Amor vincit omnia (?)

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Qualcosa sull’amore e dell’amore

1. L’incipit
L’amore vince tutto? Il titolo del dipinto ad olio su tela (realizzato tra il 1602 e il 1603) del Caravaggio, si concede ad alcune riflessioni.

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A primo acchito verrebbe da dire che l’amore è un’illusione per convincere il cuore che amare ed essere amati è una pratica seria. Certamente l’amore è il bisogno più sacro di tutti, più ricercato, più abusato, più comprato. Fromm sintetizza il sentimento dell’amore come una unione che mantiene la propria identità in una unità di coppia, dove non vi è un consumo del sentimento ma una produzione di affetti e intese che coniugano interessi condivisi. Non è sempre così. Spesso il coniuge vive dell’altro in un dispendio di energie emozionali che denotano passività e debolezza. L’amore, invece, è donarsi per manifestare reciprocità e vitalità senza ambiguità ed egoismo. Dare se stessi non vuol dire cedere o sacrificarsi a qualcosa, significa riconoscere nell’altro la propria interiorità che si mostra e si svela in toto nell’abbattimento delle barriere personali e nella cognizione di donarsi nel regno dell’anima.
L’amore quando è nell’attesa del suo esplodere nel cuore è allo stato puro: incontaminato, luminoso, incurabile, attraversato da sospiri e fantasie, cieco, in fioritura, modello incompiuto. La sua manifestazione e approccio con la realtà distillano molte volte un veleno astratto per le vene del cuore, tanto da minarne la funzionalità affettiva con il conseguente approdo alle lacrime inconsolabili. Sì, perché non tutto ciò che fiorisce nel cuore si realizza con successo: fattori molteplici inibiscono la fioritura dell’amore, quando ad ogni costo si tenta di imporre la propria centralità dell’amore, costruendo esattezze che non si reggono su nulla, concependo sotterfugi in margine alle fibrillazioni di un inganno.
L’amore è così pieno di formule mutevoli da esser lui solo fantasia suprema (W. Shakespeare).
Riempire il cuore è l’eterna ossessione dell’uomo, che non cede alle difficoltà seppure in uno stato di spaesamento, di smarrimento, d’incertezza. Il cuore origine di ogni supplizio. Poiché l’amore non vince su tutto, anzi tutto vince l’amore: è la legge della coscienza dell’infelicità. Tutti gli esseri sono infelici; ma quanti lo sanno? La coscienza dell’infelicità è una malattia troppo grave per figurare in un’aritmetica delle agonie o nei registri dell’Incurabile.1

2. L’amore è una malattia
L’amore è una malattia troppo grave che dà infelicità ogni qualvolta si svela come un miracolo irrealizzato che inghiotte frustrazioni, assenze e delusioni in un universo che ha perso lo stato di grazia. E sotto il pungolo del dolore, la carne si risveglia; materia lucida e lirica, essa canta la propria dissoluzione.2 L’amore sconfitto è carne che si risveglia dallo stato soporifero dell’innamoramento; indifeso, è sopraffatto dalla sconvenienza di un’esistenza che ha posto limiti alla sua libertà di dare e ricevere amore. L’amore beffato repulsa tutto ciò che è poi accomodamento al sentimento violato, profanato, tradito e decimato; muore in un tramonto di sole rabbioso. L’amore assoggettato al conformismo non è forza che produce amore;3 è premura di aggiudicazione dei buoni intendimenti di un cuore predisposto all’intesa dell’unione. L’amore, nella sua pienezza concettuale del sentimento, implica essenzialmente fede e attività di cuore che non disdegna la bontà e la conoscenza reciproca, e ancora, infinita pazienza. Non è un oggetto da comprare al mercato delle voluttà, o alle aste delle vendite dei cuori infranti.

L’amore è un tema ricorrente non solo nella storia della filosofia, ma anche nell’ambito di speculazioni teologiche e teorizzazioni psicologiche, nonché sociologiche.

Questa breve trattazione sull’amore risulta incompleta, selettiva per taluni aspetti, disinvolta per altri aspetti. Lo scopo è quello di parlarne e di mettere in luce qualcosa sull’amore, senza la pretesa di fornire assunti o spiegazioni esaustive. Lo spirito con cui si è voluto entrare nel sentimento dell’amore è quello di offrire qualche riflessione.

3. L’amore nell’opera di Ovidio
Omnia vincit amor et nos cedamus amori (L’amore vince tutto, anche noi cediamo all’amore) è una frase di Publio Virgilio Marone,4 scritta intorno al 38 a.C. Questo titolo, come si è già accennato all’inizio, è stato dato dal Caravaggio ad un dipinto che rappresenta la vittoria dell’amore sulle arti, riconoscibili quest’ultime nei libri e negli strumenti musicali ai piedi del fanciullo dalla faccia scafata e strafottente. Ciò che più colpisce della raffigurazione del fanciullo è il suo sorriso indefinibile, impenetrabile, ad intendere una conseguenza di peccato e di piacere, di trasgressione e di seduzione, ma anche una misura dell’amore sulle illusioni da essa provocate. È dolce negazione di pregiudizi, affermativo di vanità. È concreto, nel senso che non dà dubbi sul da farsi, anzi è invitante fin troppo. Esprime il concentrato dell’armonia interiore che magnifica l’anima tramite la religione dell’amore.

Indubbiamente il sorriso del fanciullo (nella mitologia classica, Eros per i Greci, Cupido per i Latini) manifesta apertura di cuore nei confronti di un’altra persona, non in una forma convenzionale di approccio, ma con un coinvolgimento che non necessita di parole aggiuntive, poiché è codificato nella sfera dell’emotività sentimentale per ottenere appagamento in una condizione relazionale non priva di ambiguità. Come a dire: ti voglio, sei mio, ti possiedo, non puoi resistermi, vinco io.

Il sorriso è anche vittoria sulle lacrime, trionfo della felicità, affermazione del sentimento dell’amore, condivisione di piacere, incipit di una storia che deve iniziare. L’amore senza l’arte di amare cos’è? Ovidio nell’Arte di amare (1 a.C.), grazie all’eleganza dei suoi versi, consiglia:

Se c’è tra voi chi non conosca ancora
l’arte d’amare, legga il mio poema
e fatto esperto colga nuovi amori5

La sua opera fu causa della sua rovina. Augusto ritenne il libro immorale, e condannò Ovidio all’esilio a Tomi. Ma l’opera era davvero immorale? Essa è divisa in tre libri. Il Primo insegna agli uomini come cercare, dove trovare, come conquistare la donna.

Finché ti sarà lecito e dovunque
potrai libero andare a briglie sciolte,
scegli la donna cui tu possa dire:
«A me piaci tu sola!». Ella ai tuoi piedi
non ti verrà a cader come dal cielo;
dovrai cercarla tu, con i tuoi occhi.6

Il Libro Secondo insegna come mantenere a lungo l’amore.

Mantener la conquista non val meno
che averla colta: questa è a volte un caso,
il mantenerla è frutto d’arte fina.
Se mai m’avete favorito un tempo,
scendete a me propizi, o Citerea [Venere]7

Il Libro Terzo è dedicato alle donne libere, e insegna tutte le malizie per conquistare l’uomo.

Ciò che ci avvince è semplice eleganza.
Tenga la donna in ordine i capelli:
sono le mani a dare la bellezza,
sono le mani a toglierla. In più modi
si possono adornare: tra le fogge,
scelga quella più adatta, e per consiglio
si rivolga allo specchio: un viso lungo
vuole soltanto la scriminatura
sul fronte sgombra, priva d’ornamenti;
così si pettinava Laodamia.8

È evidente come il poema di Ovidio è un manuale pratico sull’arte della conquista amorosa, e del suo mantenimento a lungo nel tempo del rapporto di coppia. Semplice, vero? Ma davvero l’amore vince tutto? Quanti guai genera? Molti! Il più grande, forse, di tutti, l’amore di Paride per Elena, che costò la vita a molti achei e troiani, nonché la distruzione di Troia.

4. I guai dell’amore
Sbirciando fra le biografie dei filosofi teorici dell’amore, si scopre che Pico della Mirandola rapì l’amante, causando una quindicina di morti; per non finire in carcere intervenne Lorenzo de’ Medici. Jean-Jacques Rousseau si diede molto da fare a Venezia, e per non correre rischi di essere infettato comprò una bambina di undici o dodici anni, con cui però pare che non avesse consumato. Nietzsche sapeva creare il superuomo, decretare la morte di Dio, ma con l’amore ebbe un rapporto travagliato e inquieto. Gli piacevano le donne belle, alte e bionde, ma da esse veniva contraccambiato con resistenze e deludenti storie d’amore. Lou Salomè segnerà la sua vita tanto da rimanerne profondamente scosso, al punto di languire per mesi in uno stato di depressione con intervalli di euforia. E che di dire di Sant’Agostino che prima della conversione la seppe lunga sull’arte di sciupare le donne?

Neanche per i poeti gli affari di cuore hanno poi sortito l’effetto desiderato. Oscar Wilde fu condannato a due anni di reclusione per il suo amore nei confronti del giovane Alfred Douglas.
L’amore vince tutto? Continuiamo. Pier Paolo Pasolini fu condannato nel 1949 per corruzione omosessuale. Il sommo poeta Dante Alighieri s’innamorò di Beatrice, pur avendola vista una sola volta e senza mai parlarle. Fu per lui l’angelo della conversione spirituale, vero modello d’amore: portatrice di beatitudine. George Gordon Byron intrattenne relazioni con donne sposate e forse anche con la sorellastra Augusta. Gabriele D’annunzio soggiogò con il suo fascino le donne. Ma passato il fuoco iniziale lasciò in loro una profonda lacerazione, un dolore intenso. La relazione con Maria Gravina gli costò una condanna a cinque mesi di reclusione per adulterio dopo la denuncia del marito di lei. Dal rapporto nacque una figlia, Renata, e un altro figlio. Una storia d’amore soffocante per la gelosia di lei, convulsa, non senza inganni e tradimenti.

Gli scrittori? Edmondo De Amicis, autore del romanzo Cuore, uno dei testi più popolari della letteratura italiana per ragazzi, ebbe continui screzi con la moglie Teresa Boassi, vittima di continui tradimenti di lui, tanto da provocare nel 1898 il suicidio del figlio maggiore ventiduenne Furio, disperato a causa dell’inferno familiare di cui era suo malgrado partecipe. La moglie lo apostrofò, nel libro9 scritto per vendicarsi di lui, una vera canaglia, un tipaccio. Altro che cuore! Alexander Dumas ebbe un carattere vitale, simpatico ma anche volubile e bugiardo. Gli studiosi biografi gli attribuiscono ben ventisette amanti, due figli legittimi e quattro illegittimi.

5. Cos’è l’amore?
Appare evidente come l’amore sia insito oltre che in un contesto sentimentale anche in un altro significato dalla realtà. Contesti comunque uniti da una trama di rimandi ad altri eventi, di cui non si può non tenere conto. L’amore è un cerchio magico che esclude gli altri, almeno nella prima fase tipica dell’innamoramento. Poi succede qualcosa d’impensato: subentra un altro cerchio che si sovrappone parzialmente sull’altro creando una zona d’ombra, l’uno combatte l’altro per il ripristino della superficie usurpata dall’altro. Una guerra che comporterà un vincitore e un vinto. Sì, vero, uno di essi vincerà sull’altro, che sopraffatto scomparirà dalla zona di competenza dell’altro. Ed è proprio questo che accade nella realtà dell’amore: il sentimento puro iniziale in un determinato segmento temporale dell’amore stesso potrebbe sconfessare quell’amore ottenuto con il sorriso seducente.

Vi è da rilevare che l’identità della donna non è autonoma, è influenzata dall’esterno, ossia è pensata dall’uomo, divenendo l’Altra nella sofferenza dell’esclusione in una condizione di subordinazione che sancisce la vittoria dell’uomo sulla donna. Quando però subentra il rifiuto dell’omologazione della donna al pensiero maschile, la storia d’amore subisce determinati cortocircuiti sentimentali che ne determinano la fine. Il corpo della donna è segno di appetiti senza fine, per questo l’idea di supremazia dell’uomo è quella di allontanarla da qualsiasi aspirazione, segregarla, sottometterla.

L’amore è fin troppo abusato in maniera nevrotica, ossessiva, come prassi erotica svuotata di senso, poiché è come se non ci fossero le parole per manifestarlo, né i concetti per pensarlo, né gli strumenti per viverlo, né la capacità di celebrarlo nella pienezza della sua sacralità. Tant’è che nella quotidianità del parlare si dice l’amore si fa, ho fatto l’amore; modismi rappresentativi dell’ottica imperante del consumismo fine a se stesso che sfocia nella concettualità estrema dell’impoverimento soggettivistico dell’amore, che non muove più la vita, quella vita nuova che l’incipit dell’amore produce.
Remo Bodei (nel corso della lezione magistrale “Attrazioni fatali” tenuta a Modena il 13 settembre 2013)10 ha spiegato che «la bellezza dell’amore consiste nell’accettare il grandissimo rischio che esso comporta, affidandosi totalmente all’altro, smettendo di pensare sempre, come dice Machiavelli, a difendersi dalla malizia altrui. […] Nell’epoca moderna la maggior parte dei rapporti interpersonali che viviamo sono improntati alla tiepidezza e nell’accelerata trasformazione della società in cui viviamo si avverte un’incompetenza affettiva in cui si accentuano le patologie dell’amore, quali il senso del possesso e il perverso accanimento verso la persona con cui si è concluso il rapporto. Il bello dell’amore è che esso è allo stesso tempo conflitto e novità, è la strada non spianata, è l’inatteso che porta con sé il piacere dell’avventura, da un lato, e il dolore che si prova dal distacco dei legami precedenti, dall’altro; un conflitto insolubile che fa parte dell’essere umano».

6. Gli equilibri dell’amore
Per fare in modo di preservare il rapporto amoroso dalla noia e dalla monotonia serve un impegno costante di attenzione e di assicurazione – non solo nell’intimità – ma soprattutto nelle cose piccole e grandi che caratterizzano il tempo dell’amore. L’amore è vaghezza, e come tale per durare deve rimanere in bilico, in oscillazione, senza un punto fermo che ne decreti la stabilità e la misurabilità. L’uomo e la donna erano inizialmente androgini, uomini e donne insieme (così come ce lo racconta Aristofane nel Simposio di Platone) che furono tagliati in due da Zeus. Da quel momento le due metà si cercano per raggiungere il completamento l’uno nell’altra. Ed è nell’innamoramento che si percepisce l’idea dell’imperfezione corporea e sentimentale che non è – appunto – un intero ma una parte da conquistare o meglio da attraversare in oscillazione di felicità e di dolore, di ricerca, di separazione a dimostrazione della natura mobile dell’amore.

7. Disorientamenti del concetto d’essere nella società moderna
L’uomo moderno ha perso la propria identità, dissociato da se stesso lo è anche dai suoi simili, è un oggetto, cerca un branco per proteggersi, basa le sue aspirazioni sulla sicurezza del guadagno, non diverge nel pensiero collettivo, è un automa che cerca la felicità nel divertimento senza porsi alcuno scrupolo o regola morale. Divertimento inteso come consumo ossessivo di sesso, immagini e video porno, chat erotiche, incontri casuali, tradimenti, avventure amorose, ma anche sigarette, cibo, film, giochi d’azzardo. È un’ anomalia che tenta di superare ogni disagio familiare e sociale mediante la routine dei divertimenti, della consumazione passiva di tutto ciò che gli viene offerto dall’industria del divertimento. Il carattere dell’uomo è stato modellato e congegnato affinché sia sempre propenso al consumo, alienando il bisogno di comunicazione e di reciprocità d’intenti con gli altri. L’amore in un contesto del genere è opzione di un divertimento, è un prodotto che si può comodamente acquistare sui banchi del supermercato, per strada, da internet. Non vi è alcun bisogno di praticare un esercizio di conoscenza e approfondimento per ottenerlo, si può fare con un click, procurando isolamento e delusione, senso di smarrimento, poiché è assente l’interesse attivo per l’amore e la crescita di una unione che nel tempo darebbe maturità e consolidamento al sentimento stesso dell’amore.

8. Logica del dono
L’affermazione della propria vita è determinata dalla propria capacità di amare, ponendo ogni attenzione nella cura del sentimento. Il filosofo Alessandro Franceschini nel suo libro Oltre la crisi della relazione affettiva11 analizza l’odierna crisi delle relazioni interpersonali, individuandola nell’incapacità dell’uomo contemporaneo di parlare in modo adeguato dell’amore e dell’erotismo. Evidenzia tra l’altro la banalità della dichiarazione d’amore che si concretizza con Ti amo, di cui – invero – si pronuncia un nonsenso, atteso che non se ne conosce il vero concetto e di conseguenza è come se non si dicesse nulla. Insomma, si potrà modificare la situazione attuale della realtà dell’amore solo nella misura in cui ci sarà un cambio di logica nel modo di pensare e di comportarsi, ponendo come presupposto la logica del dono, che dovrebbe sostituire la logica della gratuità dell’avere. Soltanto in questa prospettiva di ripensamento del concetto di amore e delle conseguenziali buone aspettative sentimentali che si potrebbero ottenere, i mali della relazione affettiva potrebbero essere riformati e curati nell’interpretazione dell’amore nell’ottica del dono. L’integrazione dell’uomo nella pienezza della sua poliedricità scongiurerebbe il rischio di una relazione affettiva a una sola dimensione. Il dare nella logica del dono non è cedimento, ma la massima espressione di potenza e libertà dell’uomo, che sente e prova la forza su se stesso e sulla realtà.

9. L’amore del fanciullo divinità: disequilibri di un sentimento
Il fanciullo in tenera età raffigura la vittoria dell’amore sulle arti, con le gambe divaricate a significare compiaciuta licenziosità. L’arco è un’arma le cui frecce scagliate feriscono il petto, o meglio, il cuore. E già questo esercizio denota come l’amore implica dolore e sofferenza a causa del dispetto di un fanciullo ben disposto a servirsi del suo potere per infiammare il cuore. Un amore che appare privo di pudore, immediato, scandaloso, senza alcuno scrupolo. Il fanciullo colpisce e sorride. Soddisfatto del suo agire capriccioso fa intendere che vuole piacere ad ogni costo. Vince tutto, ma l’amore prende una brutta piega: il fanciullo è inesperto, deve ancora maturare in lui il sentimento dell’amore, le fattezze sono quelle di una simpatica canaglia che fa cadere la vittima prescelta nell’abbandono. Il dio fanciullo ha il diritto di procurarsi amore sconvolgendo la fanciullezza stessa che gli appartiene. Lo scopo è quello di imporre prepotentemente amore nel sogno bello di un contesto sentimentale univoco che non sempre procura gioia. Amore come dominio, appartenenza, possesso, conquista, luogo della carne per il piacere, altare dell’erotismo, sono queste le deduzioni che emergono se si naviga nel mare magnum dell’amore.

L’amore secondo i greci era ispirato dalla divinità. L’ispirazione però non sempre era foriera di felicità, a volte la divinità infliggeva l’erotismo ossessivo come punizione. Questo spiega come i greci erano consapevoli del fatto che le relazioni intime hanno una infinità di fini.
Nelle asserzioni e citazioni dei latini e dei greci si riscontra lo stereotipo della donna oggetto, una per tutte: Due sono i giorni bellissimi che dà la donna: quando la si sposa e quando la si porta al cimitero.12
Dalla letteratura antica il matrimonio di Ulisse e Penelope può essere preso a modello di fedeltà che dura nel tempo, stante la maturazione del sentimento conseguita con la saggezza e la prudenza di Penelope. Oggi sarebbe improbabile e impensabile che uno dei due coniugi aspettasse il ritorno dell’altro. Molti sono invece i matrimoni che falliscono per futili motivi, rompendo l’armonia domestica; alcuni sopravvivono a caro prezzo, imponendo un compromesso a uno o a entrambi i partner.
Il dato incontrovertibile è che spiegare cosa sia l’amore non è possibile. Non esiste un trattato per formare veri amanti. Ognuno deve affrontare l’amore con mezzi propri e adeguati. L’amore è un sogno che ogni tanto ci permette di dare uno sguardo fuggevole, proprio per non permettere l’esatta definizione del sentimento. Non si può ricondurre ad argomenti logici, né inventati, né si può dare come argomento scontato così come succede per tanti altri. L’amore riguarda anche il significato della vita e dell’esistenza. L’unica cosa che si può fare è continuare a porre la lente d’ingrandimento sul grande sentimento dell’amore non per comprenderne il funzionamento, ma con l’intento di continuare a credere che esiste per davvero, che non rappresenta un problema, che non è impossibile. E forse potrebbe vincere tutto, almeno nelle situazioni in cui l’uomo e la donna negano a se stessi la possibilità di veicolare e vincolare l’amore alle proprie esigenze passionali per affamarlo d’istinti e di godimenti erotici. L’amore non è uno sfogo per urgenze compulsive corporee che si esprime attraverso delusioni esistenziali sotto il segno di Eros, è una storia da scrivere, di cui si conoscono i dettagli e i contenuti per una trama in continua evoluzione, capace di determinare un equilibrio degli intenti e delle aspettative personali, affinché non accada che ciò che era grande all’inizio diventi successivamente poco più di niente.