La nuova genialità accademica

Tratto da Studio Tesi
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Per quanto sia innegabile che in tutte le epoche coloro che erano in grado di elevarsi a un mondo ideale furono sempre una minoranza, mai come al giorno d’oggi, per ragioni che posso passare sotto silenzio, questa minoranza è stata così ristretta. (…) La maggioranza della gente è invece completamente avvolta dall’ignoranza e come accecata non appena deve oltrepassare quell’ambito anche solo di una spanna. Se è impossibile ravvisare in costoro la scintilla oramai estintasi del genio superiore, bisogna lasciarli tranquillamente dimorare in quell’ambito (…). Ma costoro commettono un gigantesco errore se, a causa della loro incapacità ad elevarsi, chiedono addirittura di abbassare tutto al loro livello, pretendendo per esempio che tutti i libri possano essere usati come un ricettario, un manuale di aritmetica o un regolamento di servizio (…). Che gli ideali non si lascino rappresentare nel mondo reale lo sappiamo bene quanto loro, e forse anche meglio di loro. Noi ci limitiamo a sostenere che la realtà dovrebbe essere giudicata a partire dagli ideali e modificata da coloro che sentono di esserne capaci.

(…) Non dico che ogni intellettuale debba effettivamente far progredire la sua disciplina; c’è anche il caso che non sia in grado di farlo. Ma dico che deve avere l’aspirazione di farla progredire; che egli non può stare fermo, né credere di aver fatto il suo dovere in modo sufficiente fino a quando non l’ha fatta progredire. (…) L’intellettuale dimentichi ciò che ha fatto nel momento stesso in cui l’ha compiuto, e pensi invece sempre e solo a ciò che gli resta ancora da fare. Chi non vede il suo campo d’indagine ampliarsi costantemente ad ogni passo che egli vi compie, costui non è ancora giunto lontano.