1. «Grimm e Ripellino»

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RADIOLAB – Il dormiglione
Stagione invernale. Puntata 1 – 1 ottobre 2012

La prima puntata della stagione invernale 2012-2013 de Il dormiglione. In studio: Tony Falbo e Donatella Fiore, in compagnia dei «Fastidiatori» (Davide Dell’Ombra e Cateno Tempio).

Si ritorna dall’«atollo del Fastidio» e si parla della morte dello storico Hobsbawm, dell’iPhone5 e della lingua inglese a partire da un libro di Jacob Grimm: Sull’origine del linguaggio, uno scritto che risale al 1851 (a trent’anni dalla morte di Hegel, ma si commemora uno scritto sul linguaggio firmato ottanta anni prima da Herder, come aveva fatto qualche mese prima Schelling) in cui si dice che la lingua inglese ha «una potenza d’espressione essenziale come forse non è mai stata offerta ad un’altra lingua umana. La sua disposizione e la sua formazione, estremamente spirituali, splendidamente riuscite, sono interamente sorte da un sorprendente connubio dei due più nobili ceppi linguistici europei più tardi, cioè del gruppo germanico e di quello romanzo; è noto il rapporto di tali ceppi con l’inglese, inquanto il primo gli ha fornito di gran lunga la base sensibile, e il secondo invece i concetti spirituali. Anzi, la lingua inglese, che non a caso ha anche creato e prodotto nell’età moderna, in contrasto con l’antica poesia classica, il poeta più grande ed eccellente, alludo ovviamente a Shakespeare, la lingua inglese può essere a ragione definita una lingua universale, e sembra destinata in futuro, così come il popolo inglese, a dominare ancora maggiormente in tutti gli angoli del mondo. Per ricchezza, razionalità e densità, non v’è oggi lingua che possa misurarsi con l’inglese, neanche la nostra lingua tedesca, che è disgregata quanto il popolo che la parla e che dovrebbe scuotersi di dosso parecchi difetti prima di potersi avviare audacemente a farle concorrenza: ciononostante, il tedesco potrà pur sempre offrirci alcuni piacevoli ricordi, e chi vorrebbe mai togliergli ogni speranza?».

Si arriva così a parlare di Praga magica di Angelo Maria Ripellino, attraverso tre citazioni:

1. «Secondo una leggenda, che faceva gonfiare d’orgoglio i romantici, Faust era un ceco, esperto nelle arti negre, ossia nella negromanzia e nella stampa. Si chiamava St’astny, ossia Felice, ossia Faustus. Durante la rivolta husitica sarebbe emigrato in Germania, prendendo l’appellativo di Faust e di Kuttenberg, dal paese natio (in ceco Kutnà Hora). Insomma costui non era altri che il Guttenbergo, l’inventore della tipografia».
2. «La necropoli [il cimitero ebraico di Praga] brulica di fantasmi. Sotto una lapide, che raffigura una donna in mezzo a due galli, giace un prete cattolico, transfuga dell’ebraismo, il quale volle esser sepolto accanto all’ebrea amata nella giovinezza. E ogni notte uno scheletro lo traghetta attraverso la Vltava, perché, nella cattedrale di San Vito, egli possa sonare all’organo salmi di penitenza».
3. [A proposito della repressione sovietica, Ripellino paragona i sovietici ai Golem:] «L’unica nostra consolazione è vedere al mattino nei bidoni della spazzatura i resti di gòjlemess, che durante la notte si sono disgregati in marciume d’argilla. Ma è un magro conforto: per un golem che si dissolve, cento altri ne spuntano, mentre purtroppo si vanno spegnendo di crepacuore o tapinano per il mondo migliore di noi. Eppure dev’esserci una redenzione. Nulla si tiene quaggiù che non sdruccioli e cada. Ma quando?».