Il filosofo pigro. Imparare la filosofia senza fatica

Il Melangolo, Genova 2017
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Nella variegata produzione di Stefano Scrima, questo libro è probabilmente il più iconoclasta, ma si colloca nell’alveo di una tradizione autorevole, se pensiamo ad Aristotele che ad un allievo che gli chiese a cosa servisse la filosofia ebbe a rispondere: «A nulla, perché non è serva di nessuno!»; a questo potremmo aggiungere Pessoa che nel suo libro dell’inquietudine fa dire al protagonista: «Perché è bella l’arte? Perché è inutile. Perché è brutta la vita? Perché è tutta finalità e propositi e intenzioni». Lapalissiano no? Sullo sfondo della onnicomprensiva vanità, la pigrizia del filosofo è l’unica scelta saggia. Se vogliamo, questo è un libro di aforismi “allungati”, di sentenze “prendere o lasciare” che alterna pagine di altissima intensità (penso al capitolo sulla condizione umana) ad altre decisamente più leggere (per esempio quelle dedicate alla bicicletta). Talvolta gli accostamenti, vedi voce “Destino”, come quello tra Paolo di Tarso e Friedrich Nietzsche , appaiono un tantino arditi, altre volte la prosa è fluidissima e suggestiva e disegna vere storie della filosofia o della teologia in pillole, con il lessico tipico dell’esistenzialista disilluso (o semplicemente “pigro”?) fino a picchi icastici: l’importanza di dormire, perché «l’inferno è una vita senza sonno», e qui sembra parafrasare l’insonne Emil Cioran. Non mancano anche le invettive: «I Socrate non vengono più fatti fuori… I filosofi si suicidano in università, castrandosi intellettualmente», e allora ci sembra di leggere Sartre, ampiamente citato nel libro.

Tra le sane ossessioni di Scrima, altro grande scrittore/filosofo molto presente è Albert Camus, che Scrima conosce bene e su cui, soprattutto, ha scritto molto bene; bello leggere di un personaggio inquietante e insieme gigantesco quale Jean-Baptiste Clamence, protagonista de La caduta (il più caustico e autobiografico tra i libri dello scrittore algerino) che discetta sull’immortalità. Alla voce “Lavoro (mancanza di)”, Scrima si abbandona a una dogmaticità e a una saggezza eversiva che neanche il migliore Latouche sul capitalismo. La voce “Nascere (continuare a)” è sicuramente quella più intensa e nell’elogio alla infecondità non poteva non apparire il poco noto e tardo schopenhaueriano Albert Caraco, nichilista gnostico che vedeva la castità come l’unico rimedio ad una umanità depravata. Poi Scrima, in una altalena di pensieri, torna a essere ironico come quando nel capitolo sul fumo ne parla sottolineandone la “intrinseca necessità”. Allegati al volume due interessanti bonus track: La filosofia in cucina densa di appassionanti riferimenti storico-letterari e una Ministoria delle filosofia che sintetizza oltre duemila anni di pensiero-pensante. Un saggio piacevole e stimolante, colto e variopinto, impegnato e disimpegnato al contempo. Una summa dello Scrima-pensiero e dei suoi autori prediletti, tra sarcasmo e disincanto.