Soldani: «Le lezioni del capitale»

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Segnalo un articolo di Franco Soldani, studioso del pensiero marxiano e critico dello stretto nesso (non adeguatamente compreso dai marxisti) tra scienza e capitale, titolato “Le lezioni del capitale. Che cosa ci rivelano l’assassinio di Gheddafi e l’osceno tripudio della Clinton” pubblicato sul sito Faremondo.

Riporto qui alcuni passaggi, il primo dei quali espone chiaramente il “mondo alla rovescia” recitato quale «inedita pièce postnovecentesca:

  • la guerra diventa pace,
  • la violazione della Costituzione statunitense e della Carta ONU è difesa del diritto internazionale,
  • il sopruso e lo sterminio dei popoli diventano giustizia e difesa dei diritti umani,
  • l’assassinio preventivo dell’avversario, ostile o meno, poco importa, si trasforma in un atto legale di polizia internazionale,
  • l’imposizione arbitraria della forza diventa liberazione,
  • il massacro della popolazione inerme diventa protezione dei civili,
  • i mercenari al soldo delle grandi potenze diventano ribelli contro l’assolutismo,
  • l’occupazione militare e neocoloniale di un paese sovrano diventa democrazia,
  • la spoliazione delle sue risorse naturali si trasforma in sviluppo economico,
  • la trasformazione di una nazione laica in una teocrazia diventa ritorno a primeve origini culturali,
  • infine la sua totale devastazione, come in un incubo kafkiano di sinistre fattezze geopolitiche, si metamorfosa in una primavera araba e in una rivoluzione popolare.

Dal mondo rovesciato di antica memoria ottocentesca alla realtà surreale dei tempi odierni».

A proposito della morte di Gheddafi vengono quindi offerte alcune riflessioni. «Prima di tutto, oltre ai bombardamenti NATO per sette (7) mesi consecutivi, una teoria di atti terroristici contro la popolazione civile oltre che in divisa, il linciaggio dell’inerme Gheddafi, la cui esecuzione extragiudiziale era sempre stata il principale scopo dell’intervento militare dell’Alleanza atlantica, costituisce un efferato monito a perenne memoria degli altri governi e Stati africani. A cui fosse venuto in mente, per caso, di contrastare l’egemonia finanziaria e geo-politica degli USA e dell’Occidente, e immaginare una qualche unione panafricana del continente dotata di proprie infrastrutture nei settori strategici delle telecomunicazioni, della finanza, ecc. I disegni dell’elite dominante non possono essere contrastati tanto facilmente. Essi non possono ammettere la nascita di poteri locali, piccoli o medi che siano, che vi si oppongono. Nella loro mente nichilistica non esiste spazio alcuno né per la pietas latina classica di Terenzio (Homo sum: humani nihil a me alienum puto), né per l’ispirato umanesimo seicentesco di John Donne» per cui nessun uomo è un’isola.

Per i loro grandiosi e deliranti progetti di dominazione planetaria – che includono la main mise su risorse naturali (petrolio, acqua, gas, minerali), Banche nazionali di proprietà pubblica, riserve auree, basi militari: Africom, abolizione neocoloniale di qualunque autonomia politico-economica, riduzione dei paesi renitenti agli ordini e ai voleri dell’Occidente a stadi preindustriali di sviluppo con la sistematica distruzione delle loro infrastrutture civili (ecco uno degli scopi principali dei selvaggi bombardamenti NATO= North Atlantic Terrorist Organization!), ecc. – le classi al potere negli Stati Uniti e in Europa non indietreggiano davanti a nulla.

Più avanti Soldani aggiunge: «In secondo luogo, la barbara esecuzione del leader libico, un crimine vietato dallo stesso ordinamento giuridico statunitense, nuovamente violato del resto con disinvolta nonchalance dall’amministrazione Obama, avrà di sicuro l’effetto di smembrare la società tribale libica e rendere virtualmente impossibile, per decenni, la formazione di qualche equilibrio o di una qualche organizzazione sociale stabile». Soldani discute quindi del ben noto giubilo da parte di Hilary Clinton, in diretta televisiva, per questa esecuzione:

Si esulta, in altre parole, per aver ridotto in brandelli ancora una volta l’ordinamento giuridico internazionale presentandosi nel contempo come suoi difensori, mentre si ottiene anche il risultato di presentarsi di fronte all’opinione pubblica planetaria, sicuramente a quella degli Stati Uniti e dell’Occidente in generale, come la giustizia incarnata e la longa manus della legge nel mentre in realtà si è commesso un altro crimine in aggiunta a quelli contro l’umanità consumati durante gli 8 mesi di guerra.

Dalle questioni politiche si passa a quelle ben più complesse legate alla “preformazione capitalistica della scienza” dando la parola a «un classico più recente di tale logica» o sia «il politologo Karl Rove, a suo tempo senior adviser di George W. Bush. In un’intervista a Ron Suskind, pubblicata poi sul New York Times del 17 ottobre 2004, Rove ha infatti dichiarato: We’re an empire now, and when we act, we create our own reality. And while you are studying that reality – judiciously, as you will – we’ll act again, creating other new realities, which you can study too, and that’s how things will sort out. We’re history actors… and you, all of you, will be left to just study what we do».

Segue il paragrafo conclusivo che discute infatti della stessa “Natura della scienza”, argomento discusso in diverse occasioni da Soldani, una della quali ho riassunto in parte qui.