24. «I fumi dell’alcol»

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RADIOLAB – Il dormiglione
Stagione invernale. Puntata 24 – 6 maggio 2013

La ventiquattresima puntata della stagione invernale. In studio: Tony Falbo, in compagnia dei «Fastidiatori».

I fumi dell’alcol possono essere letali, ma non sempre questo è un male: è una questione di scelta, c’è da scegliere da che parte stare. Stare nel mezzo, stavolta, non conviene a nessuno.
Perché, alla faccia di Aristotele e Giovenale, l’importante non è la salute.

La breve citazione da Dodds (I Greci e l’irrazionale) è la seguente: «il vino ha in sé qualche cosa di soprannaturale e di demonico».
Queste invece le lunghe citazioni da Deleuze («Porcellana e vulcano», in Logica del senso): «Quando Bousquet parla della verità eterna della ferita, è in nome di una ferita personale abominevole, che egli porta nel suo corpo…».
«L’alcolismo non appare come la ricerca di un piacere, bensì di un effetto. Tale effetto consiste principalmente in ciò: uno straordinario indurimento del presente. Si vive in due tempi contemporaneamente, si vivono due momenti contemporaneamente».
«L’alcool è a un tempo l’amore e la perdita di amore, il denaro e la perdita di denaro, il paese natale e la sua perdita. È l’oggetto, la perdita dell’oggetto e la legge di tale perdita in un processo concertato di demolizione».
La citazione finale è tratta dallo scapigliato Emilio Praga, I superstiti:

E stasera, o mesta vergine,
Noi stasera danzeremo,
E nel vino affogheremo
Le mie ciance e il tuo dolor!