«Non c’è più niente da fare»

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Pier Paolo Pasolini muore il 2 novembre 1975. Ad oggi sono dunque trascorsi 36 anni di assenza di colui che rimane ancora l’Intellettuale dell’Italia contemporanea. Se ne può gravemente dedurre che l’intellettuale nuovo non è mai giunto. Difatti siamo costretti a cercarlo nei comici, i quali sanno che c’è una cosa che – ahinoi – si può sempre fare: ridere.

Oggi, tuttavia, preferisco questo spezzone, che certo comico non è. È questo uno dei casi in cui appare chiaramente che il come si dice è spesso più importante del cosa: tutte le parole che qui Pasolini pronuncia quasi biascicando sono senza importanza, non hanno peso specifico, sono già parole morte (così come lo sguardo di lui) che mirano a quel finale “non c’è più niente da fare”.