4. «Santa ignoranza»

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RADIOLAB – Il dormiglione
Stagione invernale. Puntata 4 – 22 ottobre 2012

La quarta puntata della stagione invernale. In studio: Tony Falbo e Donatella Fiore, in compagnia dei «Fastidiatori» (Davide Dell’Ombra e Cateno Tempio).

Si parla di analfabetismo «funzionale» o «di ritorno» in Italia, a partire dalle analisi di Tullio De Mauro (La cultura degli Italiani del 2004, la seconda edizione è del 2010) e di De Biase (si veda anche un articolo del “Corriere”) e giovandosi dei commenti a margine di G. Raciti (ci si fermi, in questa pagina, alla faccia di Fini). Lo spezzone audio proposto all’inizio è tratto dalla serie televisiva “Boris”, da una puntata della prima stagione (questo il video della scena integrale).

I cinque “spunti” in ordine sparso sono i seguenti:
1. Vico, De nostri temporis studiorum ratione.
«Onde si distinguono i tipi dello stolto, dell’astuto analfabeta, del dotto maldestro e dell’uomo savio. […] gli stolti non si curano né delle più alte né delle più piccole verità; gli astuti analfabeti avvertono le piccole e non vedono le prime; i dotti avventati giudicano le più basse in base alle più alte; viceversa i sapienti le più alte dalle più basse».
2. Hume, Storia naturale della religione.
«L’ignoranza è la madre della devozione».
3. Mandeville, La favola delle api (citato da Marx, Il capitale, libro I, tomo 3).
«In una nazione libera in cui non siano consentiti gli schiavi, la ricchezza più sicura consiste in una massa di poveri laboriosi. Per rendere felice la società è necessario che la grande maggioranza rimanga sia ignorante che povera».
4. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, “Filosofia dello spirito”.
«Quanto più un uomo è culturalmente formato, tanto meno emerge nel suo comportamento qualcosa che gli sia esclusivamente proprio, perciò contingente».
5. Sgalambo, La morte del sole, cap. I, §§9-10.
«La trasformazione in sistema d’istruzione toglie alla filosofia il terreno con tanta accuratezza preparato dai suoi padri; essa deve formare ‘uomini’, ancora prima di sapere se devono essere formati. […] La filosofia non sopporta di essere collocata nell’ambito della cultura. A quest’ultima appartiene lo stomachevole concetto di formazione».