sostanza del tempo. Il silenzio di Maria è l’involucro della memoria, che preserva dall’usura della nostalgia e della speranza i ricordi, certificandone per alcuni il peccato per altri la verità. L’Eternità è abbondanza di tempo che non si congiunge con le simmetrie della realtà, e non riesce a liberarsi dalla gabbia dell’obbligazione e dell’ubbidienza a se stessa, muore e vive ciclicamente in ogni suo frammento. Il tempo è guardiano e servitore del silenzio che non si oppone a Dio. Il tempo, il silenzio, l’eternità sono strumenti nelle mani di Maria, ricevuti da Dio. È questa la Maria secondo il volere di Dio?
La Maria degli uomini è invece la Madonna che ascolta le preghiere, intercede, fa miracoli, è a favore degli oppressi, dei poveri, dei disprezzati, tanto da essere presentata come la Madre della misericordia, la Speranza dei disperati, la Regina dei miseri, la Mediatrice di tutte le grazie, Refugium peccatorum. Maria è tutto ciò che gli uomini hanno voluto che fosse. Non sappiamo se Lei se ne compiaccia. Forse avrebbe voluto per sé una vita più tranquilla, dedita alle faccende di casa e all’amore per il suo sposo. Invece ha dovuto accettare il ruolo della star, di colei che non può sottrarsi alla devozione e alla venerazione dell’umanità, vestendo i panni della donna che è madre ma anche figlia del suo figlio, donata agli uomini per farli sentire più vicini al suo figlio.
Di Maria si sono occupati poeti, letterati, pittori, scultori, teologi e filosofi. C’è da chiedersi se durante la sua vita terrena fosse stata colpita da un tentennamento, o da un dubbio sulla sua condizione d’essere Madre di Cristo. Il suo approccio alla fede in Dio può ritenersi non dogmatico o fideistico? Raggiunto con un’adesione incondizionata alla Verità, ma che non può né possederla né dominarla?
I Magi, rappresentanti autorevoli del pensiero filosofico e scientifico dell’epoca, le resero omaggio, intravedendo in lei una donna diversa e semplice, con le idee chiare che non si contorcono nei dubbi della filosofia e della coscienza: Lei è piena di conoscenza, avulsa alle costruzioni intellettuali e dogmatiche semplicistiche. C’è allora da pensare se sia stato di suo gradimento il dogma dell’immacolata concezione.
Di Maria c’è tanto da scoprire e da capire, a condizione che la mente sia sganciata dalla fitta rete devozionale. Ancora, bisognerebbe liberare la Natività dalla costruzione fantastica che la società ne ha voluto fare per meri scopi economici per raddrizzarla su una ricerca non solo filosofica e teologica, ma d’interesse generale. Va scardinata la ragione dalle imposizioni dogmatiche smantellando il silenzio irragionevole del mondo, che è fastidioso esempio dell’inconoscibilità. Fare chiarezza su cosa sia davvero Maria e la storia della Natività, nonché sulle ragioni di una celebrazione ciclica dell’evento nel rispetto dell’uomo. L’uomo non può adagiarsi sulle concezioni fatalistiche, clericali e squisitamente confezionate su false e ingenue credenze in un sistema sociale che incomincia ad essere assillato da urgenze immediate e materiali.
Il silenzio di Maria tematizza un punto centrale della Natività e non può essere considerato un atto di asservimento a Dio, ma qualcosa di più importante da decifrare e riconsiderare, non per togliere ma per aggiungere significato e valore all’atteggiamento di Maria. Attraverso un metodo che non si deve basare su principi fermi, immutabili e vincolanti, piuttosto su criteri di assoluta libertà che violano le norme metodologiche “ovvie” , “teoretiche” e volutamente “vessatorie” di ricerca filosofica e scientifica. Maria va ben oltre il contesto religioso di cui da secoli è relegata. La sua vita e la sua condotta sono da riconsiderare, anche per un rinnovamento della sua immagine di Madonna ma soprattutto di donna.

3. Come stanno le cose?
L’inquietudine dell’uomo proviene da Dio, che non ha voluto svelare i segreti della vita. Ogni spiegazione o interpretazione in tal senso dimostrano la loro vacuità e resta in piedi sempre l’atroce interrogativo di sempre. L’uomo chiede, domanda, interroga, formula concezioni senza il piacere del contraddittorio con il creatore. Secondo la tradizione biblica solo a Giobbe Dio consentì il confronto. Poi Giobbe s’inchinò a Dio e disse: Io ti conoscevo per sentito dire, ora i miei occhi ti vedono. E tutto gli fu chiaro. Buon per lui.
Al comune mortale rimane ancora tanta fatica da fare senza posa per affrontare il dramma della fede, la sua necessità. Se almeno si potesse chiamare a giudizio Dio, tutto sarebbe più chiaro, a meno che non si avvalesse della facoltà di non rispondere. Cosa davvero probabile. E allora? Rimane Maria e l’oralità del suo silenzio.