Chiude Battei a Parma

Come annunciato sulla Gazzetta di Parma, chiude la storica libreria della città. Il proprietario spiega l’evento anche descrivendo «gli Italiani (e usa la prima persona plurale, per farlo) come un popolo di “presuntuosi e poco culturalmente avanzati“. Non abbiamo l’amore per il libro che si ha in altre nazioni europee. Non più, almeno. [...] E di nuovo sottolinea che in Italia “si legge poco, pochissimo”. Sì, perché dei 170 libri che escono ogni giorno, il 95% non venderà nemmeno una copia» (da Finzioni).

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6 risposte a Chiude Battei a Parma
  1. Davide
    gennaio 11, 2012 | 16:15

    Ma il problema è che si comprano pochi libri o che se ne pubblicano fin troppi?
    E poi, nel tempo di internet e degli ebook, è ancora vero che chi non compra libri in libreria è “poco culturalmente avanzato”?
    Comunque avevano pure fatta la legge (Levi) per salvare i librai. Forse ora qualcuno capirà che si è ottenuto l’effetto opposto. O forse il “governo nazionale” dovrebbe occuparsi di libri – come auspicato dal titolare – comprandoli? Ché non c’è altro modo per salvare codeste librerie.

  2. Luigi Pavone
    gennaio 11, 2012 | 17:26

    Le cifre sono strane (non dico false). Se fossero vere (ho proprio il timore che lo siano), avremmo un’industria editoriale bancarottiera incapace di fare il proprio mestiere. Infatti, perché diavolo immettere ogni giorno sul mercato 161,5 titoli che non saranno venduti?

    Il fatto è, però, che l’editoria non è alla bancarotta. E allora la domanda è questa: chi paga per la produzione giornaliera di 95% di titoli non venduti?

  3. Luigi Pavone
    gennaio 12, 2012 | 11:52

    La voce “editoria sostenuta” è quella più idonea al caso italiano, tenendo presente che le istituzioni che finanziano la pubblicazione di titoli sono per lo più, o meglio quasi esclusivamente pubbliche. Io, per conto mio, non riesco a immaginare una sola buona ragione per finanziare la pubblicazione di un libro invendibile.

    ps. Penso che esistano anche forme più dirette di finanziamento all’editoria. Insomma, la tesi che gli italiani comprano pochi libri andrebbe radicalmente rivisitata.

  4. Davide
    gennaio 12, 2012 | 11:57

    Infatti la tesi completa è che gli italiani comprano pochi libri in rapporto a quelli stampati. Da qui a concludere che leggono poco – o peggio che leggono pochi libri e dunque sono ignoranti -, però, ce ne vuole.

  5. Luigi Pavone
    gennaio 12, 2012 | 13:37

    Sì, ma il problema che a me pare di vedere è che gli italiani comprano proprio quelli stampati, attraverso l’editoria sostenuta, che da ultimo è sostenuta dai contribuenti, attraverso tutti gli enti pubblici (come p.es. le università) che pagano per la pubblicazione di titoli.

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