“L’arte di soffrire. La vita malinconica”

Stampa alternativa, Viterbo 2018
Leave a comment

Tra nausea, ozio e malinconia Stefano Scrima ha redatto il prontuario del letterato contemporaneo. O forse, quantomeno a brandelli, il prototipo dell’intellettuale di ogni tempo.
Con questo L’arte di soffrire Scrima ci propone un manualetto di esistenza artistica, tanto che probabilmente il titolo potrebbe prestarsi a una facile inversione: Il soffrire di arte. La sofferenza artistica, che trasla in opera che si fa soffrendo, è faccenda affatto personale, tanto che Scrima tiene a precisare sovente di non trattare la malinconia da un punto di vista clinico o psicopatologico, quanto piuttosto a partire da un vissuto individuale che però trova riscontro in molte esperienze filosofiche, letterarie e artistiche in senso lato.
La prima parte si premura di distinguere la malinconia da noia, depressione, ansia, angoscia e nausea. Eppure sembra che sebbene queste non si accompagnino sempre alla prima, la malinconia stessa in qualche modo le abbracci tutte, tanto che con tutta probabilità essa non si configura come un sentimento puro, solitario, bensì come un’emozione complessa, che non ama la solitudine e il deserto emotivo, ma fraternizzi ora con la noia, ora con la depressione o l’angoscia.
La sezione Piccola storia della malinconia è un rapido excursus su come essa è stata intesa nel corso dei secoli, dalle teorie della Grecia antica a partire da Ippocrate, passando per il medioevo, i romantici e Freud, fino alla società contemporanea, che si promette come il regno del benessere ma in cui il malinconico vive la propria condizione come «reazione al mancato compimento delle promesse della società» (pag. 48).
Quindi la sezione conclusiva, proprio perché Scrima non può vivere da malinconico solitario, è una carrellata di compagni di spleen, tra personaggi letterari (Amleto, Werther, Bartleby, Folantin e Roquentin) e letterati in carne e ossa (Leopardi, Beethoven, Van Gogh, Pavese, Drake).
Chiude questo agile volumetto una raccolta di versi dell’autore: Crinierie. Poesie della malinconia (2007-2017), da cui in conclusione ci piace attingere:

«Gli avvoltoi
s’accontentano
La mia croce
si smonta
senza istruzioni
Serviti pure
cuore innamorante.»