5. «Pasolini»

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RADIOLAB – Il dormiglione
Stagione invernale. Puntata 5 – 5 novembre 2012

La quinta puntata della stagione invernale. In studio: Tony Falbo e Donatella Fiore, in compagnia dei «Fastidiatori» (Davide Dell’Ombra in studio e Cateno Tempio in diretta telefonica).

Si parla di Pier Paolo Pasolini, a partire dal video riportato qui su Sitosophia (ecco l’articolo di Cateno) fino alla sua morte, al suo impegno, al ruolo odierno dell’intellettuale. Un cenno anche a Petrolio.
E a proposito di questo ruolo, viene citata per sommi capi la lezione di Fichte a suo tempo ricordata da noi di Sitosophia per la rubrica «Pornographica», poi dismessa a causa delle pressioni esercitate dall’organo della Facoltà di Lettere e Filosofia di Catania (si veda, alla fine, chi siamo). Si citano infatti alcuni brani de La missione del dotto di Fichte (un insieme di scritti raccolti intorno al 1794), i seguenti:
1. «ognuno è degno di onore solo nella misura in cui realizza fino al massimo grado il completo adempimento del proprio ruolo».
2. «Non dico che ogni intellettuale debba effettivamente far progredire la sua disciplina; c’è anche il caso che non sia in grado di farlo. Ma dico che deve avere l’aspirazione di farla progredire; che egli non può stare fermo, né credere di aver fatto il suo dovere in modo sufficiente fino a quando non l’ha fatta progredire. […] L’intellettuale dimentichi ciò che ha fatto nel momento stesso in cui l’ha compiuto, e pensi invece sempre e solo a ciò che gli resta ancora da fare. Chi non vede il proprio campo d’indagine ampliarsi costantemente ad ogni passo che egli vi compie, costui non è ancora giunto lontano» (dalla “Quarta lezione”).
3. «per quanto sia innegabile che in tutte le epoche coloro che erano in grado di elevarsi a un mondo ideale furono sempre una minoranza, mai come al giorno d’oggi, per ragioni che posso passare sotto silenzio, questa minoranza è stata così ristretta. […] La maggioranza della gente è invece completamente avvolta dall’ignoranza e come accecata non appena deve oltrepassare quell’ambito anche solo di una spanna. Se è impossibile ravvisare in costoro la scintilla oramai estintasi del genio superiore, bisogna lasciarli tranquillamente dimorare in quell’ambito […]. Ma costoro commettono un gigantesco errore se, a causa della loro incapacità ad elevarsi, chiedono addirittura di abbassare tutto al loro livello, pretendendo per esempio che tutti i libri possano essere usati come un ricettario, un manuale di aritmetica o un regolamento di servizio […]. Che gli ideali non si lascino rappresentare nel mondo reale lo sappiamo bene quanto loro, e forse anche meglio di loro. Noi ci limitiamo a sostenere che la realtà dovrebbe essere giudicata a partire dagli ideali e modificata da coloro che sentono di esserne capaci» (dalla “Prefazione”).

La citazione conclusiva è tratta da La religione del mio tempo di P. P. Pasolini:

Guai a chi non sa che è borghese
questa fede cristiana, nel segno

di ogni privilegio, di ogni resa,
di ogni servitù; che il peccato
altro non è che reato di lesa

certezza quotidiana, odiato
per paura e aridità; che la Chiesa
è lo spietato cuore dello Stato.