Linguaggio, mondo e scienza. Per una rilettura del primo Wittgenstein

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Tesi di dottorato di Marco Trainito: Linguaggio, mondo e scienza. Per una rilettura del primo Wittgenstein.

Dall’introduzione:

Il presente lavoro consiste nel complesso in una proposta di analisi del tormentoso e articolato problema del nesso tra linguaggio e realtà nelle prime due fasi del pensiero di Wittgenstein (diciamo dai Quaderni 1914-1916 alla Grammatica filosofica), condotta prevalentemente alla luce di quegli aspetti dell’epistemologia e della metafisica di Popper relativi alla stessa famiglia di questioni filosofiche. Il nucleo teorico di fondo è costituito da un tentativo di rilettura del Tractatus logico-philosophicus in una chiave decisamente panlinguistica che da un lato elimina, o perlomeno ridimensiona fortemente, la troppo ingenua metafisica parallelistica emergente dalla consueta lettura in termini di isomorfismo tra ordine noetico-linguistico e ordine ontologico, e dall’altro porta alle estreme conseguenze l’idea (tipica del Tractatus ma sempre ribadita da Wittgenstein nei testi successivi) della perfetta sovrapponibilità tra limiti del linguaggio e limiti del mondo. Come si cercherà di mostrare sulla base di un confronto con un ‘frammento ontologico’ di Popper (risalente al 1932), e in riferimento anche al fisicalismo di Neurath e alle nozioni di “linguaggio come mezzo universale” (Hintikka-Hintikka) e di “realismo interno” (Putnam), quest’idea sarebbe già di per sé in grado di condurre alla relatività ontologica dei giochi linguistici, cui il cosiddetto ‘secondo’ Wittgenstein perverrà ugualmente, anche se sulla base di un diverso approccio metodologico e gnoseologico ai fenomeni linguistici.