14. «Nietzsche»

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RADIOLAB – Il dormiglione
Stagione invernale. Puntata 14 – 28 gennaio 2013

La quattordicesima puntata della stagione invernale. In studio: Tony Falbo e Donatella Fiore, in compagnia dei «Fastidiatori». Ospite: Giovanni Polimeni, “terza colonna” di Sitosophia.

In occasione del “giorno della memoria”, si parla di Nietzsche. Breve cenno a Bastardi a cena di Marco Tringali e Salvo Giorgio (Teatro degli Specchi) e via subito alla “questione ebraica”. Si cerca di parlare del rapporto tra Nietzsche e la “questione della razza” toccando brevemente solo tre aspetti, ognuno di essi supportato da qualche citazione dei testi di Nietzsche. Si suggerisce il testo antologico a cura di Vivarelli, Nietzsche e gli ebrei, Giuntina 2011. Si fa riferimento alla edizione Adelphi dei testi nietzscheani.

I. Il “tipo” ebreo. Citazione da L’anticristo (scritto nel 1888, pubblicato nel 1894), af. 24:

(…) Gli ebrei sono il popolo più singolare della storia universale, dato che (…) plasmarono, a partire da se stessi, un’idea che era l’opposto delle condizioni naturali, – hanno distorto l’uno dopo l’altro, in maniera insanabile, la religione, il culto, la morale, la storia, la psicologia, ponendoli in contrasto con i loro valori naturali. (…) Proprio per questa ragione gli ebrei sono il popolo più infausto della storia universale: con la loro duratura influenza hanno reso talmente falsa l’umanità che ancora oggi il cristiano può nutrire sentimenti antiebraici senza percepire se stesso come l’ultima conseguenza dell’ebraismo.
Nella mia «Genealogia della morale» ho presentato per la prima volta dal punto di vista psicologico le idee contrapposte di una morale aristocratica e di una morale del ressentiment, quest’ultima derivata dal no nei confronti della prima: ma per l’appunto questa è la morale ebraico-cristiana. (…) Gli ebrei sono l’esatto contrario di tutti i décadents (…). La décadence è solo un mezzo per quel tipo di uomo che nell’ebraismo e nel cristianesimo brama il potere, un tipo sacerdotale: è interesse vitale di questo tipo d’uomo rendere l’umanità malata, distorcendo i concetti di «buono» e «cattivo», di «vero» e «falso» in un senso pericoloso per la vita e infamante per il mondo.

II. Contro l’antisemitismo. Citazione dai Frammenti postumi 1884, 25[248] (traduzione di Giovanni Polimeni):

“Deutschland, Deutschland über Alles” – è forse il motto più stupido che si sia mai potuto dare. Perché proprio la Germania – mi chiedo: essa non vuole, non difende, non rappresenta qualcosa che abbia più valore rispetto a ciò che qualsiasi altra potenza precedente ha rappresentato! Solo un altro Stato più grande, una sciocchezza in più nel mondo.

Citazione dai Frammenti postumi 1885-1887, 7[67]:

(…) Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti. Come ringraziamento gli ho spedito per lettera un bel calcio. E questa gentaglia ha il coraggio di mettersi in bocca il nome di Zarathustra! Schifo! Schifo! Schifo!

Citazione dai Frammenti postumi 1885-1887, 21[7]: «(…) Un antisemita è un ebreo invidioso, vale a dire il più stupido tra di loro». Citazione da Ecce Homo, «Perché sono così saggio», par. 3: «(…) la più profonda obiezione contro l’«eterno ritorno», il mio pensiero propriamente abissale, è sempre mia madre e mia sorella».
Si inserisce qui la complessa questione della «salvezza», prendendo spunto dal classico di Léon Bloy, Dagli Ebrei la salvezza. «Qui un cristiano prende le difese degli ebrei, come fossero parenti poveri», scrisse l’ebreo Kafka di questo libro in una lettera. Guido Ceronetti commenta così il testo (edizione Adelphi): «Ma no, la salvezza non viene dagli ebrei, o ci sarebbe qualcosa che non tiene nella perdizione dell’uomo! Gli ebrei, tutt’al più, bisogna salvarli: bisognerà sempre salvarli, non permettere che li si graffi, perché importano all’insieme del genere umano, perché c’è tenebra dove scompaiono, perché senza radici ebraiche muore l’albero della vita: ma questa è profilassi, angoscia per un respiro che sia fatto estinguere, che una coalizione di forze uscite dal cuore della tenebra cercò di soffocare per sempre durante un lungo decennio di questo secolo di macellai…» (Ceronetti scrive nel 1993). Si fa riferimento, a proposito della “astrazione”, a: G. Raciti, “Ex nuce salus”, commento all’Æsthetica in nuce di Hamann, Guida Editore 2003.

III. Il modello greco. Citazione da La filosofia nell’epoca tragica dei Greci (1873), par. 1:

Nulla è più stolto che l’attribuire ai Greci una cultura autoctona: essi, piuttosto, hanno assorbito ogni cultura che fosse viva presso altri popoli; essi sono giunti così lontano proprio perché hanno saputo scagliare oltre la lancia, raccogliendola là dove un altro popolo l’aveva abbandonata. (…) Le questioni sui primordi della filosofia sono del tutto indifferenti, poiché ovunque inizio significa rozzezza, mancanza di forma, vuoto e bruttezza, e poiché in ogni campo hanno importanza solo gli stadi superiori. (…) La via che ricerca i primordi conduce sempre verso la barbarie, e chi si occupa dei Greci dovrà sempre tener presente che in ogni tempo l’incontrollato impulso conoscitivo, come tale, imbarbarisce allo stesso modo dell’odio per il sapere (…).

Citazione dai Frammenti postumi 1885-1887, 1[153]: «(…) Dove le razze sono mescolate, è la fonte di una grande cultura». In riferimento a tale questione, si cita il volume di Alberto Burgio, Nonostante Auschwitz, DeriveApprodi 2010.

La citazione finale è tolta da Nietzsche, Sull’utilità e il danno della storia per la vita, par. I e «Prefazione»: «Un fenomeno storico, conosciuto in modo puro e completo e ridotto a fenomeno di conoscenza, è, per colui che lo ha conosciuto, morto». «Solo in quanto la storia serve la vita, vogliamo servire la storia».