«Etica» non è solo una questione di parola ma di coscienza

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Il libro in certi momenti diventa necessario come l’aria che si respira. Aggiunge un sollievo al proprio pensiero; pungola la mente alla ricerca di nuove vie di sapere. Leggere equivale ad avere un aiuto concreto per continuare a credere nella giustizia e nell’uguaglianza sociale, rispondendo tra l’altro all’antico bisogno di essere felici. Felicità è genesi di infelicità e di disperazione ogni qualvolta vengono disattese le promesse e le speranze nei tumultuosi e incerti periodi di vita dove il destino di ognuno appartiene ad un altro che detiene il potere decisorio nelle norme di legge e di costume che non contemplano il Bene, bensì l’accaparramento e il consolidamento di sostanziali riserve di privilegi. Il significato di una parola viene deliberatamente soppresso, bandito dalle ragioni di vita per fare posto ad altri significati impuri e fuorvianti di morale che nascondono insidie e inganni per la società che non ha più nessuna voglia di ragionare sulle cause di dispersione dei valori morali e sui diritti e doveri di ogni cittadino. L’uomo privo di ogni senso si conclude nell’aspetto opportunistico del tirare a campare, dell’indignarsi quanto basta per non sembrare indifferente, dell’adeguarsi al sistema perché non c’è altra soluzione. L’indifferenza e la solitudine sono le peculiarità del nostro secolo, difficili ormai da smontare stante l’assoluta aderenza al costume dilagante di non pensare agli altri ma a sé stessi, senza porsi nessun limite né senso di vergogna. Tutto è lecito, anche l’illecito: fa spettacolo e piace alla gente.

Un libro vuol raccontare qualcosa di una parola, Etica, che ne è anche il titolo, curato da Annarita Corrado e Rosario Tornesello (Laterza, 2017). Agile nella lettura e nell’apprendimento, analizza le problematiche sociali legate al comportamento umano, dà indicazioni e suggerimenti per migliorare e rinnovare la condizione umana. Il punto di partenza di questo libro è stato negli anni scorsi il Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Maglie (Lecce), dove si è dibattuto su importanti parole chiave: coraggio, libertà, rinnovamento, rispetto, simpatia, sincerità, unione, utilità e vita. Sono state rilette le complessità e le incertezze della società con un confronto tra studenti e personalità di spicco in ambito scientifico, letterario, storico e filosofico: tra gli altri Boero, Boncinelli, Canfora, don Raffaele Bruno, Fazio, Girgenti, Tornesello e Lecaldano. L’esercizio alla ricerca, il confronto attraverso il dibattito hanno permesso agli studenti di acquisire uno spiccato senso di responsabilità e un più serio impegno a misurarsi con la realtà circostante. Una scuola che s’impegna per raggiungere risultati di elaborazione e analisi del pensiero non uniformante agli stereotipi sociali dominanti e che si rapporta ad un quadro di riferimento completo basato sull’esperienza della pratica educativa. Tutto ciò con determinazione e l’opportunità di misurarsi con il territorio, con le sue specificità e differenze, diversità di tradizioni e di culture. Conoscere quindi per comprendere bene e rapportarsi con gli ‘altri’ e le ‘altre cose’ in una società dove vige l’istinto, l’irrazionalità e nulla è ponderato per il bene dell’uomo.

Per recuperare la nostra presenza al mondo, una presenza attiva e partecipe, dobbiamo rivisitare le nostre idee, i miti, sia quelli individuali sia quelli collettivi, dobbiamo sottoporli a critica, perché i nostri problemi sono dentro la nostra vita, e la nostra vita vuole che si curino le idee con cui la interpretiamo. Certamente ogni rivisitazione comporta una critica, una valutazione che a suo modo comporta una crisi delle idee, necessaria affinché l’uomo si esponga a quell’inquietudine propria di chi non capisce, più non si orienta. E forse l’orientamento vuole proprio una rilettura delle idee con un radicale superamento dell’inerzia della mente, della sua passività, per un pensiero nuovo e avventuroso che sappia liberarsi delle idee stantie, per incontrare le idee nuove, da non bruciare sul nascere, ma con le quali intrattenersi a lungo in un confronto con gli ‘altri’. In tal modo l’orizzonte diventa lungo e largo, senza confini, che favorisce la libertà dell’idea, del pensiero circolante e della comprensione dei fatti reali.

Costruire nuove intelligenze del futuro vuol dire rendere versatile la conoscenza attraverso l’analisi del pensiero per poter acquisire la differenza tra il vero e il falso, il reale e il fantastico, l’astratto e il concreto. Abituando alle soluzioni inaspettate, l’intelligenza creativa predispone all’intelligenza rispettosa, che non si arrocca di fronte alla differenza e all’alterità. Infine, occorre promuovere l’intelligenza etica, che non fa riferimento esclusivamente ai princìpi della propria coscienza o i propri interessi, ma si fa carico delle esigenze della società per il perseguimento del suo benessere, che non vuol dire soltanto ricchezza e potere, ma qualità e dignità di vita. Perché etica vuol dire dare un ordine alla propria vita perseguendo un comportamento giusto, rispettoso e non incline al danno e alla sopraffazione.

Il libro Etica. 9 Dialoghi controcorrente è un compendio di consigli, di nuovi approcci alla conoscenza per delineare un percorso giusto comune per la collettività che intende superare criticità, estremismi, false ideologie, mettendo in chiaro le ombre dell’informazione, dei poteri e delle ingiustizie.

La sensazione più precisa per chi vive in questo momento è di non sapere dove ogni giorno stia mettendo i piedi. Il terreno è friabile come un biscotto. Tutto si sdoppia, i concetti si sfilacciano, le prospettive oscillano, le incertezze diventano un alibi per legittimare ancora privilegi, ingiustizie e tragedie. È un mondo frantumato per tutti, che non ha un modello condiviso di sviluppo e di sostenibilità, ma ne usa tanti e troppi per darsi illusione di continuità in un sistema sociale che è privo di verifica critica e di valutazione per un benessere di qualità della collettività. Già, perché non basta vivere, respirare, mangiare, spendere, divertirsi, c’è bisogno all’occorrenza (sempre) di avere le idee chiare su come vivere e far vivere gli altri, su cosa sia giusto fare e cosa non lo sia. Etica non è una parola, ma sostanzialmente una questione di coscienza.