Sociosofia

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Segnalo la nuova pubblicazione di Francesco Giacomantonio: Sociologia e Sociosofia, edito da Asterios quest’anno.

La prima parte del libro riassume velocemente le ultime conquiste della sociologia generale, per poi approdare ad alcune considerazioni sulla funzione del linguaggio e alla costituzione di una non certo inedita ma sicuramente trascurata «sociosofia». Tra le considerazioni linguistiche, preme rilevare che Giacomantonio lamenta un «decostruzionismo generalizzato» che avrebbe finito per condurre «alla situazione per cui il linguaggio e il significato si riducono semplicemente a un ammasso di significanti» (p. 56). Questa condizione sarebbe però al più auspicabile e quindi si può solo salutare con gioia un eventuale stato di cose siffatto, sospettando semmai un eccessivo ottimismo nel constatarlo. Anche ciò considerato, assolutamente condivisibile è quanto ne segue: «Questa indifferenza per le parole è il preludio di una cupa solitudine della mente, è l’anticamera del silenzio del vuoto d’animo. E se l’uomo saggio sa quando è il momento del silenzio, l’uomo vuoto non ha alternative al silenzio» (p. 57).

Definendo la «sociosofia», si arriva dunque a delle affermazioni di una certa rilevanza: «Riaffermando la capacità di appropriazione di significato nella vita quotidiana, la sociologia intesa come sociosofia, perviene a sostenere una precisa interpretazione della libertà nelle società complesse. […] Se, nella riflessione sociale, […] si tende ad affermare il primato dell’identità dell’individuo […] rispetto a quello della soggettività […], la libertà non può affermarsi compiutamente, perché insistere sull’identità può condurre […] a forme di reificazione, di conformismo o di sottomissione» (pp. 84-85).

Conclude Giacomantonio che «la questione del senso è la cifra ultima della scienza sociale contemporanea come la questione dell’ordine lo era delle scienze sociali, statu nascenti, all’alba della modernità»; non dimenticandoci mai che la «sociologia non è un sistema di conoscenze codificato: è piuttosto un insieme di problemi […]» (p. 92).