22. «Il cane nero del sogno»

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RADIOLAB – Il dormiglione
Stagione invernale. Puntata 22 – 22 aprile 2013

La ventiduesima puntata della stagione invernale. In studio: Tony Falbo, in compagnia dei «Fastidiatori». Si offre qui il testo diurno del sogno.

*

Il re, sai, fa imprigionare il figlio perché lo crede inadatto al governo ma lo mette alla prova facendogli credere che sia diventato il nuovo re, per poi risbatterlo in prigione e fargli credere che sia stato tutto un sogno…

[Basilio:] perché se anche ora si vede
riverito, e tutto a un tratto
al carcere ricondotto,
penserà sia stato un sogno,
e farà bene a pensarlo,
perché sai, Clotaldo, al mondo
[todos los que viven sueñan] si vive soltanto in sogno.

[Clotaldo:] Avrei infiniti argomenti
per dimostrare il tuo errore;
ma oramai non c’è rimedio,
e stando alle previsioni,
vedo che si è svegliato
e ci sta venendo incontro.

Il figlio scopre la verità per bocca di una donna, eppure qualcosa ormai è andata perduta, quella certezza di cui tanto meniamo vanto…

[Sigismondo:] Se la maestà che ho vissuto
fu veramente un sogno,
come può una donna adesso
riferirmi ciò che vidi?
Dunque fu realtà, non sogno;
ma se fu realtà (e ugualmente
turbato ne resterei),
perché mi dicono i sensi
che fu un sogno? Forse tanto
simile al sogno è la gloria
che una gloria vera sembra
menzogna, e una gloria finta
per vera viene scambiata?
Talmente uguali fra loro
che è difficile sapere
se ciò che stiamo godendo
sia menzogna o verità?
E così rassomigliante
la copia all’originale
che ogni volta nasce il dubbio?
Se questa è la verità,
se nell’ombra svaniranno
la grandezza ed il potere,
la pompa e la maestà,
non lasciamoci sfuggire
l’attimo che ci è dato,
perché il solo godimento
è quello che viene in sogno.
[…] Se è vero che questo è un sogno,
voglio sognare il piacere
prima che in pianto si muti.
Ma ahimè, le stesse ragioni
mi impediscono di farlo.
Se è sogno, se è vanagloria,
chi, per vanagloria umana,
perde una gloria divina?
C’è al mondo una gioia che appena
goduta, non sembri sognata?
E c’è chi pensando a un bene
trascorso, non abbia detto:
«Dev’essere stato un sogno»?
Allora, se è tutta qui
la causa del disinganno,
se so che il piacere è una fiamma
che in cenere si converte
al primo alito del vento,
pensiamo all’eternità,
alla gloria che non muore,
dove la gioia non dorme
e il trionfo non riposa.

[Calderón de la Barca, La vita è sogno, Atto II, vv. 158-170; Atto III, vv. 739-766, 773-794.]

Ma di che eternità parliamo quando parliamo del sogno? «Né troppo giovane né troppo vecchia. Così si presenta in sogno la persona. La sua integrità antropomorfica è perfetta. Le difficoltà che incontriamo nel tentativo di trattenere questo tipo di immagine, denuncia la nostra scarsa attitudine a commerciare con la realtà».
[G.R.]

Musica, va’.

«E quando in un sogno si sente davvero della musica, quello che il sogno sta anzitutto affermando è che può essere udito; anzi, diciamo pure che vuole essere ascoltato».
[Hillman, Il sogno e il mondo infero, p. 218.]

Ma prima che ascoltare, nel sogno è importante vedere. Il sogno sostiene il primato dell’immagine. «Sostenere che le immagini vengono prima è dire che i sogni sono i dati primari e che la coscienza diurna inizia sempre nella notte e della notte reca su di sé le ombre».
[Hillman, p. 15.]

Possiamo dire, con Freud, che «Nell’Es le leggi della logica non valgono; e l’Es non conosce né valori, né bene né male, né moralità».
[Freud riassunto da Hillman, p. 31.]

«Ogni volta che riusciamo a passare a una concezione meno personale, meno naturalistica, meno moralizzata, meno interpersonale e meno sociale, si ingaggia la battaglia per la liberazione dalla» mater, dalla materia e dal materialismo, come dice l’amico Hillman che da poco è entrato nel regno in cui in realtà siamo tutti dapersempre.
[Hillman, p. 96.]

In sogno «non siamo in un tempo narrativo, bensì in uno spazio immaginativo».
[Hillman, p. 195.]

Siamo nel mito e «il mito non è mai accaduto, ma è sempre».
[Salustio citato da Hillman, p. 225.]

«Basta guardare il sogno come se fosse una sceneggiatura teatrale».
[Binswanger riassunto da Hillman, p. 235.]

Tutto questo per un semplice motivo: «I sogni presentano immagini dell’essere, non del divenire».
[Hillman, p. 57.]

Si tratta di immagini invisibili. Le persone sono ombre. “Onirico” significa letteralmente che qualcosa è visto per mezzo di immagini ed è la cosa stessa un’immagine, così lo intende Omero: «I Greci non parlavano mai di avere o fare un sogno, ma sempre di vederlo».
[Dodds, I Greci e l’irrazionale, tr. Vacca De Bosis, p. 152.]

Il sogno è metafora del mondo diurno, ma è meglio dire il contrario: il mondo è la versione metaforica di un sogno, per lo più di un “incubo”.
Si nasce da un sogno e se ne esce raramente. Dopo la nascita, per l’infante tutte le cose sono immagini, sono parti di sogno. Crescendo la facoltà di parola, il giovane dà nome alle cose ma esse adesso sono nomi di cose. Le immagini sono ciò che ci circonda, fino a che non tocchiamo le cose o le persone. Una persona è una maschera per sé e un’immagine per me. Solo toccando le persone io mi disfaccio della loro immagine e, freudianamente, può cogliermi il trauma, il trauma del distacco dall’immagine e il trauma della sorpresa dell’ente reale. Sorpresa che spesso è deludente: raramente bisognerebbe uscire dall’oneiros.

«Il mondo infero è un regno di sola psiche, un mondo puramente psichico».
[Hillman, p. 63.]

L’idea che esista qualcosa nell’uomo che non riguardi la vita cosciente non deriva da valutazioni razionali e conclusioni logiche. L’esistenza di un’anima che si distingue dalla vita cosciente e che anzi si manifesta quando lo schermo protettivo della coscienza comincia a cedere si fa strada per mezzo dei sogni e degli stati alterati di percezione: «l’esistenza di un “secondo io”» si è dedotta dai fenomeni «del sogno, del deliquio e dell’estasi, che, all’apparenza, rivelano in noi una doppia vita».
[Rohde, Psiche, trad. it. di E. Codignola e A. Obedorfer, p. 15.]

Quando il corpo giace immobile nel sogno, questa strana forma di vita sente, vede, agisce. Il suo mondo non è quello diurno, logico, razionale, vigile; bensì è quello notturno, il sogno. Nei poemi omerici i sogni hanno a tutti gli effetti lo statuto di realtà [cfr. pp. 15-16].
Quindi se si vede qualcuno che è morto in sogno, ciò significa che questa figura «deve esistere ancora: ella sopravvive dunque alla morte, sebbene naturalmente sotto forma di simulacro aereo, simile alla nostra immagine che vediamo riflessa nello specchio delle acque. Questo essere aereo si chiama appunto “psiche”».
[Rohde, p. 16.]

L’idea dell’immortalità dell’anima è strettamente connessa alle immagini dei sogni: l’immagine che continua a manifestarsi è la garanzia dell’immortalità. Un’immortalità intangibile, ma ben visibile.

Amici, ma non sentite questo strano suono che viene da non so dove?

«Ciascun sogno è un esercizio per imparare a entrare nel mondo infero, una preparazione della psiche alla morte».
[Hillman, p. 167.]

«Il sogno non è una compensazione ma un’iniziazione. Non completa la coscienza egoica, ma la svuota».
[Hillman, p. 141.]

Questa è l’iniziazione fatta da Parmenide: il suo sogno è un cammino negli inferi e… «La dea dice, in modo indiretto, che in quel luogo si arriva quando si muore. Parmenide ha percorso il sentiero della morte mentre è ancora in vita, è giunto nel luogo dove arrivano i morti senza morire».
[Kingsley, Nei luoghi oscuri della saggezza, tr. S. Lalìa, p. 65.]

È vero in generale che «la discesa dell’eroe negli inferi avviene mentre egli si trova in preda al sogno, a un diverso livello di consapevolezza determinato dall’incubazione».
[Kingsley, p. 87.]

Anche dell’incubazione ti ho parlato qui e in altri luoghi, adesso devi solo ricordare che si tratta di una pratica per raggiungere la quiete. «La quiete è l’immobilità della morte attraverso la quale si giunge alla guarigione».
[Kingsley, p. 88.]

Tre siamo i fratelli figli di Crono e di Rea:
Zeus, io, e terzo Ade che regna sugli inferi.
Tutto fu diviso in tre e ognuno ebbe una parte
tirata a sorte; a me toccò di abitare
il bianco mare, Ade ebbe l’ombra nebbiosa
e Zeus il vasto cielo fra le nuvole e l’etere:
la terra e il grande Olimpo sono ancora comuni a tutti.
[Iliade, XV, vv. 187-193, tr. it. di G. Paduano.]

La fratellanza tra Zeus e Ade comporta solamente una differenza di prospettive, perché «l’universo è uno solo, coesistente e sincrono».
[Hillman, p. 44.]

Il regno di Ade non è nettamente staccato dal regno di Zeus, ma gli è contiguo e lo tocca. Se si tratta di diversi punti di vista, allora essi inevitabilmente si incontrano nella cosa stessa. Per essere profondi si deve scendere nell’Ade. Per chi non scende nell’oltretomba, la profondità è vista con occhi luminosi, occhi che non sanno far coesistere le contraddizioni e gli opposti. Per questi occhi, chi è profondo è ombroso. Anzi, per questi occhi chi è profondo non è che un’ombra. Se si considera il sogno come «un passo dentro il mondo infero», allora «ricordarsi un sogno è ricordarsi della morte».
[Hillman, p. 164.]

Ma affinché un sogno venga ricordato non lo si deve interpretare. Interpretare un sogno è tentare di strapparlo al suo mondo notturno (ossia infero) per fargli assumere una prospettiva diurna. Non ha importanza ciò che viene detto dopo il sogno, ossia la sua interpretazione; ciò che conta è l’esperienza del sogno dopo il sogno:

«Il paragone tra il sogno e un rito misterico ci fa capire che il sogno è efficace finché rimane vivo. I culti terapeutici di Asclepio si basavano su sogni ma non sull’interpretazione dei sogni. […] È meglio tenere per tutto il giorno presente ai nostri sensi interiori il cane nero del sogno che “conoscerne” il significato […]. Meglio un cane vivo che un cane imbottito di concetti o sostituito da un’interpretazione».
[Hillman, p. 154.]

«Gli dèi degli inferi vivono nel sottosuolo, e più noi parliamo di loro più essi sfuggono alla nostra comprensione. Gli dèi degli inferi appartengono a una dimensione in cui il linguaggio è il nostro silenzio, le loro parole sono quelle oscure degli oracoli e degli enigmi, e il loro sorriso appare agli uomini un’espressione di mestizia».
[Kingsley, p. 93.]

E se adesso non ti svegliassi? Se tu dormissi per 57 anni, come Epimenide?
Ah… si narra che «Plutarco rinunciò a mangiare uova in seguito a certi sogni».
[Dodds, p. 168.]